Muroc 1954: l’incontro taciuto (seconda parte)
Pubblicato il 4 Dicembre 2025
Pubblicato il 4 Dicembre 2025
Muroc 1954 l'incontro taciuto seconda parte

I contributi successivi

Dopo la fondamentale indagine di MOORE e BERLITZ, intervenuta ad un quarto di secolo dall’evento, negli anni successivi sul presunto incontro di Muroc e soprattutto sui suoi contenuti vi sono stati altri contributi ad opera dei cosiddetti “rivelatori” o “insiders”, personaggi con un passato negli apparati militari o di intelligence degli Stati Uniti, i quali – venuti in possesso di informazioni coperte da nulla osta di segretezza (spesso ai massimi livelli) in virtù degli incarichi ricoperti – hanno cominciato a diffondere tali informazioni al pubblico in conferenze ed articoli. 

Il loro profilo professionale non è immune da ombre, talvolta, e si ritiene che le informazioni diffuse dai rivelatori possano costituire un tassello di una sofisticata strategia di disinformazione posta in atto dai servizi di intelligence. Perciò quanto da essi riportato va preso con estrema cautela.

Sul punto specifico dell’incontro di Muroc, raccogliamo e riferiamo le seguenti dichiarazioni:

William Milton COOPER: ex militare statunitense, con accesso a documenti Top Secret, affermava che nel 1953 furono rilevate tre astronavi aliene in orbita terrestre. Tramite comunicazioni codificate (progetti “Sigma” e “Plato”), fu organizzato un incontro a Muroc con una razza aliena di tipo Grigio. Una seconda razza umanoide aveva messo in guardia gli USA, chiedendo di evitare il contatto con i Grigi, fermare lo sfruttamento delle risorse naturali e disarmarsi. Tuttavia, l’incontro avvenne lo stesso e portò a un accordo: in cambio di tecnologia, gli alieni potevano costruire basi sotterranee e raccogliere campioni biologici. La reazione inaspettata dei civili presenti spinse Eisenhower a mantenere segreta l’esistenza degli alieni.

Philip SCHNEIDER: Ingegnere, geologo ed esperto di esplosivi, sosteneva di aver lavorato per il Governo alla costruzione delle basi S-4 (presso l’Area 51) e Los Alamos. Confermava la circostanza del trattato (cosidetto “Greada”) fra EISENHOWER e gli alieni ed i termini dello stesso, aggiungendo che agli alieni sarebbe stato consentito di prelevare campioni animali ed umani, per poter sperimentare su di essi le loro tecniche di impianto, a condizione che al Governo degli Stati Uniti fossero forniti i dettagli completi delle persone coinvolte. In realtà presto i Grigi cominciarono a dare informative incomplete su tali attività.

Remote viewers: Alcuni individui, addestrati dal fisico Hal Puthoff a sviluppare capacità psichiche di visione a distanza e impiegati in programmi segreti governativi, furono utilizzati per missioni di spionaggio e per esplorare eventi passati. Uno di loro, in uno stato di visione astrale, rivisse l’incontro di Muroc, rivelando che i Grigi volevano accelerare lo sviluppo umano tramite tecnologia, in preparazione a eventi catastrofici previsti attorno all’anno 2000. Tali eventi sarebbero stati causati dal passaggio ciclico (ogni 25.000 anni) della Terra vicino all’orbita di un pianeta extrasolare, il quale avrebbe trascinato con sé uno sciame di asteroidi. Solo un’umanità tecnologicamente avanzata avrebbe potuto difendersi. Queste informazioni sono riportate in un libro del 1997 del ricercatore Jim Marrs, antecedente alla diffusione delle teorie su Nibiru e il calendario Maya.

Testimone X: all’audizione del “Citizens Hearing for Disclosure”, svoltasi tra aprile e maggio 2013 presso il National Press Club di Washington, un testimone anonimo di 77 anni – intervistato dal ricercatore Richard DOLAN – ha confermato il contatto che sarebbe avvenuto tra l’Amministrazione USA e gli alieni durante la Presidenza di “Ike” ed il ruolo assunto dalla facility poi divenuta nota come “Area 51”.

