
Le megacostellazioni satellitari: un colossale progetto per oscurare la luce del Sole?
Come abbiamo già visto in un nostro precedente articolo dal titolo Oscurare il Sole per raffreddare la Terra? vorremmo qui approfondire tramite un semplice ragionamento logico un collegamento che appare subito non evidente, ma che è purtroppo reale.
Procederemo passo passo, andando per gradi, a spiegare una purtroppo ben triste realtà, che silenziosamente stiamo vivendo oggi da alcuni anni sopra le nostre teste, tutti i giorni e tutte le notti.
Una reale tecnica di geoingegneria: l’iniezione di aerosol nella stratosfera
L’iniezione di aerosol nella stratosfera (Stratospheric Aerosol Injection) è una tecnica che mira ad aumentare la retrodiffusione della radiazione solare direttamente nello spazio per raffreddare il clima terrestre, mediante l’iniezione di aerosol nella stratosfera terrestre.
In parole povere si immette nella stratosfera un aerosol costituito da una sostanza riflettente in modo tale da riflettere indietro una parte dell’energia solare che il Sole ci dona ogni giorno.
Ricordiamo che la stratosfera è il secondo strato dell’atmosfera terrestre situato a un’altitudine compresa tra circa 15 km e 50 km dalla superficie. È caratterizzata da una grande stabilità atmosferica, assenza di turbolenze e dalla presenza fondamentale dell’ozonosfera (lo strato di ozono), lo strato che ci protegge dai raggi ultravioletti del Sole.
L’iniezione di aerosol nella stratosfera è il metodo di modificazione della radiazione solare più efficace
È ampiamente considerata l’approccio SRM (Solar Radiation Modification, cioè di modificazione della radiazione solare) più efficace per ridurre rapidamente la temperatura media globale in un contesto caratterizzato da elevate emissioni di gas serra (vedi Report Scientifico SAPEA).
Il suo fondamento concettuale deriva in gran parte dalle osservazioni di grandi eruzioni vulcaniche, che hanno dimostrato un raffreddamento misurabile della superficie terrestre a seguito dell’iniezione di grandi quantità di particelle riflettenti nella stratosfera. Eventi come l’eruzione del Monte Pinatubo del 1991 hanno fornito prove empiriche del fatto che gli aerosol stratosferici possono alterare in modo sostanziale il bilancio radiativo terrestre.
Il meccanismo climatico principale della iniezione nella stratosfera di aerosol consiste nell’aumento dell’albedo planetario, ovvero della riflettività dell’intero pianeta: le particelle di aerosol immesse diffondono la radiazione solare a onde corte in arrivo verso lo spazio, inducendo così un raffreddamento della superficie. Contemporaneamente, queste particelle assorbono la radiazione terrestre a onde lunghe, determinando un riscaldamento della stratosfera inferiore. L’entità e l’equilibrio di questi effetti dipendono fortemente dalla composizione degli aerosol, dalla distribuzione granulometrica, dalle proprietà ottiche, dall’altitudine di immissione e dalla distribuzione spaziale. Inoltre, la natura degli aerosol stratosferici immessi determina le loro interazioni con i processi chimici, compresi quelli che influenzano le concentrazioni di ozono, e risulta quindi cruciale.
L’ossido di alluminio (Al2O3): una delle sostanze perfette per la realizzazione di questi aerosol
Per aumentare quindi la riflessione della luce e dell’energia solare nello spazio vengono studiati materiali che abbiano:
- un’elevata capacità di diffondere la luce;
- una lunga permanenza nella stratosfera;
- una minima alterazione chimica dell’atmosfera;
- dei costi di produzione accettabili.
In base a recenti pubblicazioni scientifiche tra le sostanze candidate per la realizzazione di questi aerosol da immettere in quantità massicce nella stratosfera compaiono:
- i solfati (H₂SO₄);
- il carbonato di calcio (CaCO₃);
- il biossido di titanio (TiO₂);
- il diamante sintetico;
- l’ossido di alluminio (Al₂O₃).
Leggendo questo elenco di sostanze salta subito all’occhio l’ossido di allumino. Perché?
Perché sono già alcuni anni che viene immesso negli strati più alti dell’atmosfera in grandi quantità.
SpaceX Starlink
Ricordiamo che Starlink è la mega-costellazione di satelliti in orbita bassa (Low Earth Orbit) sviluppata dall’azienda statunitense SpaceX, di proprietà del multimiliardario Elon Reeve Musk.
