
Mishima Yukio e i dischi volanti: tra letteratura, cosmologia e utopia della pace
Chi era Mishima Yukio
Yukio Mishima (三島由紀夫, 1925-1970), pseudonimo di Kimitake Hiraoka, è stato uno dei più grandi e controversi scrittori giapponesi del Novecento. Romanziere, drammaturgo, poeta, saggista e perfino uomo d’azione, ha incarnato come pochi la tensione tra modernità e tradizione, spirito e corpo, bellezza e morte.
Autore di capolavori come Confessioni di una maschera (1949), Il padiglione d’oro (1956) e la tetralogia Il mare della fertilità (1965-1970), Mishima è ricordato anche per la sua tragica fine: il seppuku rituale del 25 novembre 1970, dopo un fallito appello al ripristino dei valori imperiali del Giappone.
Tuttavia, accanto alla sua immagine di scrittore austero e nazionalista, esiste un lato meno noto, quasi incredibile: quello di appassionato di UFO e di vita extraterrestre.
Mishima e i dischi volanti

«L’estate, la stagione dei dischi volanti, è alle porte…»
Con queste parole, Mishima Yukio apriva nel 1957 un curioso saggio pubblicato su Uchūki (Spacecraft), la rivista ufficiale della Japan Flying Saucer Research Association (JFSA). Fondata due anni prima da Arai Kin’ichi, ex tecnico radar e pioniere dell’ufologia nipponica, l’associazione contava oltre mille membri – tra cui scrittori, scienziati e musicisti – tutti accomunati dal desiderio di scrutare il cielo in cerca di misteri.
Mishima, affascinato dall’idea di incontrare una civiltà extraterrestre, partecipò con entusiasmo alle attività della JFSA. Nell’estate del 1957 prese parte a un evento di osservazione a Hibiya, Tokyo, e durante un viaggio negli Stati Uniti continuò la sua personale “caccia agli UFO”, armato di un grande telescopio.
Nel giugno dello stesso anno, Mishima Yukio partecipò a un evento di osservazione del cielo a Hibiya, nel cuore di Tokyo, insieme ai membri della Japan Flying Saucer Research Association (JFSA). L’autore, già allora una figura celebre nella cultura giapponese, si distinse per il suo entusiasmo: secondo il fondatore Arai Kin’ichi, Mishima si presentava sempre con un enorme telescopio, pronto a scrutare il cielo nella speranza di avvistare un disco volante.
Durante lo stesso anno, continuò le sue ricerche persino durante un viaggio negli Stati Uniti, segno di un interesse genuino e duraturo per il fenomeno UFO.
Mishima Yukio e l’avvistamento del “sigaro volante”
Qualche anno più tardi, nel maggio del 1960, Mishima Yukio raccontò sulla rivista Fujin kurabu (Club delle donne) di aver visto, insieme alla moglie, un misterioso oggetto a forma di sigaro nel cielo sopra la loro casa a Ōta, Tokyo.
L’episodio lo colpì a tal punto da ispirare, due anni dopo, uno dei suoi romanzi più singolari: Utsukushii hoshi (Una bella stella).
Nel libro, Mishima racconta la storia di una famiglia giapponese che, dopo aver assistito alla visione di un disco volante, scopre di provenire da diversi pianeti del Sistema Solare: Marte, Giove, Mercurio e Venere.
I quattro decidono di fondare un movimento per la pace universale, opponendosi a un gruppo di alieni ostili che desiderano la distruzione dell’umanità.
Sotto la trama surreale si cela una profonda allegoria del mondo post-bellico e della minaccia nucleare.
Il messaggio è chiaro: l’umanità ha bisogno di uno sguardo esterno, “alieno”, per comprendere la propria follia autodistruttiva.
Il romanzo riprende i temi etici della JFSA, che nel 1957 aveva proclamato un manifesto per la pace universale e contro la corsa agli armamenti nucleari. In una scena, la famiglia protagonista scrive una lettera al leader sovietico Nikita Khrushchev per chiedere la fine dei test atomici — episodio ispirato a un’iniziativa realmente promossa dalla JFSA.
Pur non essendo mai del tutto convinto di aver davvero visto un UFO, Mishima mantenne vivo il ricordo di quelle esperienze. In un commosso tributo del 1964, pubblicato sull’ Asahi Shimbun in memoria del drammaturgo e amico Kitamura Komatsu, scrisse con ironica tenerezza:
“Anche se alla fine non sono stato in grado di vedere un disco volante, mi sono goduto l’esperienza più preziosa della pura amicizia.”
In quelle parole si nasconde il Mishima più umano: il romantico osservatore delle stelle, in cerca di una verità oltre la Terra e oltre sé stesso.
UFO per la pace
Mishima era comunque fermamente convinto dell’esistenza degli UFO e Arai, il capo della JFSA, era altrettanto certo che fossero reali, nonostante non li avesse visti di persona, tanto che lavorò duramente per raccogliere informazioni su di loro.
Appassionato di meteorologia, astronomia e aviazione, dopo il conflitto, lo stesso Arai si impiegò al Ministero delle Finanze e poi gestì una libreria a Shinagawa. Fu lì che, nel 1954, scoprì la traduzione giapponese di Flying Saucers Have Landed di George Adamski, lettura che accese il suo interesse per gli UFO.
Negli anni ’50, infatti, il fenomeno UFO catturava l’interesse del mondo: George Adamski affermava di essere salito a bordo di un disco volante e di aver parlato con alieni provenienti da Venere. Il boom degli UFO era iniziato alcuni anni prima con i resoconti dei media secondo cui l’aviatore statunitense Kenneth Arnold aveva visto nove oggetti luminosi volare nel cielo mentre viaggiava nel suo aereo il 24 giugno 1947.
Arai si interessò immediatamente, seppur scettico sul fatto che le affermazioni di Adamski potessero resistere all’esame scientifico e ritenne necessario creare un luogo di studio serio e discussione scientifica sugli UFO, portandolo a fondare la Japan Flying Saucer Research Association (JFSA).
Nell’edizione inaugurale della rivista ufficiale della JFSA, si sottolineava che in Giappone mancava un vero organismo di ricerca sugli UFO, e che questi venivano spesso considerati sogni o allucinazioni. Tuttavia, indagare la loro esistenza non era “antiscientifico”: raccogliere rapporti da tutto il mondo e discuterne con strumenti scientifici rappresentava, anche come associazione amatoriale, un contributo pionieristico alla storia dei viaggi nello spazio.

