Daniel Sheehan: “La UFO disclosure è reale, sta succedendo”
Pubblicato il 1 Ottobre 2026
Pubblicato il 1 Ottobre 2026
Daniel Sheehan: "La UFO disclosure è reale, sta succedendo"
Rapprersentazione artistica a puro scopo illustrativo di un veicolo extraterrestre recuperato in fase di retroingegnerizzazione, cioè in fase di studio approfondito per capirne i principi e le tecnologie di funzionamento.

Il noto avvocato e attivista per la “UFO Disclosure” parla di Congresso americano, programmi segreti, presunti recuperi di velivoli, AARO, MJ-12 e del futuro della divulgazione sugli UFO/UAP.

«La Disclosure è reale. Sta succedendo».

È con queste parole che Daniel Sheehan apre una lunga e intensa conversazione dedicata a uno dei temi più controversi degli ultimi anni: la divulgazione delle informazioni sugli UFO e sugli UAP.

L’intervista, condotta da Jaime Maussan con l’avv. Daniel Sheehan, è stata registrata nel mese di marzo e successivamente rieditata in lingua italiana. 

Nel corso dell’intervista, Sheehan descrive un’attività che, secondo la sua ricostruzione, si starebbe sviluppando soprattutto dietro le quinte di Washington, coinvolgendo esponenti del Congresso, programmi governativi classificati, documenti riservati e persone che avrebbero avuto accesso diretto a informazioni sui presunti UAP, i “Fenomeni Anomali Non Identificati”.

Al centro del suo racconto compaiono nomi, programmi e vicende che, nella sua ricostruzione, sarebbero collegati a un più ampio processo di Disclosure: dal deputato Eric Burleson ad Anna Paulina Luna, dal “programma Legacy” ad AARO, fino alle affermazioni sui presunti recuperi di velivoli e sul misterioso gruppo denominato MJ-12.

La conversazione tocca inoltre il tema delle armi nucleari, degli avvistamenti nei pressi delle installazioni militari e della necessità, secondo Sheehan, di passare da una logica di confronto a una forma di rapporto diplomatico con eventuali intelligenze non terrestri.

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L’avv. Daniel Sheehan fotografato durante l’audizione organizzata da uno dei comitati del Congresso degli Stati Uniti, nel pieno del confronto sulla trasparenza e sulla Disclosure degli UAP. Washington, 9 settembre 2025.

«La Disclosure è reale. Sta succedendo»

La prima parte dell’intervista è dedicata proprio alla domanda fondamentale: cosa sta accadendo oggi sul fronte della Disclosure?

Sheehan sostiene che esista un movimento concreto all’interno del Congresso degli Stati Uniti e che una parte dell’attività più importante non sia necessariamente visibile al grande pubblico.

Secondo la sua ricostruzione, un ruolo centrale sarebbe ricoperto dal deputato Eric Burleson, insieme ad altri esponenti politici interessati a ottenere l’apertura degli archivi relativi agli UFO/UAP.

«Sta succedendo dietro le quinte», afferma Sheehan, indicando Burleson come una delle figure impegnate maggiormente sul fronte della divulgazione.

Nel suo racconto compare anche la deputata Anna Paulina Luna, che Sheehan colloca all’interno di questo movimento parlamentare.

L’obiettivo, secondo l’intervistato, sarebbe quello di arrivare a un intervento legislativo capace di obbligare l’amministrazione a rendere pubbliche determinate informazioni attualmente classificate.

Sheehan parla infatti della preparazione di uno specifico provvedimento legislativo e dell’attività del New Paradigm Institute, nome traducibile come “Istituto Nuovo Paradigma, organizzazione attraverso la quale sostiene di lavorare alla diffusione delle informazioni e alla mobilitazione dell’opinione pubblica.

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La facciata ovest del Campidoglio degli Stati Uniti

Il Congresso e il tentativo di ottenere la divulgazione dei documenti

Il tema dell’attività parlamentare torna più volte nel corso della conversazione e rappresenta uno dei punti centrali della ricostruzione di Sheehan.

L’avvocato descrive un’attività legislativa finalizzata a ottenere la pubblicazione di documenti e informazioni sugli UAP. Nella sua ricostruzione, il processo dovrebbe passare attraverso una legge capace di superare la resistenza delle strutture governative che custodirebbero materiale classificato, super segreto.

«Abbiamo bisogno di una legge», spiega Sheehan, riferendosi alla necessità di creare uno strumento giuridico che obblighi l’esecutivo a intervenire sulla questione.

Nel corso dell’intervista viene citato anche un progetto di circa 58 pagine che, secondo Sheehan, costituirebbe una delle basi dell’attività legislativa sulla Disclosure.

