Gesú mi ha parlato. E io ho eseguito.
Pubblicato il 8 Settembre 2026
Pubblicato il 8 Settembre 2026
Gesú mi ha parlato. E io ho eseguito.

Non so da dove cominciare.
Quindi inizio da qui.
Dopo aver ricevuto la visita di San Francesco e il suo invito ad andare a La Verna, mercoledì pomeriggio sono andato a riposarmi un po’ sul letto.
Non ho fatto nemmeno in tempo a stendermi che, nella mia mente, è apparso il volto di Gesù.

E ho sentito la sua voce:

«Alzati e vai a liberare il tuo cuore.
Ripulisci il tuo karma.
Non avere paura.
Va’ e fallo nel mio nome.
Di’ che io ti ho mandato.
Sabato dovrai essere libero.»

Quando avevo circa dodici anni entrai nella cartolibreria vicino casa mia.
Scesi le scale e andai al piano di sotto, dove c’erano i LEGO e i giocattoli.
Non avevo soldi con me.
E rubai un giocattolo.
Può sembrare un gesto piccolo, compiuto da un bambino.
Ma quella cosa è rimasta dentro di me per ventotto anni.
Mi ha perseguitato.
Mi sono sentito in colpa, in difetto, in errore.
Come quando, da bambino, alle elementari distrussi il disegno di un mio amico: un disegno bellissimo che gli aveva fatto sua zia, soltanto perché era stupendo.
Non gli dissi mai che ero stato io.
Sono passati ventotto anni, ma io ho preso mi sono alzato ed ho eseguito, sono andato nella cartolibreria
Ho cercato Francesco, il proprietario, una persona che conosco da una vita, e gli ho raccontato quello che avevo fatto.
Gli ho detto la verità.
Gli ho detto che volevo liberarmi di quella cosa che avevo portato dentro di me per quasi trent’anni.
Gli ho dato 15 euro, simbolicamente, come valore di un piccolo LEGO.

E gli ho detto:

«È Gesù che mi ha spinto a farlo.»

Francesco mi ha abbracciato.
Era commosso.
Aveva le lacrime agli occhi.
E in quell’abbraccio ho sentito qualcosa dentro di me sciogliersi.
Ho sentito il suo cuore aprirsi, perché nel gesto che avevo compiuto aveva visto la volontà di Gesù e il suo amore.
Poi sono andato dal mio amico.
Gli ho raccontato quello che avevo fatto tanti anni fa.
Anche lui mi ha ringraziato e mi ha abbracciato.
Per me non è stato facile.
Non è stato facile farlo, né fisicamente né mentalmente.
Avevo le gambe che mi tremavano e una vergogna assurda.
Non è stato facile raccontarlo.
E non è stato facile nemmeno scriverlo qui.
Provate a immaginare cosa significa entrare nella cartolibreria di una persona che conoscete da una vita e dirgli:

«Sono tornato dopo ventotto anni perché voglio liberarmi di questa cosa che porto dentro. E l’ho fatto perché Gesù mi ha detto di farlo.»

Eppure l’ho fatto.
Perché ho sentito che non potevo più nascondermi!
Mi disse un po’ di cose anche sul karma, accennandomi qualcosa che poi mi ha spiegato in modo specifico e duro a La Verna! sapevo che mi avrebbe parlato di nuovo.

La Verna

Sabato mattina sono partito felice per La Verna.
La sera prima mi ero preparato.
Ho fatto meditazione.
Ho pregato in ginocchio.
Poi ho puntato la sveglia alle 5.
Mi sono svegliato, ho pregato ancora in ginocchio, ho fatto colazione e sono partito.
Felice.
Ansioso.
E tremante per tutto il viaggio.


Dopo aver girato un po’ e aver cercato di entrare in sintonia con quel luogo, Appena raggiunsi quello stato interiore di silenzio e meditazione, mi sono incamminato verso il Sasso dello Spicco, il luogo in cui Francesco era solito raccogliersi nella preghiera e nella contemplazione.
Era ancora molto presto e non c’era nessuno. Ero solo, immerso nel silenzio del bosco e nella presenza di quel luogo. Sotto la grande pietra che si erge come un tetto naturale sopra il sentiero, li poggiata alla roccia c’ è un’antica croce di legno.