Secondo la rivista specializzata in finanza Forbes, al 12 giugno 2026, con un patrimonio stimato di 1100 miliardi di dollari, Elon Musk è la persona più ricca della storia contemporanea, avendo raggiunto per la prima volta la cifra di 1000 miliardi di dollari. Tale status è durato pochi giorni ed era legato alla sopravvalutazione delle azioni SpaceX in seguito alla procedura di quotazione iniziale delle azioni della sua azienda SpaceX in borsa.
La costellazione satellitare privata Starlink sulla carta è progettata per fornire connessione internet a banda larga globale ad altissima velocità e bassa latenza.

Uno dei secondi utilizzi della rete satellitare Starlink: Starshield
Starshield è una divisione della filiale Starlink di SpaceX che crea e immette satelliti a bassa orbita terrestre (Low Earth Orbit) appositamente costruiti progettati per fornire nuove capacità spaziali militari al governo statunitense e a quelli alleati.
Il progetto Starshield è stato adattato dalla rete di comunicazione globale Starlink, portando funzionalità aggiuntive come:
- il tracciamento di un bersaglio militare (o civile);
- la ricognizione ottica e radio
- l’allarme missilistico precoce.
In parole povere la rete Starlink è uno strumento di guerra, utilizzato attivamente per il controllo e la ricerca di possibili bersagli.
I clienti primari di Starshield includono la “Space Development Agency” (l’Agenzia per lo Sviluppo Spaziale), il “National Reconnaissance Office” (l’Ufficio Nazionale di Ricognizione) e la “United States Space Force” (USSF).
A partire dal 2025, almeno 183 satelliti Starshield sono stati lanciati, con l’ultimo lotto di 22 satelliti lanciato nell’aprile 2025 come parte di NROL-145: un elenco di satelliti gestiti National Reconnaissance Office (NRO) statunitense. Tali missioni sono generalmente classificate, in modo che i loro scopi esatti e gli elementi orbitali non siano pubblicati.
Secondo quanto riferito, il progetto principale per cui SpaceX sarebbe in lizza riguarda i contratti relativi al sistema d’arma spaziale “Golden Dome”, un sistema di difesa missilistica multistrato pianificato per gli Stati Uniti, destinato a rilevare e distruggere missili balistici, ipersonici e da crociera prima del lancio o durante il loro volo.
Un non dichiarato (ma effettivo e in atto) altro effetto della rete satellitare Starlink: l’oscuramento della luce del Sole
Perché sosteniamo questo, che Starlink serva a oscurare la luce del Sole?
Semplicemente perché il sistematico lancio e rientro pianificato di migliaia di satelliti all’anno, progettati per avere una vita media di soli 5 anni se tutto va bene, è già in atto a partire dal 2019.
Ognuno di questi satelliti quando finisce il carburante di cui è equipaggiato per rimanere in orbita bassa rientra in atmosfera (5-6 anni), brucia e si disintegra.
I dati più affidabili sono che per un satellite medio del peso di 250 Kg circa, molto simile ai primi satelliti Starlink v1.0, è costituito per motivi di leggerezza e riduzione del peso da circa il 30% di leghe di alluminio. Questo si traduce nella presenza di 75 Kg circa di alluminio all’interno di questo satellite preso come esempio.
Una simulazione riportata in un importante studio scientifico dell’11 giugno 2024 conclude che circa il 32% dell’alluminio viene convertito in ossido di alluminio (Al₂O₃) durante la disintegrazione che avviene durante il rientro nell’atmosfera terrestre a fine vita.
Data l’elevatissima velocità di rientro dei satelliti nell’atmosfera terrestre, la disintegrazione di questi è frutto del semplice attrito con le molecole d’aria che costituiscono l’atmosfera del nostro pianeta (qui entra in gioco l’ossigeno).
I satelliti Starlink rientrano nell’atmosfera a una velocità tipicamente compresa tra circa 7,5 e 7,9 km/s, cioè 27.000–28.500 km/h, fino a quando l’attrito atmosferico inizia a rallentarli rapidamente.
Poco prima del rientro completo, a circa 120 km di quota, i veicoli spaziali hanno velocità tipiche di 28.000 km/h.
Per questi motivi un satellite di circa 250 Kg in massa (assimilabile ai vecchi Starlink v1.0), costituiti da circa 75 Kg di alluminio, producono e rilasciano nell’alta atmosfera 29,8 kg circa di nanoparticelle di ossido di alluminio ognuno.
