
PILLOLE DI SAN FRANCESCO
Spogliarsi non è libertà, è perdita.
È il momento in cui una persona smette di reggere la vita che aveva imparato a sostenere; è il punto in cui le mediazioni non funzionano più e la distanza tra ciò che sei e ciò che gli altri vogliono che tu sia diventa insopportabile. Prima di diventare un’icona, prima di essere raccontato come un gesto profetico, lo spogliarsi di Francesco è una crisi reale, concreta, sociale. non nasce dalla forza, ma dall’esaurimento; non nasce da una vocazione chiara, ma da un conflitto che non trova più parole.
Francesco non si spoglia perché forte, si spoglia perché non ce la fa più a reggere il peso di una vita che non gli appartiene: il peso delle aspettative del padre, delle trattative, delle spiegazioni; il peso di una normalità che per gli altri è rassicurante per lui è soffocante lo spogliarsi arriva quando una persona non può più mediare, quando capisce che continuare a spiegarsi significherebbe tradirsi, quando sente che ogni tentativo di restare dentro una vita già scritta diventa una forma di menzogna Francesco non sceglie Dio contro il padre-questa è una semplificazione comoda-ma sceglie di non appartenere più a un sistema di valori che lo definisce solo in base a ciò che possiede produce o restituisce.

C’è un momento, in tutto questo, in cui Francesco si accorge che non sta solo lasciando spazio agli altri, ma sta imparando qualcosa su di sé. Fino a quel momento aveva pensato che la povertà consiste nel rinunciare alle cose; poi aveva capito che significava rinunciare anche al prestigio. Ora scopre che la povertà più sottile è rinunciare a sentirsi indispensabile. È accettare che ciò che ami possa vivere anche senza il tuo controllo, è aver fiducia che ciò che è nato da un atto sincero non abbia bisogno di essere sorvegliato per restare vivo.
All’inizio questa consapevolezza gli fa male, perché c’è sempre una parte del cuore che vorrebbe restare al centro, che vorrebbe essere cercata, consultata, confermata. Non è vanità: è bisogno umano, è il desiderio di sentirsi necessario.
Francesco lo riconosce e non lo giudica. si guarda dentro con onestà e ammette che lasciar andare non è facile. Quando i fratelli prendono decisioni senza chiedere nulla, sente un colpo; quando una scelta viene compiuta in modo diverso da come avrebbe fatto lui, sente una fitta.
Quando qualcuno interpreta la sua esperienza in modo più rigido o più morbido, prova un misto di orgoglio e disagio. Eppure, invece di reagire, lui resta. Osserva. Si lascia attraversare da quella sensazione e, pian piano, capisce che la fraternità non è una semplice copia della sua storia personale: è una storia nuova, costruita anche dagli altri e questo non toglie valore all’inizio, anzi, lo rende più grande…


Inizia quindi a guardare i fratelli con uno sguardo diverso.
Non più come quelli che devono vivere come lui, ma come uomini che stanno cercando Dio a modo loro. Alcuni saranno più radicali, altri più fragili; alcuni faranno scelte che lui non avrebbe mai fatto, ma sente che non è più il suo compito uniformare tutto. Il suo unico compito, ora, e restare fedele alla propria verità.
Scopre così che l’amore vero non trattiene, ma sostiene. Non Controlla, accompagna non impone, ispira.
RIFLESSIONI
Si conosce e si scopre un Francesco diverso, un santo che ha vissuto tutto quello che viviamo noi, con i nostri problemi, le nostre difficoltà le nostre paure, insicurezze, ma l’osservare in silenzio e la contemplazione di ciò che realmente osservi lo ha fatto diventare unico.
Simile a Gesù anche nelle gesta, mette a nudo tutto quello che un chiamato attraversa durante il suo risveglio.


Questo pezzetto tratto dal libro L’eresia di Francesco scritto da un sacerdote Cosimo Schena, mette Francesco sotto una veste ancora più profonda, la chiamata, il percorso turbolento e le crisi di un santo che divenne uomo fino in fondo, magari il suo spirito, come dicono in altri libri è accostato a quello del profeta Elia, ma se nasci santo e il mondo di porta via, nella confusione e nella ricchezza come è successo a lui, lo spirito può vacillare e per riuscire a riprendere la via ha dovuto affrontare crisi d’ identità e combattere per diventare veramente ciò che è diventato. Ci vuole tanta, tanta fede e coraggio.
San Francesco è un esempio di come si può vincere il mondo passando per crisi e difficoltà interiori.
Con amore e affetto,
Roberto Ghirelli
8 giugno 2026




