
Qualche giorno fa ricevetti una telefonata da Nello, il padre di Alexander.
Con una voce colma di amore e di preoccupazione mi raccontò che Alexander stava attraversando un momento particolarmente difficile. Dopo tutto ciò che aveva vissuto negli ultimi tempi, il peso sembrava essersi fatto troppo grande, e pensava che la visita di un amico avrebbe potuto regalargli un po’ di luce.
Non esitai un solo istante.
Gli risposi che sarei partito con gioia e che, per me, sarebbe stato un onore.
Così, sabato, terminato il lavoro, presi la macchina e mi misi in viaggio, convinto di andare a donare un po’ di serenità. Solo più tardi avrei compreso che il dono più grande sarebbe stato riservato a me.
Perché Alexander non è semplicemente un ragazzo.
Alexander è un’anima luminosa.
E con lui lo sono Nello, Marina e tutta la loro famiglia.
Dopo un piccolo errore nel trovare la strada, telefonai. Nello uscì subito a prendermi. Mi accolse con quel sorriso discreto e autentico che appartiene solo ai cuori puri. Lo seguii fino alla loro casa.
E fu come attraversare una soglia invisibile.
Una casa immersa nel verde, dove ogni albero sembrava pregare in silenzio e ogni pietra custodire una pace antica. Un luogo dove il tempo rallenta, quasi si ferma, e l’anima ricorda qualcosa che aveva dimenticato.
Marina mi accolse con un abbraccio pieno di tenerezza, di quella tenerezza che non ha bisogno di parole. Poi vidi Alexander. Ci stringemmo forte, ci baciammo e iniziammo a parlare.
Poco alla volta il suo volto tornò a illuminarsi.
Il sorriso riaffiorava lentamente, come il sole dopo una lunga notte.
Parlammo di Gesù.
Parlammo di San Francesco.
Parlammo del mistero della sofferenza, di come le anime chiamate ad amare profondamente sembrino attraversare prove altrettanto profonde. Riflettemmo su come il male tenti continuamente di spegnere la luce proprio di coloro che sono destinati ad accendere quella degli altri.
Non perché possa vincere.
Ma perché teme la luce.
Marina, poi, condivise con me alcune esperienze straordinarie vissute con il Maestro dei maestri. Racconti che custodiscono il profumo del Cielo e che spero un giorno possa donare raccontandolo anche agli altri.
Nel frattempo Nello, con la semplicità di chi ama servendo, era in cucina.
Preparò una matriciana indimenticabile con una pasta rara, quasi introvabile dalle nostre parti.
Ma ciò che nutriva davvero non era il piatto.
Era l’amore con cui veniva offerto.
Quello stesso amore con cui ogni volta loro percorrono cinque ore di strada per poter arrivare fino a noi, senza mai chiedere nulla in cambio.
Dentro quella casa ogni dettaglio parlava d’amore.
Le luci.
La musica.
Gli oggetti.
Sembrava di vivere in un luogo sospeso tra la terra e il Cielo, come se fosse sempre Natale, come se il Paradiso avesse deciso di fermarsi per qualche istante tra quelle mura.
Alcune foto che non rendono giustizia a ciò che si vive stando li dentro.



Notai delle splendide decorazioni all’uncinetto.
Tra tutte, una rappresentava la Madonna con Gesù Bambino.
Marina mi raccontò che era stata realizzata da Alexander quando era ancora bambino, imparando completamente da solo.
In quel momento sorrisi.
Perché certe anime sembrano ricordare fin da piccole ciò che altri impiegano una vita intera a ritrovare.
Dopo pranzo Alexander andò a riposare.
Quando si svegliò mi chiamò nella sua stanza.
Gli chiesi se avesse piacere di meditare insieme.
Accettò.
Accendemmo una musica delicata.
Rimanemmo in silenzio.
Io gli presi la mano.
Chiusi gli occhi.
E da quell’istante non vidi altro che una luce immensa.
Una presenza sconfinata.
Era come se lo spirito di Alexander fosse infinitamente più grande del suo corpo, capace di riempire tutta la stanza e oltrepassarne i confini.
Non saprei descriverlo con altre parole.
Era pura Luce.
Quando terminammo la meditazione lui mi disse di aver visto il cielo e le stelle.
Io gli raccontai ciò che avevo visto.
Gli ricordai che quella luce non appartiene solo a lui.
È un dono destinato a tutti coloro che si avvicinano al suo cuore.
Gli dissi che nessuna sofferenza, nessun pensiero oscuro, nessuna prova avrebbe mai potuto spegnere ciò che Dio ha acceso.
Mi raccontò anche degli incontri con quella che lui chiama “Sorella Morte”.
Una figura vestita di nero, dai capelli bianchi, che più volte gli avrebbe detto:
“Non è ancora il tuo tempo.”
Gli sorrisi.
E gli risposi:
“Certo che non è il tuo tempo. Il mondo ha ancora bisogno della tua luce.”
Ci stringemmo in un silenzio che valeva più di mille parole.
Facemmo un patto tra noi.
Un patto custodito nel cuore.
Poi tornammo dagli altri.
Nel frattempo erano arrivati anche Valentina, Rossella e Maria Teresa.
E lì compresi qualcosa che non avevo mai visto così chiaramente.
Esistono famiglie che non sono unite soltanto dal sangue.
Sono unite dallo Spirito.
L’amore che respirai quella sera era qualcosa di raro.
Imperfetto come ogni esperienza umana.
Provato dalla sofferenza.
Talvolta stanco.
Ma autentico.
Un amore che non recita.
Un amore che rimane.
Un amore che continua a scegliere ogni giorno.
Fu allora che dentro di me risuonarono le parole del Cristo:
“Il Regno di Dio è dentro di voi.”
Credo che questa famiglia, così profondamente provata dalla vita eppure così ostinatamente fedele all’Amore, incarni questo insegnamento in modo silenzioso e potente.
La serata proseguì tra sorrisi, racconti, brindisi e una cena preparata da Nello con la stessa cura con cui si prepara un’offerta.
Poi arrivò il momento di ripartire.
Ci salutammo con lunghi abbracci.
E mentre guidavo nella notte una domanda continuava ad abitare il mio cuore:
Chi aveva donato davvero a chi?
Ero partito pensando di portare un po’ di luce.
Sono tornato con il cuore colmo di una luce infinitamente più grande.
Perché l’Amore, quello vero, non fa rumore.
Si riconosce.
Si respira.
Si trasmette.
E continua ad ardere anche quando tutto sembra volerlo spegnere.
Per questo oggi desidero dire grazie.
Grazie a Nello.
Grazie a Marina.
Grazie a Valentina.
Grazie a Rossella.
Grazie a Maria Teresa.
E soprattutto grazie a te, Alexander.
Perché attraverso la tua sofferenza, vissuta con il coraggio di chi continua ad amare, hai aperto uno spiraglio attraverso il quale molti possono intravedere la Luce.
Che Dio continui a custodire il tuo cammino.
E che quella fiamma che arde nel tuo cuore possa illuminare tutti coloro che avranno la grazia di incontrarti.
Con amore fraterno,
Roberto Ghirelli
1 agosto 2026