Mi inginocchiai davanti ad essa. Tremavo. Poi vi appoggiai la fronte, come se in quel gesto potessi deporre ogni peso, ogni pensiero, ogni desiderio. Rimasi così a lungo, forse mezz’ora, senza cercare nulla, lasciando semplicemente che il silenzio mi attraversasse.
Fu allora che, dentro quello spazio di profonda quiete, mi apparve il volto di Francesco.
E una voce, chiara nel cuore, mi disse:

«Fratelli, non sono le opere a dare valore al nostro cammino, ma l’amore con cui le compiamo. È il cuore con cui ci doniamo gli uni agli altri che rivela la verità delle nostre azioni.
Se camminiamo soltanto per raggiungere le nostre mete, fermiamoci e ascoltiamo. Perché quando il desiderio di arrivare diventa più grande dell’amore, rischiamo di non vedere più il fratello che Dio ha posto sul nostro cammino. E nel cercare la nostra meta, possiamo smarrire il senso stesso della strada.
Ma se ciò che facciamo nasce dal desiderio sincero di servire e di aiutare il fratello a raggiungere la sua meta, allora perseveriamo. Camminiamo con umiltà, serviamo con gioia, doniamo senza chiedere nulla in cambio e non temiamo la lentezza del viaggio.
Perché la strada non ci è data per percorrerla da soli. È nel camminare insieme che i cuori si riconoscono; è nel sostenerci che nasce l’amore; è nel prenderci cura gli uni degli altri che impariamo a riconoscere il volto di Dio.
E allora la meta non sarà più soltanto nostra. Sarà di tutti. E quando uno di noi cadrà, l’altro lo rialzerà; quando uno si smarrirà, l’altro gli mostrerà la via; quando uno avrà perso la luce, gli altri cammineranno accanto a lui finché tornerà a vederla.
Perché non è bene arrivare primi.
È bene arrivare insieme.
È bene non lasciare nessuno indietro.
E forse questa è la vera meta: non ciò che riusciremo a conquistare per noi stessi, ma ciò che, attraverso il nostro cammino, riusciremo a far fiorire nel cuore dei nostri fratelli.
Poiché quando ci doniamo gli uni agli altri,
il cammino diventa preghiera,
la fraternità diventa amore,
e nell’amore incontriamo Dio.»

Il mio cuore si è aperto e, nel profondo, ha riconosciuto la verità di quelle parole. Ne ha percepito la profondità, la consistenza e la grandezza, ma soprattutto ha riconosciuto la grandezza di chi quelle parole non si è limitato a pronunciarle, ma ne ha fatto uno stile di vita, una via da percorrere.
Questo messaggio mi ha emozionato profondamente, perché ha toccato qualcosa che, nel silenzio della mia anima, ho sempre sentito e pensato anch’io. È come se quelle parole avessero dato voce a una verità che già viveva dentro di me.
Sono rimasto lì, seduto per un po’ su uno scalino, in silenzio, lasciando che tutto ciò che avevo dentro trovasse il suo spazio. Poi mi sono alzato e ho iniziato a risalire lentamente quelle scale, quasi come se ogni passo fosse un piccolo cammino interiore.
Sono arrivato così alla prima cappella che Francesco costruì, quel luogo semplice e sacro in cui Gesù gli parlò.
Lo stesso luogo nel quale, durante l’altra esperienza, io e Francesco avevamo pregato in ginocchio e Francesco aveva parlato con Gesù.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli

Mi sono fermato.
Sono entrato.
Mi sono inginocchiato ed ho pregato.
E lì, davanti a quel piccolo crocifisso sul tabernacolo, ho visto una luce avvolgere il crocifisso e, sopra di esso, il volto di Gesù.
È stato un istante difficile da spiegare a parole.


Più che cercare di comprenderlo, ho sentito il bisogno di rimanere in silenzio e accogliere ciò che stavo vivendo. In quel momento ho avuto la sensazione che quel luogo, quelle immagini e quella luce stessero parlando direttamente al mio cuore.

