
Facendo seguito a Vesta: un frammento di un mondo perduto, andremo ora ad approfondire l’importante significato di un importante dato già riportato. Questo è una delle prove indirette dello sconvolgimento avvenuto circa 100 milioni di anni fa all’interno del nostro Sistema solare: la distruzione del pianeta-Luce Mallona.
Per fare ciò però è necessario prima capire con poche e semplici parole cosa siano quei frammenti di roccia spaziale che gli scienziati hanno chiamato “meteoriti HED“.
Cosa sono le meteoriti HED
Innanzitutto sono meteoriti: piccoli asteroidi, frammenti di roccie spaziali più grandi e detriti che nel loro vagare nello spazio interplanetario del Sistema solare sono stati catturati dal campo gravitazionale del nostro pianeta e, attraversando l’atmosfera terrestre, sono arrivati fino al suolo senza essere distrutti.
La sigla “HED” è un acronimo derivante dalle iniziali dei nomi relativi alla loro composizione. Deriva infatti dalle parole “Howarditi, Eucriti, Diogeniti“: sono i tre gruppi principali di tipologie di roccia di cui sono composte.
Le meteoriti HED rappresentano meno del 2% di tutte le meteoriti recuperate dai ricercatori sulla superficie terrestre, ma circa il 5% di tutte le meteoriti di cui è stata osservata la caduta. Parliamo comunque di 1246 meteoriti HED ritrovate e studiate.
Da dove hanno origine le meteoriti HED?
Ecco rispondendo a questa domanda già ci stiamo avvicinando a capire un’importante connessione tra queste meteoriti e i grandi corpi rocciosi della “fascia principale degli asteroidi“, zona esistente tra le orbite del pianeta Marte e del pianeta Giove.
Già nel 1970 si notò per la prima volta che l’analisi spettroscopica, realizzata tramite i telescopi più potenti, della luce emessa dall’asteroide 4 Vesta assomigliava ai risultati delle analisi spettroscopiche realizzate in laboratorio delle meteoriti HED.
Brevemente l’analisi spettroscopica consiste nello studiare nel dettaglio la “luce” (energia elettromagnetica) che viene fatta rimbalzare su un dato materiale. In base allo studio approfondito della composizione dello spettro elettromagnetico della “luce” riflessa di un dato materiale, è possibile capire se quello stesso materiale è presente sia a pochi centimentri di distanza (es. laboratorio) oppure a milioni di chilometri di distanza (es. nello spazio).
Con l’avanzare delle indagini spettroscopiche sulla fascia degli asteroidi, nel 1985 è diventato sempre più evidente che lo spettro dell’asteroide Vesta era unico tra i 500 asteroidi più grandi che la compongono. Nel 1977 l’asteroide Vesta è diventato ulteriormente accettato come il corpo genitore delle meteoriti HED.
Inoltre nel corso di molti anni, questa ipotesi è stata rafforzata dalle successive misurazioni spettrali di Vesta, comprese le osservazioni di rotazione utilizzando il telescopio spaziale Hubble, che ha rivelato delle regioni da cui si pensava che la provenienza di meteoriti HED fosse più concentrata.
Per decenni si è ritenuto che Vesta fosse spettralmente unico, l’unico candidato conosciuto come corpo genitore delle meteoriti HED ritrovate.
Invece scoperte più recenti di un numero limitato di altri asteroidi appartenenti alla fascia principale, con caratteristiche spettrali simili a quelle di Vesta, consentono ora la possibilità di avere altre fonti di origine per alcune meteoriti HED.
Con il passare degli anni e con il susseguirsi degli studi astronomici e geologici su questo specifico settore è stato riconosciuto che Vesta ha un’orbita attorno al Sole tale da rendere difficile il trasferimento dei suoi detriti di impatto con il nostro pianeta, perché questi detriti entrerebbero in risonanza con la forte attrazione gravitazionale del pianeta Giove.
L’asteroide Vesta e la sua “famiglia” di asteroidi
Questo problema sopra riportato, riguardante il fatto che gli asteroidi provenienti dalla zona di spazio attorno a Vesta non possano entrare in collisione con il nostro pianeta data la fortissima presenza gravitazionale del pianeta Giove, è stato superato dalla scoperta di numerosi asteroidi della stessa tipologia costitutiva di Vesta, chiamati i “vestoidi”.
La famiglia di asteroidi di Vesta (o vestoidi) è un grande e importante raggruppamento di molti asteroidi aventi in comune la loro composizione superficiale, in base alle osservazioni spettrografiche.
Approssimativamente è stato calcolato che il 6% degli asteroidi della fascia principale appartiene a questa famiglia.
Un numero considerevole visto che, in base alle stime realizzate dagli astronomi, la fascia principale degli asteroidi sarebbe popolata da circa 1,1-1,9 milioni di asteroidi più grandi di 1 km circa e milioni di milioni di asteroidi di piccole dimensioni.
Ad oggi sono stati catalogati circa 1 157 490 asteroidi appartenenti alla fascia principale.
