La connessione tra l’attività solare e il clima estremo sulla Terra
Pubblicato il 2 Luglio 2026
Pubblicato il 2 Luglio 2026
La connessione tra l'attività solare e il clima estremo sulla Terra

Tutti stiamo vedendo, anzi vivendo gli effetti di una intensa ondata di caldo sull’Europa, iniziata già nella metà di giugno 2026.

Temperature record, elevatissime anche di 10-15, addirittura 20°c oltre la media stagionale estiva si sono verificate a fine giugno in tutta l’Europa centrale ma in particolare in Francia e Germania. Il 23 giugno 2026 è stato il giorno più caldo mai registrato in Francia.

Ecco solo alcuni esempi di temperature record registrate recentemente in località francesi, manifestatesi solamente a pochissimi giorni dall’inizio dell’estate:

  • Les Herbiers, 44,7°c;
  • Surin, 44,3°c;
  • Pissos, 44,3°c.

Queste sono tutte località situate molto più a nord rispetto alla catena montuosa delle Alpi.

Un altro dato che ha dell’incredibile: in diverse zone francesi di notte le temperature minime non sono scese sotto i 30 gradi. Questo valore, per le medie di quelle zone di fine giugno è considerato record come temperatura massima di giorno!

Cosa significa questo?
Tutto il clima planetario è collegato, siamo avvolti all’interno di un’unica complessa atmosfera terrestre.
Che questa ondata europea di caldo record precoce derivi da un “lontano” fenomeno climatico denominato “El Niño”, in formazione attualmente sull’Oceano Pacifico?

El Niño 2026

Un super El Niño, molto simile a quello del 1997, si sta formando a partire dai primi giorni di giugno 2026 nell’Oceano Pacifico.

Il fenomeno climatico periodico conosciuto come El Niño, tecnicamente denominato con la sigla ENSO (El Niño-Southern Oscillation), provoca negli anni in cui si sviluppa un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale (America Latina) nei mesi di dicembre e gennaio.
La media dell’osservazione del suo sviluppo è di circa cinque anni, con un periodo statisticamente variabile fra i tre e i sette anni.

Il “Centro di Previsioni Climatiche” (Climate Prediction Centre) del “Servizio Meteorologico Nazionale” statunitense (National Wheater Service) ha attivato il suo sistema di allarme a seguito della rilevazione della formazione di questo fenomeno climatologico globale.

Le previsioni “ufficiali” sono quelle che El Niño si intensifichi nell’inverno dell’emisfero settentrionale 2026-2027. L’alta fiducia nell’intensificazione di El Niño è anche legata al contenuto anomalo di elevato calore oceanico e all’espansione delle anomalie del vento occidentale attraverso l’Oceano Pacifico equatoriale.
C’è il 63% di possibilità di un El Niño molto forte durante novembre 2026 – gennaio 2027, che si collocherebbe tra i più grandi eventi di El Niño nel record storico a partire dal 1950.

La connessione tra l'attività solare e il clima estremo sulla Terra
Rappresentazione grafica del surriscaldamento della temperatura dell’acqua a largo delle coste del Sud America nell’Oceano Pacifico. Fenomeno denominato comunemente “El Niño”.

Le conseguenze climatiche planetarie della sua presenza

Il fenomeno provoca “normalmente” inondazioni nelle aree direttamente interessate, ma anche siccità nelle zone più lontane da esso e altre perturbazioni che variano a ogni sua manifestazione. I paesi che dipendono fortemente dall’agricoltura e dalla pesca, in particolare quelli che si affacciano sull’Oceano Pacifico, ne sono i più colpiti, sebbene si ritenga possa avere effetti anche su scala globale attraverso modificazioni della circolazione atmosferica in tutto il pianeta.

Un El Niño di eccezionale intensità aumenta questi fenomeni e le zone interessate in maniera imprevedibile.

La nascita periodica di El Niño dipende dall’attività del Sole

I titoli dei giornali di tutto il mondo del mese di giugno 2026 sono pieni di notizie sul fatto che un super El Niño si sta formando nell’Oceano Pacifico. La notizia che vogliamo portare in evidenza qui è che un fisico solare ha previsto la sua formazione ben 3 anni fa.

Trovata una “connessione inaspettata” tra l’attività del Sole ed El Niño

In un documento del 2023, Robert Leamon della NASA e l’Università del Maryland (Contea di Baltimore U.S.A.) hanno fatto una previsione sorprendente: il prossimo El Niño sarebbe arrivato nel 2026.
Questa deduzione è stata basata sull’osservazione “dell’evento di terminazione” (The Termination Event), un evento di natura magnetica sul Sole che indica la fine di un ciclo solare e l’inizio del successivo.

Con una media degli ultimi cinque cicli solari in “cicli standard” e proiettandoli in avanti, Leamon ha scoperto che El Niño si forma circa cinque anni dopo un “evento di terminazione” magnetico. Il più recente di questi è avvenuto nel dicembre 2021, dando modo ai ricercatori di far prevedere il prossimo El Niño esattamente nel 2026.
Il modello che hanno creato in base a queste osservazioni non dice nulla sulla forza e intensità di questo El Niño 2026, ma il tempismo è azzeccato.