E ho sentito queste parole:

«Niente è nascosto al Padre mio.
Il karma che producete nella materia lo riscontrerete in due modi: nella materia e nello spirito.
Nella materia, mentre vivrete nella materia, e sarà cento volte peggio.
A cosa serve, allora, nascondersi dagli occhi degli uomini, quando il giudizio appartiene al Padre mio, che vede tutto ed è dentro di voi?
Pensate di ingannare gli altri, ma così ingannate voi stessi e quindi il Padre mio, che vi ha donato la scintilla divina.
Vi ho detto: non giudicate o sarete giudicati.
E nella maniera con cui giudicate, sarete giudicati.
Perciò, quando vi ho detto liberatevi di tutto, intendevo anche del karma, delle azioni sbagliate che nel vostro cuore sapete quali sono.
Perché conoscete le Scritture, avete chi ve le spiega e non potete far finta che queste cose siano soltanto un cavillo, se siete disposti comunque a fare la mia volontà.
Perché chi fa la mia volontà conosce le leggi e le applica.
Io non posso più salvarvi dal karma se il Padre non vuole, perché avete tutta la conoscenza e tutti gli strumenti per essere liberi.
E la conoscenza ve l’ho data io attraverso il mio Verbo e il mio sacrificio.
In verità vi dico: per voi è ancora peggio sbagliare perché sapete a cosa andate incontro.
Conoscete le Scritture.
Conoscete la mia Parola.
Perciò, se producete karma, toglietevelo di dosso subito.
Perché quello che nascondete può produrre disfunzioni e sofferenza, soprattutto quando cercate di coprirlo con la sapienza di chi sa di essere in errore.
Il peso dei peccati, per chi conosce la verità, è ancora più pesante.
E può schiacciarvi.
Nella materia e dopo la materia.
Allora gli ho domanda
«Ma i miei dolori fisici sono dovuti a questo?»

A parte quello che vi ho raccontato, non ho fatto mai nulla di sbagliato volontariamente.
E quando ho sbagliato, ho sempre chiesto scusa. La risposta che ho ricevuto è stata:

«No. Tanti dei tuoi dolori non appartengono a te. Appartengono a tua madre e alla sofferenza che ha passato durante la gravidanza.
Alcuni dei tuoi dolori sono l’espressione manifestata della sofferenza di tua madre.
Ma non fargliene una colpa.
Nessuno sa come funziona, a parte pochi eletti e studiosi.
Piuttosto, amala, come lei ama te, perché lei ti ama.
Non cercare un colpevole.
Non trasformare la sofferenza in rancore.
Ama chi ti ha dato la vita.

E qui ho compreso un’altra cosa.
Non tutti i dolori sono malessere, alcuni sono sofferenze Cristiche, non date da lui ma date dalla legge universale, come il cieco nato cieco, cosi nacque perché in lui si manifestassero le opere di Dio, cioè la legge universale, quella alla quale anche i nostri genitori, pur non sapendo non possono scappare e allora sia fatta la volontà di Dio!
Poi ha continuato:

Vi è stato detto:
«Lasciate tutto e seguitemi.»
Ma come potrete seguirmi e seguire il verbo se continuate a nascondere qualcosa nel cuore?
Se avete zavorre che limitano il vostro amore?
Se avete paure che annebbiano la vostra mente?
Se avete tenebre che continuiate a nascondere?
Fate ciò che io vi ho lasciato scritto e insegnato.
Applicatelo.
Perché il cuore della legge è questo:
«Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati.»
Perciò liberatevi della sporcizia del mondo.
Liberatevi del karma che avete accumulato.
Parlate al vostro fratello.
Parlate alla vostra sorella.
Chiedete perdono.
Fatevi perdonare.
Perdonate.
E se lo fate nel mio nome, non c’è niente che possa distruggere ciò che nasce da un cuore sincero. Nemmeno un rifiuto poiché voi avete applicato la legge!
Solo la vostra resistenza e le vostre paure possono continuare a tenervi prigionieri.
Siete così abituati a guardare i difetti degli altri invece dei loro pregi.
Ma non potete amare davvero il vostro fratello se continuiate a guardarlo con un occhio critico.
Non pretendo che vi stiate tutti simpatici.
Ma anche nei vostri limiti potete comunque amarvi. Come un pastore ama tutto il gregge anche il caprone più testardo.