L’avvocato parla inoltre di un percorso destinato, secondo la sua previsione, a svilupparsi nel corso dei prossimi anni e di un gruppo ristretto di circa dodici persone impegnate su questo fronte, con una presenza significativa di esponenti repubblicani e dell’area del Freedom Caucus.

Nella sua prospettiva, la questione UFO sarebbe ormai entrata a pieno titolo nel dibattito istituzionale.

Il “programma Legacy” e le affermazioni sulle capacità psichiche

Tra gli elementi più sorprendenti raccontati da Sheehan c’è quello relativo a un presunto programma denominato “Legacy” (Eredità).

Secondo la sua ricostruzione, all’interno di questo programma sarebbero state studiate persone dotate di particolari capacità psichiche, con particolare attenzione anche a bambini appartenenti a famiglie di militari.

L’obiettivo, sempre secondo Sheehan, sarebbe stato quello di verificare la possibilità di utilizzare capacità extrasensoriali per interagire con sistemi tecnologici o con presunti velivoli non terrestri.

L’intervistato collega questo aspetto alla possibilità di una forma di “pilotaggio telepatico” dei velivoli.

Nel racconto emergono inoltre affermazioni estremamente forti riguardanti presunti esperimenti, testimonianze di abusi e persone che sarebbero state coinvolte in programmi classificati. Sheehan collega questi elementi anche alla questione dei presunti recuperi di velivoli e alla presenza, all’interno di alcuni di essi, di materiale biologico e tessuti che sarebbero stati analizzati dalle strutture militari.

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Un rendering grafico che rappresenta una sala di controllo e monitoraggio ad alta tecnologia, simile ai centri di comando utilizzati per supervisionare operazioni classificate e tracciare anomalie.

«Hanno i velivoli, ma non sanno come pilotarli»

Un altro passaggio particolarmente significativo riguarda la presunta difficoltà delle strutture militari americane nel comprendere la tecnologia dei velivoli recuperati.

Sheehan sostiene che gli Stati Uniti sarebbero entrati in possesso di alcuni di questi mezzi, ma che la loro tecnologia sarebbe rimasta in larga parte incomprensibile.

Secondo il suo racconto, il problema non sarebbe quindi soltanto quello di recuperare un oggetto, ma soprattutto quello di comprenderne il funzionamento.

La questione della tecnologia viene collegata anche alle presunte capacità dei velivoli di interagire con i campi elettromagnetici.

Sheehan afferma inoltre che alcuni UAP sarebbero stati coinvolti in incidenti nei quali sistemi elettromagnetici avrebbero provocato conseguenze su mezzi militari e persino su velivoli commerciali.

Nella sua ricostruzione, investigatori professionisti avrebbero raccolto informazioni su questi episodi e alcuni membri del Congresso sarebbero stati messi a conoscenza delle testimonianze.

Il piano di sette anni per una “UFO Disclosure” controllata

Nel corso dell’intervista emerge poi un altro elemento: l’idea che la Disclosure possa seguire un percorso graduale.

Sheehan parla di un piano di circa sette anni, nel quale la divulgazione delle informazioni dovrebbe avvenire progressivamente.

La sua descrizione richiama quindi una forma di “Disclosure controllata”, nella quale determinate informazioni verrebbero rese pubbliche seguendo una precisa sequenza.

Secondo Sheehan, all’interno di questo percorso vi sarebbero persone che da anni lavorano per portare la questione all’interno delle istituzioni. Il tema viene così inserito in una prospettiva più ampia: non una singola rivelazione, ma un processo destinato, secondo la sua ricostruzione, a svilupparsi gradualmente nel tempo.

Epstein e UFO: due percorsi che, secondo Sheehan, potrebbero intrecciarsi

Una parte dell’intervista affronta anche “il caso Jeffrey Epstein” e il suo possibile collegamento con la questione della Disclosure.

Sheehan sostiene che l’apertura degli archivi relativi a Epstein potrebbe avere conseguenze anche sul dibattito riguardante gli UAP.

Nel suo racconto, alcune delle persone coinvolte nelle vicende Epstein avrebbero avuto contatti o conoscenze riconducibili agli ambienti interessati ai programmi classificati.

Il tema viene inserito all’interno di un quadro più ampio nel quale, secondo Sheehan, esisterebbero collegamenti tra politica, apparati governativi, intelligence e informazioni sugli UAP.

La sua previsione è che la pubblicazione di determinati documenti possa contribuire ad accelerare il processo di Disclosure.

AARO e le accuse di Sheehan sui programmi di recupero

Un altro capitolo importante riguarda l’All-domain Anomaly Resolution Office, ovvero Ufficio per la Risoluzione delle Anomalie in Tutti i Domini, conosciuto con l’acronimo AARO.