L’obiettivo principale di Arai Kin’ichi e della JFSA era promuovere la pace mondiale e proteggere il futuro dell’umanità, temendo che la Guerra Fredda potesse sfociare in un conflitto globale. Nel 1957, per il secondo anniversario dell’associazione, la JFSA pubblicò una dichiarazione congiunta di “pace universale”, denunciando la corsa agli armamenti nucleari e invitando gli stati a superare le divisioni. Nello stesso anno, dopo aver appreso di un possibile lancio nucleare sovietico verso la Luna, la JSFA consegnò un documento all’ambasciatore dell’URSS per chiederne l’annullamento. Questi eventi ispirarono Mishima nel romanzo Utsukushii hoshi, dove i protagonisti scrivono a Khrushchev per fermare i test nucleari, riflettendo l’impegno pacifista della JFSA.
Un centro UFO in Giappone: l’eredità di Arai Kin’ichi
Dopo la morte di Arai nel 2002, la sua immensa collezione — circa 3.000 documenti, libri e oggetti legati al fenomeno UFO — fu donata all’UFO Fureaikan, un museo di Fukushima che continua a preservare il suo lavoro. Già in vita, Arai aveva fondato una biblioteca a Shinagawa, Tokyo, per condividere le sue ricerche con il pubblico: un gesto che rifletteva la sua convinzione che la conoscenza dovesse essere aperta e condivisa.

L’UFO Fureaikan fu inaugurato nel 1992, finanziato da una delle sovvenzioni di 100 milioni di yen pagate ai comuni di tutto il Giappone nel tentativo del governo di rivitalizzare le regioni.
Si trova su una collina chiamata Senganmori, nota per i numerosi avvistamenti di oggetti luminosi nei cieli.

Si dice che il Senganmori a forma di piramide abbia un forte campo magnetico e rocce che assomigliano a una balena, a un moai dell’Isola di Pasqua e ad altre forme curiose. Intorno a Senganmori — e in un raggio di circa 40 chilometri — si concentra un numero insolito di segnalazioni di fenomeni inspiegabili, il che ha contribuito a consolidarne la fama di “punto di potere”.
Il museo fu diretto per molti anni dal ricercatore Kinoshita Tsugio, amico e collaboratore di Arai. Kinoshita, che racconta di aver assistito personalmente a diversi avvistamenti — il primo nel 1972, durante un’escursione in montagna — ha sempre cercato di promuovere un approccio aperto ma razionale allo studio degli UFO. Secondo lui, l’importante non è stabilire subito se un avvistamento sia “vero” o “falso”, ma ascoltare con rispetto le testimonianze, perché ogni esperienza può diventare una porta d’accesso verso nuove curiosità scientifiche, tecnologiche o filosofiche.
“Non sappiamo se le persone abbiano davvero visto un UFO”, diceva Kinoshita, “ma se smettiamo di ascoltarle, smettiamo anche di guardare il cielo. E chi non guarda il cielo, non vedrà mai un UFO.”
Un’eredità di curiosità e speranza
Oggi l’UFO Fureaikan di Fukushima non è soltanto un museo di curiosità: è una finestra sul modo in cui il Giappone del dopoguerra ha cercato di conciliare scienza, immaginazione e spiritualità.


Nel sogno dei dischi volanti, Arai e Mishima vedevano non solo il mistero del cosmo, ma anche la possibilità di una pace universale, un mondo capace di superare le divisioni grazie a uno sguardo rivolto al cielo.
Forse è proprio questo il messaggio più duraturo della Japan Flying Saucer Research Association: che la ricerca della verità — scientifica, artistica o spirituale — comincia sempre da un atto semplice e rivoluzionario:
Alzare gli occhi e guardare il cielo.
Maria Assunta Bettelli
24 novembre 2025