E allora ho capito perché queste parole insistevano così tanto dentro di me:
Continuava a dirmi:

Perdonate.
Amatevi.
Fatevi perdonare.
Chiedete perdono.
Perché il tempo che vi è stato donato non è infinito.
Il ritorno di Cristo si avvicina, ma nessuno conosce il giorno né l’ora.
Per questo non rimandate ciò che il vostro cuore sa di dover fare.
Non aspettate domani per chiedere perdono.
Non aspettate domani per amare.
Non aspettate domani per riconciliarvi.
Non aspettate domani per lasciare andare ciò che vi tiene legati alla materia, all’orgoglio, al rancore e alla paura.
Perché quando Io tornerò, che cosa porterete davanti a me?
Le vostre ricchezze?
Il vostro orgoglio?
Le vostre ragioni?I vostri giudizi?
I vostri sforzi per un qualcosa che fate senza conoscere le cause?
IN VERITÀ TI DICO: Quando arate un campo per sfamare la vostra famiglia, seminate con fatica e poi raccogliete i frutti del vostro lavoro, non date forse il frutto più bello a vostro figlio?
Non lo nascondete per mangiarlo di nascosto, né portate parte del raccolto altrove mentendo e dicendo: “Il campo non ha dato frutto”, affinché essi credano che il raccolto sia stato povero e finiscano per prendersela con Dio.
Fate invece così: mostrate loro il frutto e dite:
“Ecco, questo è il frutto di ciò che ho seminato. Prendi questo, è il frutto più grande e più bello. Guarda quanta abbondanza Dio ci ha donato. Questo è ciò che le Sue mani hanno fatto germogliare.”
Così i vostri figli potranno vedere con i propri occhi le opere di Dio, riconoscere la Sua provvidenza e aprire il loro cuore a Lui.
E se invece il raccolto fosse scarso, non abbiate paura di mostrarlo. Siate sinceri e dite:
“Ecco il raccolto che Dio ci ha concesso questa volta. Non è abbondante, ma anche questo è nelle Sue mani.”
Perché non spetta a voi decidere ciò che gli altri penseranno di Dio. A voi spetta soltanto essere veri, puri nelle intenzioni e fedeli alla verità.
Non nascondete il frutto. Non falsificate il raccolto. Non fate della vostra paura una menzogna.
Mostrate ciò che avete ricevuto, con gratitudine quando c’è abbondanza e con fede quando c’è scarsità.
Perché anche attraverso la vostra sincerità, i vostri figli e i vostri fratelli possano imparare a riconoscere Dio: non soltanto quando il campo è ricco di frutti, ma anche quando la terra sembra non averne dato abbastanza.
Siate dunque testimoni, non manipolatori.
Seminate nella verità, raccogliete nella gratitudine e lasciate che sia Dio a parlare al cuore di ciascuno.
Perché davanti a DIO
Porterete il cuore che avete scelto di avere.
Perciò preparate il cuore.
Non con la paura, ma con l’amore.
Non con l’angoscia, ma con la fede.
Non cercando di conoscere il giorno e l’ora, ma vivendo ogni giorno come se fosse quello in cui io, il Signore potrei chiamarvi a me.
Siate pronti.
Non perché conoscete il giorno.
Ma perché non sapete quando sarà.
E quando il Figlio dell’uomo verrà, possa trovarvi con il cuore rivolto verso la luce.
Non vi è stato forse detto:
«Non è quello che entra dalla bocca a rendere impuro l’uomo, ma ciò che esce dal cuore»?
Allora liberatevi dalle impurità.
Perché nelle vostre azioni, giuste o sbagliate, c’è il cuore di chi sa riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Poi mi ha parlato in modo severo.
E questo mi è rimasto impresso.