Sheehan cita l’ex direttore Sean Kirkpatrick e sostiene che l’ufficio avrebbe fornito una rappresentazione incompleta o non veritiera dell’esistenza di programmi legati al recupero di velivoli.

Secondo la sua ricostruzione, AARO avrebbe negato l’esistenza di determinati programmi mentre, parallelamente, altre informazioni sarebbero emerse attraverso testimonianze e attività parlamentari.

Il tema del recupero dei presunti velivoli è uno dei fili conduttori dell’intera intervista: secondo Sheehan, esisterebbero programmi riservati che si occuperebbero non soltanto del recupero degli oggetti, ma anche della loro analisi e del tentativo di riprodurne le tecnologie (i famosi tentativi di “retroingegneria”).

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Lo stemma dell’AARO di fronte al Pentagono

MJ-12 e il presunto gruppo di controllo

La conversazione entra quindi in uno degli argomenti più discussi nella storia della ricerca UFO: MJ-12 ( Nome in codice di una presunta commissione segreta che sarebbe stata creata nel 1947 dal presidente statunitense Harry S. Truman per gestire il contatto con la tecnologia e gli esseri extraterrestri dopo il caso Roswell ). 

Sheehan richiama l’esistenza di un gruppo segreto che, nella sua ricostruzione, avrebbe avuto il compito di gestire le informazioni relative ai fenomeni UFO e ai presunti recuperi.

Nel corso dell’intervista vengono citati personaggi appartenenti ai vertici dell’apparato militare e dell’intelligence statunitense, tra cui Bobby Ray Inman e Dick Cheney.

Secondo Sheehan, il controllo delle informazioni sugli UFO sarebbe passato nel tempo attraverso strutture ristrette e altamente compartimentate, al di fuori dei normali canali istituzionali. Il tema viene così presentato come parte di una storia più ampia, nella quale la questione della segretezza avrebbe accompagnato per decenni il fenomeno UFO.

Eric Burlison e la visita alla Patuxent Naval Air Station

Tra gli episodi raccontati da Sheehan c’è anche una visita che Eric Burlison avrebbe effettuato presso la Patuxent Naval Air Station, Base aerea della Marina degli Stati Uniti situata nella contea di St. Mary’s, nel Maryland.

Secondo la ricostruzione fornita durante l’intervista, Burlison sarebbe stato accompagnato all’interno di una struttura collegata a programmi particolarmente riservati.

Sheehan parla di un luogo nel quale sarebbero state custodite informazioni e materiali relativi a presunti fenomeni non identificati, facendo riferimento anche a termini e denominazioni utilizzati all’interno di questi ambienti.

Il racconto rafforza, nella prospettiva dell’intervistato, l’idea che alcuni membri del Congresso stiano cercando di entrare direttamente in contatto con le strutture militari e con le informazioni che per decenni sarebbero rimaste fuori dal controllo pubblico.

Un P-8A Poseidon della Marina statunitense vola insieme a un P-3C Orion prima dell’atterraggio alla base aerea navale di Patuxent River, nel 2010 

William McCasland e la sua misteriosa scomparsa

Un altro nome al centro della conversazione è quello del Generale Maggiore della U.S. Air Force William McCasland.

Sheehan lo descrive come una figura che avrebbe avuto un ruolo importante all’interno delle strutture del Pentagono e che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe avuto accesso a informazioni estremamente sensibili riguardanti i presunti programmi di recupero e retroingegneria.

Nel corso dell’intervista viene affrontata anche la questione della sua attuale irreperibilità.

Sheehan sostiene di non sapere dove si trovi McCasland e presenta la sua assenza come uno degli elementi enigmatici all’interno della vicenda.

Il suo nome viene collegato a informazioni che, secondo Sheehan, potrebbero risultare fondamentali per comprendere ciò che sarebbe avvenuto dietro le quinte dei programmi UFO americani.

«Gli Stati Uniti stanno abbattendo UFO»

Una delle dichiarazioni più forti dell’intervista riguarda i presunti abbattimenti di UFO/UAP.

Sheehan sostiene che gli Stati Uniti avrebbero abbattuto diversi velivoli non identificati, parlando di circa una mezza dozzina di episodi.

Nel suo racconto compaiono inoltre affermazioni secondo cui alcuni esseri associati a questi velivoli sarebbero stati catturati o uccisi.

Sheehan cita anche la presenza degli extraterrestri cosiddetti “Tall Whites”, “I Bianchi Alti“, descrivendoli come esseri che, secondo le informazioni da lui raccolte, non avrebbero necessariamente manifestato intenzioni ostili.

Il tema viene collegato alla presenza di questi presunti esseri nei pressi di installazioni militari e alla possibilità che alcuni contatti siano avvenuti direttamente all’interno delle basi.