Leamon e il suo collega Scott McIntosh avevano precedentemente dimostrato che ogni “evento di terminazione” dagli anni ’60 in poi coincideva con un cambio da El Niño (riscaldamento anomalo delle acque oceaniche) a La Niña (raffreddamento anomalo delle acque oceaniche). Il loro lavoro ha previsto correttamente l’inizio di una tripla ondata di La Niña nel 2020 e ha rivelato una connessione inaspettata tra il Sole e l’ENSO (El Niño-Southern Oscillation).

Cos’è il “l’evento di terminazione” solare?

È un’idea, una ipotesi, relativamente nuova nella fisica solare sostenuta dai ricercatori McIntosh e dal collega Bob Leamon dell’Università del Maryland (Contea di Baltimora U.S.A.). Secondo i due scienziati, vaste bande orizzontali di magnetismo si muovono verticalmente ortogonali all’asse di rotazione sulla superficie del Sole.
Quando le bande di carica opposta si scontrano all’altezza dell’equatore, si annullano per via della loro carica magnetica opposta (o “terminano”). Non c’è esplosione, si tratta di magnetismo. Tuttavia, è stato osservato che il verificarsi di questo evento può avviare il prossimo ciclo solare con una “marcia più alta”.

Grafico rappresentante le bande orizzontali di magnetismo solare presente sulla sua superficie. È possibile vedere un’animazione dell’evento di terminazione a questo link. (Crediti: spaceweatherarchive.com)

Non comprendiamo ancora la connessione tra Sole e pianeta Terra

Nessuno sa come il Sole eserciti il controllo e la sua influenza sull’ENSO, cioè su quei fenomeni denominati comunemente El Niño e La Niña (riscaldamento e raffreddamento delle acque oceaniche).
La maggior parte dei ricercatori nelle loro ipotesi favorisce i modelli “top-down” (alto-basso): l’attività solare altererebbe gli strati superiori dell’atmosfera terrestre, provocando cambiamenti che si propagano verso il basso fino a influenzare le condizioni meteorologiche che osserviamo vicino alla superficie terrestre. Tuttavia, il meccanismo effettivo rimane sconosciuto.

Inizialmente (2021), Leamon e McIntosh ritenevano che la causa fosse da ricercarsi nei raggi cosmici. L’intensità dei raggi cosmici galattici in arrivo sulla Terra varia in base al ciclo solare e influenzano la ionizzazione dell’atmosfera terrestre. Successivamente, però (2023), lo stesso Leamon ha smentito questa l’ipotesi, sottolineando che la tempistica non quadrava. Attualmente propende per una correlazione con l’attività geomagnetica.

La ricerca di una connessione Sole-El Niño è vecchia quanto la scoperta di El Niño stesso.
Il fisico britannico Sir Gilbert Walker, che scoprì la “Southern Oscillation” (il SO in ENSO) nei primi anni del 1900, cercò e non riuscì a trovare un collegamento con le macchie solari. Durante il XX secolo, anche altri ricercatori hanno faticato a trovare e stabilire questa connessione. L’evento di terminazione, tuttavia, è un nuovo concetto articolato da McIntosh e Leamon in una serie di pubblicazioni scientifiche a partire da 10 anni fa, quindi abbastanza recente. Finora queste ricerche sembrano funzionare bene nella previsione dei cicli solari e potrebbero rivelarsi efficaci anche per le previsioni dei fenomeni di El Niño (ENSO).

Ci vorranno più di una o due previsioni azzeccate per rafforzare la fiducia in questo modello, ma è un buon inizio.

Il “regnante” del Sistema solare

Il clima globale terrestre (e di tutti gli altri pianeti del Sistema solare) dipende quasi esclusivamente da una sola cosa: il Sole.

Ciò non toglie che l’attuale civiltà umana, nazioni industrializzate in primis, con lo sconsiderato inquinamento generalizzato che sta portando avanti su più livelli in tutti i fronti (oceani, mari, fiumi, laghi, terreni, atmosfera e spazio orbitale), sta operando di fatto per rendere più acuti e intensi gli effetti climatici estremi che si stanno verificando.

Ricordo che la nostra stella rappresenta in massa circa il 99,86% della massa totale dell’intero Sistema solare.
Inoltre tutta questa massa è coinvolta nelle naturali reazioni di fusione nucleare, trasformazioni di materia e di energia, che modificano unendo gli atomi e rilasciando grandi quantità di energia sottoforma di tutto lo spettro dell’energia elettromagnetica.
La restante parte dello 0,14% della massa del Sistema solare comprende tutti gli altri corpi celesti: pianeti, pianeti nani, satelliti, asteroidi e comete.

Andrea Macchiarini

2 luglio 2026

Fonti e riferimenti


Immagine in evidenza:

https://svs.gsfc.nasa.gov/30551/



Immagini utilizzate:

https://spaceweatherarchive.com/2021/06/11/the-termination-event/



Bibliografia e siti internet consultati:

https://spaceweather.com/archive.php?view=1&day=15&month=05&year=2026

https://www.infoclimat.fr/actualites/bqs/14030/bilan-m-ampeacutet-ampeacuteo-du-mardi-23-juin-2026.html

https://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/enso_advisory/ensodisc.shtml

https://svs.gsfc.nasa.gov/30551/

https://spaceweatherarchive.com/2021/06/11/the-termination-event/

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