«Alcuni di voi, se non tutti, sono come gli scribi e i farisei: ipocriti, sepolcri imbiancati. Belli fuori, ma pieni di impurità dentro.
E trascurate proprio le cose più importanti:
la giustizia, la misericordia e la fedeltà.
Nascondendo ciò che avete fatto, chiudete anche agli altri la possibilità di conoscere il perdono.
Quindi vi dico Guai a voi, perché siete esperti della legge ma nascondendo i vostri peccati avete tolto la chiave della conoscenza e della salvezza del libero arbitrio, quella di far conoscere e sperimentare il perdono, la misericordia e l’amore, questo io ho indicato come cuore della legge per il nuovo mondo e questo dovete sciogliere in terra, i nodi che avete accumulato.
Perché la misericordia non può essere vissuta se non siamo disposti a riconoscere le nostre ombre.»
Non vi ho forse insegnato a pregare così?
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non indurci in tentazione,
ma liberaci dal male.
Come pensate che io possa rimettere i vostri debiti se non date alle persone la possibilità di rimettere i vostri debiti a loro.
Voi fatelo sempre nel mio nome poi io rimetterò i vostri debiti ma concedete al fratello di giungere alla meditazione e alla guida di questa preghiera che vi ho lasciato
.

E allora ho sentito ancora queste parole:

Io ti vedo e so chi sei.
Ti ho visto nel prato, e ti ho illuminato mentre abbracciavi un fratello che è venuto a chiederti perdono, ero io che splendevo sopra di voi, il mio amore può tutto, ma il tuo cuore lo ha accolto!
Vorresti salvare tutti.
Ma non tutti vogliono essere salvati.
E non tutti ti amano.
Ma tu amali ancora di più.

Questa frase mi ha toccato profondamente.
Perché forse questa è una delle prove più difficili:
amare anche quando non si è amati.
Non per sentirsi superiori.
Non per sentirsi migliori.
Ma perché l’amore non deve diventare odio soltanto perché l’altro non ci ama.
E poi sono arrivate altre parole.

«Parlate di me.
Parlate di me e del Padre mio.
Risvegliate quante più persone possibili.
Non perdetevi dietro alle cose futili del mondo che l’uomo ha creato.
Siate piuttosto luce nel mondo.
Ma la luce del mondo sono io.
Perciò siate miei discepoli.
Non portate giudizio.
Portate amore.
Non portate paura.
Portate verità.
Non portate odio.
Portate perdono.
Non portate condanna.
Portate misericordia.
La vostra missione è ricordare all’uomo la luce che ha dimenticato.
Ricordate che nessuna ricchezza vale quanto un’anima libera.
Che nessun orgoglio vale quanto un perdono.
Che nessuna vendetta vale quanto la pace.
Che nessuna ombra può vincere la luce quando il cuore sceglie di aprirsi.
Siate miei discepoli.
Amate.
Perdonate.
Chiedete perdono.
Liberatevi.
E quando incontrerete qualcuno che è ancora nelle tenebre, non chiedetevi soltanto perché non vede.
Chiedetevi se voi potete essere, anche solo per un istante, una piccola luce davanti ai suoi occhi.
Perché non siete chiamati a salvare il mondo.
Siete chiamati ad amare il mondo, anche quando il mondo vi odia.
E lasciate che sia la luce a fare il resto.