Le caratteristiche salienti di un contatto ufficiale


Non siamo ovviamente in grado di confermare la veridicità del presunto incontro di Muroc, dal momento che non sono mai state reperite evidenze documentali di ciò ed anche le rivelazioni successive potrebbero essere considerate come l’elaborazione romanzata, per finalità di disinformazione, di una semplice “voce”. Di certo vi è la poco chiara assenza del Presidente EISENHOWER dallo Smoke Three Ranch nella notte tra il 20 ed il 21 febbraio 1954, ma tutto questo certamente non è sufficiente ad arguire un incontro segreto con gli alieni.

La vicenda è tuttavia importante sotto un altro profilo, che potremmo definire xenologico, per usare la definizione coniata da Roberto PINOTTI.

In altri termini, l’episodio di Muroc, che sia vero oppure no, assume valenza paradigmatica perché – a differenza dei casi di contatto o rapimento che lo hanno preceduto e seguito e che hanno sempre coinvolto gente comune, priva di incarichi istituzionali – qui vi è un contatto ufficiale, che riguarda ed investe la massima autorità politica di un paese, il quale – per essere il solo a quel momento dotato di un armamento atomico della massima capacità distruttiva (la bomba H) – era sicuramente la maggiore potenza militare del pianeta Terra; ed anche quello con la più solida economia, in quanto uscito vincitore dal secondo conflitto mondiale.

Pertanto la vicenda di Muroc diviene modello ed esempio di come potrebbe essere gestito un primo contatto a livello ufficiale. Dall’esame della prima ed essenziale versione dei fatti è possibile enucleare le seguenti caratteristiche salienti:

1) PREPARAZIONE: un incontro che si svolga in una base militare non può che essere stato previamente concordato. Non dimentichiamo che fino a quel momento il comportamento dei “dischi volanti” apparsi su installazioni missilistiche e basi militari era stato fortemente elusivo, caratterizzato dal loro rapido dileguarsi alla prima, immancabile apparizione dei caccia intercettori. Pertanto l’atterraggio nel perimetro di una base militare, cioè all’immediata portata del “nemico”, sarebbe stato in aperta controtendenza con il contegno precedente, a meno che i piloti delle aeronavi aliene non avessero ricevuto formali assicurazioni che non vi sarebbe stata alcuna aggressione nei loro confronti. E ciò implica di necessità che fosse stata previamente espletata una duplice attività:

a) ricerca scientifica: è di tutta evidenza che l’approccio con una civiltà extraterrestre non poteva prescindere da una impostazione che permettesse di superare i limiti (se non addirittura i dogmi) dell’orizzonte scientifico di quel momento e compiere i primi esperimenti intesi ad individuare: 1) una comune forma espressiva (cioè un “linguaggio”); 2) un mezzo tecnico di comunicazione condiviso (onde radio, impulsi sonori o luminosi, raggi laser).

b) attivita’ diplomatica: la sola ricerca scientifica non sarebbe stata sufficiente, dal momento che occorreva anche dare un “indirizzo” al contatto e cioè sviluppare un’opzione di metodo; stabilire dunque anzitutto, in maniera condivisa, le regole a cui sottomettere le varie fasi del contatto e poi l’agenda dell’incontro vero e proprio. E’ infatti impensabile che il Presidente degli Stati Uniti potesse essere ammesso ad un incontro bilaterale di simile livello senza che vi fosse stato, a monte, un lavoro diplomatico di qualche natura finalizzato a circoscrivere gli ambiti e le finalità dell’incontro, dalle questioni pratiche più immediate (alloggio e sicurezza della delegazione), a quelle concernenti il cerimoniale (scambio di doni: in tal senso potrebbe per esempio essere inquadrata la visita dell’interno delle aeronavi aliene organizzata a beneficio di un gruppo di alti ufficiali dell’esercito americano) per giungere infine alla finalizzazione dell’incontro (la redazione di un trattato, o di una lettera di intenti, con tutte le problematiche connesse: lingua ufficiale, limiti soggettivi ed oggettivi di applicazione, criteri pacifici di risoluzione delle controversie sulle questioni di interpretazione, etc.).

2) SICUREZZA: ovviamente vi era l’esigenza di garantire che, per tutta la durata dell’incontro, sarebbe stata assicurata l’incolumità fisica dei visitatori alieni e la salvaguardia dei loro mezzi. Sotto tale profilo l’incontro in una base militare, completamente recintata e sorvegliata da guardie armate all’interno ed all’esterno del perimetro, con il virtuale azzeramento della possibilità di intromissioni non desiderate, rappresentava (allora come oggi) la migliore opzione.