Nanoparticelle, ovvero particelle formate da aggregati molecolari con un diametro compreso indicativamente fra 1 e 100 nm (nanometri) cioè dimensioni sulla scala del miliardesimo di metro o del milionesimo di millimetro.
Abbiamo già trattato in parte questo argomento in un articolo del 20 marzo 2026 dal titolo Superati i 10 0000 satelliti Starlink attualmente in orbita.
Ma quanto ossido di alluminio è stato rilasciato ad oggi nella stratosfera dal 2019?
Quanto ne sarà rilasciato quando tutti i satelliti in orbita attualmente rientreranno alla fine della loro vita programmata?
Centinaia e centinaia di tonnellate di ossido di alluminio immesse nella stratosfera
Utilizzando i dati di dominio pubblico e facendo una stima in base alle proporzioni sopra dettagliatamente riportate per ogni singolo satellite Starlink in orbita, possiamo realizzare questa semplice tabella:
| ANNO | STARLINK LANCIATI | TIPOLOGIA MODELLO STARLINK | MASSA TIPICA SINGOLO SATELLITE | SATELLITI GIA’ RIENTRATI IN ATMOSFERA | MASSA COMPLESSIVAIMMESSA IN ORBITA [tonnellate] | STIMA OSSIDO DI ALLUMINIO CHE SARA’ DI SICURO IMMESSO [tonnellate] | STIMA OSSIDO DI ALLUMINIO GIA’ RILASCIATO [tonnellate] |
| 2019 | 120 | 60 x v0.9 60 x v1.0 | 227 Kg v0.9 260 Kg v1.0 | 0 | 29,2 | 3,5 | 0,0 |
| 2020 | 773 | 773 x v1.0 | 260 Kg v1.0 | 46 | 201 | 24,1 | 0,1 |
| 2021 | 989 | ~494 x v1.0 ~495 x v1.5 | 260 Kg v1.0 295 Kg v1.5 | 78 | 274,5 | 32,9 | 2,6 |
| 2022 | 1720 | 1720 x v1.5 | 295 Kg v1.5 | 100 | 507,4 | 60,9 | 3,5 |
| 2023 | 1790 | ~300 x v1.5 ~ 1490 x v2Mini | 295 Kg v1.5 ~580 Kg v2Mini | 88 | 952,7 | 114,3 | 5,8 |
| 2024 | 2400 | 2400 x v2Mini | ~580 Kg v2Mini | 308 | 1392 | 167,0 | 25,4 |
| 2025 | 3030 | ~2350 x v2Mini ~680 x DTC | ~580 Kg v2Mini 800 Kg DTC | 657 | 1907 | 228,8 | 54,2 |
| 2026 (fino al 15/07) | 1730 | ~1600 x v2Mini ~130 x DTC | ~580 Kg v2Mini 800 Kg DTC | 275 | 1032 | 123,8 | 22,7 |
| Totale 12552 | Totale 1508 | Totale 6295,8 | Totale 755,5 | Totale 114,3 |
Dai risultati sopra mostrati si può capire cosa accadrà.
E parliamo solo della megacostellazione satellitare Starlink.
12 552 satelliti Starlink equivalgono a una massa complessiva di 6 296 tonnellate immesse in orbita, delle quali con sicurezza si trasformeranno in 755,5 tonnellate di ossido di alluminio che permarrà nella stratosfera.
Alla data di oggi, sono già deorbitati 1508 satelliti Starlink e la loro disintegrazione ha immesso nella stratosfera circa 114,3 tonnellate di nanoparticelle ossido di alluminio, senza calcolare tutte le altre sostanze che costituiscono la maggior parte della massa.
Anche le altre sostanze che compongono i satelliti sono metalliche: a contatto con l’ossigeno dell’atmosfera si ossidano, dando origine a nanoparticelle altamente riflettenti.
L’impatto in orbita delle nanopolveri costituito da queste altre sostanze è molto difficile da calcolare e prevedere senza degli studi appositi, ma sappiamo a grandi linee che gli Starlink e i satelliti in generale sono costituiti anche da ferro, titanio, magnesio e rame.
Ad esempio il biossido di titanio (TiO₂) è un’altra sostanza che è stata indicata come un potente agente di aumento della riflessione della luce solare nello spazio. Un importante agente per la Stratospheric Aerosol Injection (SAI).
6300 tonnellate circa di nanoparticelle totali, di cui 755,5 di ossido di alluminio saranno immesse con sicurezza entro 5 anni dall’ultimo satellite lanciato.

Queste appena viste sono quantità efficaci per oscurare la luce del Sole?