UFO, armi nucleari e il rischio di una guerra globale

Nella parte conclusiva dell’intervista il discorso si sposta verso uno degli aspetti che Sheehan considera più importanti: il rapporto tra il fenomeno UFO e gli armamenti nucleari.

Secondo la sua ricostruzione, alcune delle presunte intelligenze non terrestri avrebbero dimostrato interesse nei confronti degli arsenali nucleari terrestri.

Sheehan sostiene inoltre che esisterebbero capacità in grado di intervenire sui sistemi nucleari, fino a renderli temporaneamente inutilizzabili.

Il tema viene inserito in un quadro più ampio legato al rischio di una guerra globale.

Nel suo ragionamento, la questione non sarebbe quindi soltanto quella di comprendere chi o che cosa siano gli UAP, ma anche quella di capire quale rapporto possa instaurarsi tra l’umanità e una possibile civiltà tecnologicamente più avanzata.

Sheehan richiama in questo contesto anche il Doomsday Clock, ovvero “L’orologio Dell’Apocalisse” e il rischio rappresentato dall’escalation degli armamenti nucleari.

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Rappresentazione artistica del “Doomsday Clock”, simboleggiante la minaccia di autodistruzione globale. Creato nel 1947 da scienziati del “Bollettino degli scienziati atomici”.

«Dobbiamo stabilire relazioni diplomatiche con questi esseri»

È proprio da questa riflessione che emerge una delle conclusioni più significative dell’intervista.

Per Sheehan, l’eventuale conferma della presenza di intelligenze non terrestri dovrebbe portare a un cambiamento radicale dell’approccio umano.

Non soltanto ricerca scientifica, quindi, ma anche diplomazia.

L’avvocato parla della necessità di stabilire relazioni diplomatiche con eventuali esseri non umani e di superare la logica predominante secondo cui ogni presenza sconosciuta debba essere considerata automaticamente una minaccia.

Il tema ritorna più volte nel suo intervento: comprendere il fenomeno, secondo Sheehan, significherebbe anche modificare il modo in cui l’umanità guarda al proprio ruolo nel contesto cosmico.

La questione della Disclosure assumerebbe così una dimensione molto più ampia rispetto alla semplice pubblicazione di documenti governativi.

«Comincerà a venire fuori»

Verso la conclusione della conversazione, Sheehan ribadisce la propria convinzione che il processo di Disclosure sia ormai entrato in una fase destinata a produrre conseguenze concrete.

Il punto centrale della sua visione è che informazioni rimaste per decenni all’interno di strutture riservate potrebbero progressivamente arrivare all’attenzione dell’opinione pubblica.

Il percorso, nella sua ricostruzione, coinvolgerebbe il Congresso, gruppi di cittadini, ricercatori, avvocati e persone che avrebbero lavorato all’interno degli apparati governativi.

Sheehan invita inoltre a una mobilitazione civile capace di accompagnare questo processo, sostenendo che la società debba essere preparata ad affrontare informazioni che potrebbero modificare profondamente la percezione del fenomeno.

«Dobbiamo organizzarci», afferma nella parte finale dell’intervista, collegando la Disclosure alla necessità di un’azione civile e democratica.

E conclude ribadendo la propria convinzione che il processo andrà avanti: «Comincerà a venire fuori» e, nelle sue parole, «noi riusciremo».

Una Disclosure che, secondo Sheehan, è già iniziata

L’intervista lascia dunque emergere una visione molto ampia della Disclosure.

Per Daniel Sheehan non si tratterebbe più soltanto di chiedere se gli UFO esistano o meno, ma di comprendere cosa si nasconda dietro decenni di segretezza, quali programmi siano stati sviluppati dalle strutture militari e governative e quale sia oggi il ruolo del Congresso americano.

Nel corso della conversazione vengono toccati alcuni dei temi più controversi della storia moderna della ricerca sugli UFO: recuperi di presunti veicoli, retroingegneria, programmi classificati, AARO, MJ-12, presunte interazioni con esseri non umani, avvistamenti nei pressi delle basi militari e rapporto tra UAP e armi nucleari.

Sono affermazioni che Sheehan presenta all’interno della propria ricostruzione e che costituiscono il cuore della conversazione.

Il messaggio con cui conclude è però soprattutto quello di un processo che, a suo giudizio, sarebbe già in corso.

La Disclosure, secondo Sheehan, non sarebbe più una possibilità futura. Sarebbe già cominciata.

Maria Assunta Bettelli

1 ottobre 2026

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Fonti e riferimenti


Bibliografia e siti internet consultati:

https://youtu.be/8UgiSaeVywc?is=nTFl0lqnsl6pwM-2

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