A quel punto ho compreso anche ciò che era successo con Francesco, l’uomo della cartolibreria.
Ho incontrato il bambino che ero.
Ho guardato negli occhi le persone che avevo ferito.
Ho detto la verità.
Ho chiesto perdono.
Ho cercato di riparare.
E sono stato abbracciato.
Ma non ero stato l’unico a ricevere qualcosa da quell’incontro.
Anche Francesco aveva ricevuto la possibilità di scegliere.
La possibilità di perdonare.
La possibilità di aprire il cuore.
E in quell’abbraccio ho capito che forse il gesto più importante non erano quei 15 euro.
Non era il LEGO.
Era il fatto di aver avuto il coraggio di portare alla luce qualcosa che avevo nascosto per ventotto anni.
Io mi sono liberato di un peso.
E lui ha avuto la possibilità di scegliere il perdono.
E forse è proprio questo che significa davvero liberarsi.
Non cancellare ciò che è stato.
Ma portarlo alla luce.
Riconoscerlo.
Ripararlo quando è possibile.
Chiedere perdono.
Perdonare.
E poi lasciare che Dio faccia ciò che noi non possiamo fare.
Per ventotto anni ho portato con me un peso, un nodo karmico come lo chiama Gesù, per la prima volta, quel peso ha cominciato a diventare più leggero ed è sparito.
Non perché io sia senza peccato.
Ma perché ho scelto di non nascondermi più.E se queste parole possono servire a qualcuno, allora vorrei che servissero per una sola cosa:
non abbiate paura della verità.
Se c’è qualcosa che dovete riparare, riparatela.
Se c’è qualcuno a cui dovete chiedere perdono, chiedetelo.
Se c’è qualcuno che dovete perdonare, perdonatelo.
Se avete qualcosa nascosto nel cuore, portatelo alla luce.
Non per vivere nella paura del giudizio.
Ma per poter finalmente vivere nell’amore.
Perché forse è proprio questo che significa seguire Cristo:
liberarsi delle proprie ombre per poter diventare luce.

Ha detto anche:

«Non si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si versa e gli otri vanno perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano.»

Più siamo liberi, più siamo puri.
Più siamo coraggiosi nel fare ciò che Gesù ci ha insegnato, più possiamo aprirci alla luce e alla fonte dalla quale essa proviene.
Poi mi sono state dette anche delle cose personali che, per ora, non posso raccontare perché riguardano me.
Posso soltanto dire che sento una grande gioia.
E che sono innamorato di Lui e di San Francesco.
Perché, nel mio piccolo, sento di averli resi felici.
Ma questa è un’altra storia.
Quello che dovevo dire e, soprattutto, fare per me, per il mio spirito e per la mia evoluzione, l’ho fatto.
E oggi sento di poter dire:
sono un po’ più libero.
Spero di essere stato d’aiuto a qualcuno di voi.
Parlate di Gesù senza timore.
Amate.
Perdonate.
Chiedete perdono.
Sciogliete i vostri nodi.
E soprattutto, non aspettate domani per fare ciò che il vostro cuore sa già di dover fare.

Gesú mi ha parlato. E io ho eseguito.

Uscito da lì, con le lacrime agli occhi, ho sentito il bisogno di allontanarmi un po’ e di immergermi nel bosco, circondato dalla natura e dal suo silenzio. Avevo bisogno di ritrovare il mio equilibrio, di respirare, rallentare e semplicemente stare.
Avevo ricevuto due grandi scosse interiori, due esperienze che mi avevano attraversato profondamente, e sentivo il bisogno di fermarmi, di ascoltare ciò che stava accadendo dentro di me e lasciare che tutto trovasse il proprio posto.
Mi sono seduto nella solitudine del bosco, ho respirato profondamente e ho meditato, lasciando che la quiete della natura mi riportasse lentamente a me stesso.
Dopo circa mezz’ora mi sono sentito nuovamente centrato. Più calmo, più leggero, ho ripreso il cammino.
Sono andato a pregare nella cappella dove San Francesco ricevette le stimmate.

All’inizio mi sono messo in preghiera, in ginocchio, davanti al punto dove le ha ricevute. Poi mi sono seduto sugli sgabelli di legno per fare un po’ di meditazione.

Nel frattempo è sopraggiunta una gita numerosa; mi sono alzato per far sedere una signora e mi sono rimesso in ginocchio sullo stesso punto. Praticamente c’ero solo io in ginocchio, con la stanza piena di persone sedute.

Comunque, ho posato la testa sul vetro ed è comparso Francesco davanti a me, in ginocchio. Eravamo testa a testa; lui ha posato il suo capo sul mio e mi ha trasmesso queste parole, che forse non tutti riusciranno a comprendere, ma che io sento di dover condividere.