Le quantità di ossido di alluminio ad oggi presenti e che si immetteranno nel futuro sono efficaci al fine di regolare con efficacia la quantità di luce solare che arriverà sulla superficie terrestre?
La risposta per ora è no.
Ma in minima parte già lo stanno facendo dato che sono attualmente presenti nella stratosfera.
Lo studio più recente del 2024 (Microphysical Interactions Determine the Effectiveness of Solar Radiation Modification via Stratospheric Solid Particle Injection) calcola l’efficacia dei vari materiali rilasciati nella stratosfera.
Nel modello presentato all’interno di questo studio è riportato che immettendo 5 milioni di tonnellate ogni anno si manterrebbe nella stratosfera un carico medio di circa 6 milioni di tonnellate, ottenendo una diminuzione della radiazione incidente equivalente a circa 0,68 watt per metro quadrato.
Per ottenere una riduzione dell’irraggiamento solare di 1 watt al metro quadrato di raffreddamento radiativo sarebbero necessari circa 7 360 000 tonnellate di ossido di alluminio all’anno.
Ma allora quale è il problema?
Il problema è che quella che oggi è la megacostellazione satellitare più numerosa presente in orbita bassa (LEO), Starlink, è solo una delle numerose costellazioni satellitari private e non che sono e che saranno immesse in orbita.
Ecco alcuni numeri disponibili alla data di oggi:
- Starlink (SpaceX), 12500 già immessi in orbita (richiesta fino a 1 000 000), dispiegamento iniziato;
- Project Kuiper (Amazon), 3.236 satelliti, dispiegamento iniziato;
- OneWeb (Eutelsat), 648 satelliti (prima generazione), completata;
- Guowang (GW) (China SatNet), 12.992 satelliti, dispiegamento iniziato;
- Qianfan (G60) (Shanghai Spacecom), ~15.000 satelliti, dispiegamento iniziato;
- Lightspeed (Telesat), 198 satelliti, in preparazione;
- AST SpaceMobile, 243 satelliti, primi satelliti già operativi;
- Rivada Outernet (Rivada Space Networks) 600 satelliti, annunciata;
- Blue Origin TeraWave (Blue Origin), 5.408 satelliti, annunciata;
Totale: circa 50.325 satelliti immessi e da immettere nell’orbita terrestre bassa (LEO).
Non solo, ci sono altre costellazioni satellitari di minore entità numerica che non sono state inserite in questo elenco, come IRIS² (Unione Europea), Sateliot (Spagna), Xona, Kepler Communications, Lynk Global, OQ Technology, Lacuna, Fleet, Kinéis.
Un semplice paragone: se circa 12500 satelliti Starlink apportano una quantità di 755,5 tonnellate di ossido di alluminio in orbita, altri 50 300 satelliti ne apporteranno in aggiunta altre 3 040 tonnellate. Questa è certamente solo una stima grossolana.
Non dimentichiamoci che per mantenere un certo numero effettivo di satelliti operativi in orbita, ogni 5-6 anni (questa è la durata stimata di un satellite di questo tipo) rientreranno dall’orbita un certo numero di satelliti che devono poi essere sostituiti.
È stato pianificato e innescato un ciclo di caduta e rilancio di satelliti che durerà a tempo indeterminato.
Ci avviciniamo pericolosamente a quei numeri ritenuti “efficaci” per oscurare la luce del Sole?
Silla carta no, non ci si avvicina nemmeno a quelle quantità (milioni di tonnellate), ma il processo è già in atto ed è un esperimento mai tentato prima dall’uomo.
Nessuno sa se sia necessaria effettivamente una quantità di molto inferiore di nanopolveri per ottenere lo stesso effetto.
Anche perché le reali intenzioni di chi gestisce queste aziende e ciò che sarà praticato realmente nel prossimo futuro non le possiamo sapere.
Oscurare la luce del Sole
Ora nel prossimo futuro avremo senza dubbi internet in tutto il globo, ma forse non splenderà più la luce del Sole come siamo abituati a vederla e come la natura da sempre ci ha offerto senza nulla chiedere in cambio.
La riduzione sarà certamente graduale come graduale è l’immissione nella stratosfera di questi materiali artificiali.
Questo che sta accadendo si potrebbe chiamare con una parola forse più adeguata: INQUINAMENTO.
Le reali conseguenze di queste azioni di modifica dell’ambiente planetario nessuno può prevederle con sicurezza, certamente non coloro che hanno un portafoglio e mire capitalistiche al posto di un cuore umano.
Andrea Macchiarini
22 luglio 2026