Inoltre la famiglia di asteroidi “di Vesta”, costituita come minimo da decine di migliaia di corpi rocciosi vaganti nello spazio aventi tutti la stessa composizione superficiale, è popolata generalmente da asteroidi di dimensioni inferiori ai 10 km, aventi una analisi del loro spettro elettromagnetico molto simile alle meteoriti HED ritrovate sulla Terra.
Il legame di questi asteroidi “vestoidi” con Vesta è apparentemente inconfutabile in quanto risiedono strettamente negli stessi piani di inclinazione e eccentricità orbitale di Vesta stesso. Nel complesso, più di 13 000 asteroidi sono assegnati come collegati dinamicamente a Vesta, pari a oltre il 10% di tutti gli asteroidi con orbite comprese tra le 2,1 e 2,5 UA di distanza dal Sole.
A causa della probabilità che gli asteroidi “vestoidi” raggiungano la Terra attraverso la semplice migrazione nello spazio, agli astronomi sembra plausibile che Vesta sia davvero il corpo genitore della maggior parte delle meteoriti HED.
Da notare che durante degli studi negli anni ’90 un certo numero di piccoli corpi simili alle meteoriti HED sono stati trovati anche nelle orbite che si avvicinano alla Terra.

Nessuna meteorite HED ritrovata ha trascorso nello spazio più di 100 milioni di anni
Dopo questa doverosa introduzione sulle meteoriti HED e sulla loro provenienza accertata dall’asteroide Vesta (e dal gruppo di asteroidi daventi stessa composizione denominati “vestoidi”) eccoci arrivati al punto cruciale che vorremmo esporre in questo articolo.
Sulla base delle misurazioni di laboratorio dell’esposizione di tutte le meteoriti HED ai raggi cosmici si deduce che la maggior parte dei meteoriti HED siano nati da diversi eventi di impatto distinti.
Grazie ad un primo studio del 1995 di datazione su di essi è stato rilevato che abbiano trascorso nello spazio interplanetario dai 6 ai 73 milioni di anni circa prima di cadere sulla superficie del nostro pianeta.
Una specifica pubblicazione scientifica realizzata nel 2010 assegna alle meteoriti HED una permanenza nello spazio che va dai 10 ai 100 milioni di anni.
Inoltre un ulteriore pubblicazione scientifica più recente di marzo 2025 parla di intervalli di tempo di permanenza nello spazio delle meteoriti HED che vanno dai 2,5 ai 97 milioni di anni (con un margine di tolleranza massimo di ±7 milioni di anni).
Quindi possiamo assumere come valido, in base alle varie misurazioni realizzati da diversi gruppi di ricerca, una permanenza delle meteoriti HED nello spazio interplanetario del Sistema solare che va dai 2,5 ai 100 milioni di anni.
Sorge logica una domanda. Ma se la cosiddetta “fascia principale degli asteroidi” sarebbe secondo le teorie astronomiche più accreditate un “pianeta mancato”, ovvero sarebbe composta da roccie spaziali rimasti li ferme e inerti fin dalla formazione del Sistema solare, incapaci di formare un pianeta,
perchè le meteoriti HED, frammenti provenienti da questa fascia,
dimostrano tutte una permanenza nello spazio così geologicamente recente?
Sarebbe logico trovare meteoriti HED che abbiano sulla loro superficie “segni” di un’esposizione ai raggi cosmici magari di 120, 150, 170, 200, 300, 500, 700 milioni di anni, o anche magari di 1, 2 o 3 miliardi di anni.
E invece no. La permanenza nello spazio di tutti gli asteroidi HED ritrovati, provenienti dalla fascia principale degli asteroidi, è breve e relativamente recente (a livello geologico).
La recente origine dello sciame di detriti nello spazio del Sistema solare
Ricordiamo che il nostro Sistema solare è stato rilevato che abbia una età di 4,6 miliardi di anni circa. Per la precisione il meteorite più antico trovato e analizzato in laboratorio ha dimostrato di avere un’età di 4568,4 milioni di anni.
Ora confrontando l’intervallo, risultante dalle misurazioni, di 2,5-100 milioni di anni di permanenza nello spazio delle meteoriti HED con l’età che dovrebbe avere la fascia principale degli asteroidi, cioè 4500 milioni di anni circa, questo non combacia assolutamente.
Il periodo di 100 milioni di anni fa in confronto a 4500 milioni di anni rappresenta un qualcosa avvenuto molto di recente.
Facendo un semplice paragone in proporzione, ipotizzando per assurdo che il Sistema solare fosse nato un mese fa, l’evento che ha originato le meteoriti HED si sarebbe generato appena 16 ore fa.
È certamente logico supporre che tutti gli eventi che abbiano originato le meteoriti HED, fino a causarne l’arrivo sul nostro pianeta, siano avvenuti dai 100 milioni di anni fa in poi.
O per meglio dire è lecito supporre che tutti gli eventi di impatto fisico all’interno della “fascia principale degli asteroidi”, da cui hanno avuto origine le meteoriti HED, si siano originati a partire da 100 milioni di anni fa.
Andrea Macchiarini
5 gennaio 2026
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