«Non esistono opere diverse da quelle del Signore.
Non esiste una corrente francescana, né una corrente giovannea, né una Chiesa di Pietro, né amanti di Matteo.
Esiste una sola, semplice verità: vivere il Vangelo.
Aprire il cuore a Dio, senza sentirsi superiori agli altri e senza credere di appartenere a una famiglia spirituale migliore di un’altra.
L’unica vera famiglia è quella che nasce dentro di voi: è la vostra connessione con Dio, il modo in cui vi avvicinate alle Scritture e, soprattutto, il modo in cui le mettete in pratica.
Potete seguire una corrente perché vi affascina, perché riconoscete in essa qualcosa di buono e vero, o la semplice verità. Ma nessuno appartiene veramente a Dio per il nome che porta.
Si appartiene a Cristo attraverso la Sua volontà.
Perciò non vantatevi di ciò che vi è stato donato. Tutto ciò che avete ricevuto vi è stato concesso secondo la volontà del Padre.
Siate parte della famiglia di Cristo e seguite le Sue orme.
Perché anche il più piccolo può diventare grande agli occhi del Padre.
Siate umili, sempre.
Ma non nascondetevi.
Noi abbiamo scelto di vivere secondo il Vangelo e la Provvidenza divina ci ha sostenuti, ma non senza fatica.
Abbiamo lavorato.
Abbiamo chiesto aiuto.
Abbiamo costruito.
Abbiamo sofferto.
E abbiamo evangelizzato.
Quando ha detto “noi”, io dentro di me ho pensato “voi”, riferendomi a lui e ai suoi fratelli, e lui mi ha risposto “no, noi”, sorridendomi.
Io ho semplicemente cercato di imitare il Vangelo e Cristo.
Ho lasciato libero chiunque venisse a me, perché non tutti riescono a lasciare tutto e nessuno, tranne il Padre, può giudicare colui che prova e non riesce.
Chi mi ha seguito ha conosciuto la povertà e l’obbedienza, ma anche la carità e l’amore.
Chi è venuto e poi se n’è andato ha conosciuto le stesse cose, ma forse non era ancora pronto per quel cammino.
Io non sono le regole scritte dopo la mia morte.
Io sono semplicemente un uomo che ha scelto di vivere per Cristo, servendolo come Lui mi aveva chiesto e come sta scritto.
Alla fine sono stato abbandonato da molti fratelli, perché il mondo e il potere mi hanno odiato; Satana è entrato in mezzo a noi tramite l’ego e l’invidia.
Il mondo non è pronto ad abbassarsi alla volontà di Dio!
Ma ho avuto fede.
Ho avuto Gesù con me e dentro di me.
E ho avuto la Madre Santa che mi ha accompagnato.
E questo, mio caro fratello, basta e avanza per la vita eterna.
Ora va’.
Ti benedico e ti accompagnerò nel tuo cammino.
Credo che l’unico che possa comprenderti pienamente sia colui che tu consideri la tua guida e il tuo punto di riferimento, Marco.
Egli è stato scelto dall’Alto, secondo la volontà dell’Alto.
La sua saggezza è grande, come grande è la saggezza di chi ha scelto Cristo.
Non porre limiti a ciò che Dio può compiere attraverso di te e attraverso chi capirà ciò che ti ho detto, perché non esistono limiti alla Sua volontà.
Preparati.
Perché il tuo cuore, ora che è più libero, può finalmente cominciare a ricevere.

Poi lui si è alzato e si è messo in ginocchio accanto a me. Guardava verso l’alto e io, quasiistintivamente, facevo gli stessi gesti che faceva lui, come se mi stesse guidando nella preghiera senza bisogno di parole.
Poi ha allargato le braccia e le mani e, dentro di me, ho sentito una forza, come un’energia, che mi portava a fare esattamente ciò che faceva lui.