3) SEGRETEZZA: logico corollario del requisito di cui al punto che precede, posto che una base militare è per definizione un luogo dal quale vengono tenuti lontano tutti coloro che non siano autorizzati; inoltre dette basi, per meglio preservare la non immediata conoscibilità delle questioni militari, che attengono – come è ovvio – alla sicurezza nazionale, vengono spesso stabilite in luoghi remoti, isolati, di confine (come nel caso di Muroc, in pieno territorio desertico). Ma, a ben vedere, una simile esigenza poteva essere avvertita come più pressante proprio dalle autorità degli Stati Uniti, piuttosto che dalla rappresentanza aliena, non volendo evidentemente le prime mostrare agli occhi del mondo, e più ancora del nemico sovietico, la propria inferiorità al cospetto della soverchiante tecnologia extraterrestre.

4) RAPPRESENTATIVITA’: una società improntata a principi democratici quale quella statunitense non poteva confinare una questione di tale importanza – il primo contatto con una civiltà aliena – alla sola competenza dei militari; ed ecco perciò che alla base di Muroc venne ammessa una ristretta, selezionata rappresentanza di civili, ciascuno espressione di gruppi od organismi che ricoprivano (ed ancora ricoprono) un ruolo fondamentale nell’articolazione degli orientamenti culturali di una società pluralista (una istituzione scientifica o think tank, il mondo della stampa o “quarto potere” e la comunità religiosa): con tutta probabilità agli stessi venne assegnato il compito di una simbolica presenza o forse anche una funzione consultiva nei confronti del Presidente; neppure va dimenticato che la presenza di questo ristretto gruppo aveva probabilmente pure una finalità più sottile, ben al di là del ruolo di testimone dell’evento, vale a dire quella di fungere da cartina di tornasole delle possibili reazioni della società civile dinanzi ad un evento di tale epocale importanza.



Conclusioni

In definitiva, le caratteristiche che è possibile estrapolare dall’architettura dell’evento di Muroc, così come ci è stato descritto nelle sue linee essenziali, assumono un’oggettiva validità nel quadro di un incontro a livello ufficiale con una delegazione aliena. Anzi, esse appaiono così appropriate che – con riferimento a questo episodio della storia ufologica – si potrebbe richiamare una ricorrente espressione di Pinotti e sostenere che “se non è vero, è sicuramente ben pensato”.

Solo per citare un esempio, l’attività di preparazione sotto il profilo dell’indagine scientifica come pure l’aspetto della riservatezza (in chiave di filtro preliminare rispetto alla diffusione della notizia), sono state previste anche nel SETI Post detection protocol, con un ruolo dominante assegnato questa volta alla comunità scientifica. Egualmente viene attribuita efficacia e rilevanza alla sicurezza, alla rappresentatività ed all’attività diplomatica nei punti 8, 9 e 10 del Protocollo di contatto elaborato dal CETI in Italia.

Quello che è certo è che occorre non soltanto un approccio multidisciplinare alla questione, con la confluenza dell’impegno e delle energie di personalità competenti nei diversi settori interessati, ma più in generale un cambio di paradigma nei metodi e negli obiettivi dell’umanità intera, poiché chi potrebbe avere interesse a stabilire un contatto con la popolazione di un Pianeta incline all’inganno, alla violenza ed alla prevaricazione?

Mi pare quindi appropriato chiudere questo intervento con la citazione testuale di un passo di un articolo di Roberto PINOTTI apparso su “UFO International Magazine” dell’aprile di quest’anno: “Se davvero la Terra fosse da tempo sotto una osservazione discreta da parte di civiltà aliene, il nostro tradizionale e diffuso atteggiamento di violenza, sfruttamento e prevaricazione facilmente documentabile giorno per giorno attraverso i nostri telegiornali non costituisce certo un titolo di merito o di affidabilità e indurrebbe qualunque visitatore extraterrestre ad un approccio cauto e distaccato nei confronti dell’umanità”.

Adattamento da articolo originale:

Fercoli, ragazzo di 15 anni

04 dicembre 2025

Bibliografia e fonti

Fonte: “Muroc 1954: l’incontro taciuto” di Gaetano Anaclerio

https://www.cunpugliabasilicata.it/articoli/muroc-1954-lincontro-taciuto/

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