A quel punto è entrata dentro una luce immensa e, dentro quella luce, c’era Gesù.
Da Lui sono usciti dei fasci di luce che hanno colpito Francesco alle mani e io ho sentito un calore fortissimo, come un bruciore, sul palmo delle mie mani.
Mi ha fatto vivere l’estasi delle stimmate.
Ad un certo momento quella luce è esplosa e dentro di me ho sentito il mio corpo esplodere di luce.
Poi è scomparso tutto.
Mi sono voltato e dentro non c’era più nessuno. Ero rimasto solo.
Non so quanto tempo fosse passato. Non avevo più la percezione del tempo. Avevo soltanto un nodo in gola e una voglia incontenibile di piangere.
Sono uscito da lì.

Avevo il terzo occhio sulla fronte che mi faceva male e pulsava. Vedevo le persone vicino a me in maniera strana, come se fossero immerse in un’energia bassissima. Sentivo le loro larve e i loro peccati.
Camminavo e sembrava che avessi i piedi a dieci centimetri da terra.
Ero completamente disorientato.
Stavo cercando di raggiungere la pietra dove Francesco andava a pregare, perché avevo bisogno di stare da solo e di piangere.
E lì è successa una cosa che, per me, i fratelli hanno fatto accadere affinché comprendessi che non ero pazzo.
Scendendo, nella prima cappella, quella dove Gesù mi aveva parlato, c’era un francescano che stava spiegando alcune cose a una gita.
Io sono passato proprio in quel momento, nell’istante esatto in cui lui ha pronunciato le stesse cose che San Francesco aveva detto a me.

Ha detto che Francesco non aveva messo nessuna regola. La sua unica regola era il Vangelo: vivere il Vangelo.
Sono stati gli altri ad imporgli di scrivere delle regole.
In quel momento sono scoppiato a piangere.
Perché ho sentito dentro di me che ciò che avevo appena vissuto aveva ricevuto una conferma attraverso qualcosa che stava accadendo realmente davanti ai miei occhi.
E ho sentito che i fratelli avevano voluto confermarmi, attraverso la realtà dei fatti, ciò che avevo appena ricevuto nel cuore.

È stato qualcosa di incredibile.
Ho pianto per mezz’ora di fila.
La sensazione di trovarmi su un’altra, più alta frequenza era stupenda e, allo stesso tempo, profondamente disorientante.

Sentivo tutto amplificato.
Ogni cosa sembrava avere un’intensità diversa.
Ero come se fossi stato portato, per un istante, oltre la percezione ordinaria delle cose.
E in mezzo a tutto quel disorientamento sentivo una cosa con chiarezza:
il mio cuore era stato toccato.
Non avevo bisogno di comprendere tutto ciò che era accaduto.
Avevo soltanto bisogno di accogliere ciò che avevo ricevuto e di custodirlo dentro di me.

Questo è ciò che è accaduto sabato a La Verna
Sono tornato a casa sentendomi quasi su un altro pianeta e, ancora oggi, faccio fatica a trattenere le emozioni per la profondità di ciò che ho vissuto.
Ho iniziato a comprendere che, dietro a tutto questo, c’è stata una grande preparazione iniziata mesi fa, forse anni fa, di cui solo alcuni fratelli sono a conoscenza. Una preparazione fatta di esperienze, incontri e azioni che, passo dopo passo, mi hanno accompagnato fino a quel momento, affinché potessi arrivare lì con il cuore il più possibile pulito, libero e aperto.

Sento che tutto ciò che è accaduto non sia stato casuale e che ogni cosa abbia avuto un senso nel mio cammino. Non riesco ancora a spiegare fino in fondo ciò che ho vissuto, ma sento che qualcosa dentro di me si è mosso profondamente e che questa esperienza mi ha lasciato qualcosa che porterò dentro a per tutta questa vita e dalla quale non si può tornare indietro.
Spero con tutto il cuore che questa cosa possa aiutare tutti noi a essere discepoli puri dell’unico Maestro dei maestri e a cercare di vivere quanto più possibile accostandoci agli insegnamenti del vangelo perché quella è l’unica via, l’unica verità e l’unica vita.
Che Dio vi benedica a tutti vi voglio bene.

Roberto Ghirelli

8 settembre 2026

Seguici

Sostieni le nostre attività!

Potrebbe interessarti anche