
Il 22 ottobre 2025 si è tenuta la conferenza stampa dal titolo “Majorana-Pelizza. È tempo di agire” nella sala “Caduti di Nassirya” di Palazzo Madama a Roma sul mistero irrisolto di Ettore Majorana.
Il grande fisico teorico italiano (definito “un genio” dal premio Nobel Enrico Fermi e non solo) scomparve misteriosamente durante un viaggio nella sua Sicilia nel 1938, senza lasciare alcuna traccia. Da allora si sono moltiplicate le illazioni – dal suicidio alla fuga in Argentina – e le ricostruzioni.
Ma esiste anche un’altra ipotetica versione di questa vicenda, che vede il geniale scienziato eremita in convento, continuare in segreto la sua opera di ricerca con l’aiuto di un collaboratore, Rolando Pelizza, al quale affida l’incarico di realizzare una macchina speciale, capace di fare meraviglie: come ad esempio produrre energia pulita illimitata grazie a una nuova fisica.
Ed è proprio questo il tema della Conferenza Stampa tenutasi il 22 ottobre 2025, alle ore 12:00, nella sala “Caduti di Nassirya” di Palazzo Madama dove, su iniziativa del vicepresidente del Senato, Sen. Gian Marco Centinaio, la giornalista Sabrina Pieragostini ha ricostruito questa incredibile vicenda sulla base di una mole impressionante di documenti: lettere autografe di Ettore Majorana successive alla sua scomparsa, video della macchina in funzione, interviste ai testimoni oculari, dichiarazioni scritte di autorevoli ricercatori scientifici.

Con lei, lo scrittore Alfredo Ravelli, autore dell’importante e voluminoso libro, una vera e propria enciclopedia dal titolo “Majorana-Pelizza il segreto svelato”, che per oltre quarant’anni ha seguito questa vicenda raccogliendo in merito testimonianze e documentazioni.
Sarà proprio Ravelli con cinque libri scritti sul caso Majorana-Pelizza, a chiedere l’attenzione della comunità scientifica e sensibilizzare il mondo politico sulle potenziali implicazioni che la “macchina di Majorana” potrebbe avere su scala planetaria:
«È arrivato il momento di agire e di rendere pubblici
tutti i documenti ancora secretati dal Governo italiano».
Questo è lo slogan dell’oggetto della conferenza.
Tra i relatori, si aggiunge la presenza di Monsignor Gianfranco Basti, attualmente professore emerito di filosofia della natura e della scienza presso la Pontificia Università Lateranense, la dottoressa Roberta Rio storica e scienziata, l’ingegnere Francesco Alessandrini (entrambi autori di ricerche e libri che hanno trattato questo medesimo argomento) e Alberto Lori ricercatore e presidente di Spazio Tesla.
Alla Conferenza Stampa hanno partecipato anche il giornalista Rino Di Stefano e il professor Carlo Tralamazza, autori di importanti pubblicazioni che contribuiscono a chiarire molti aspetti degli avvenimenti accaduti.
Importanti personalità del mondo della politica, della scienza e della cultura, che si sono interessati a questa vicenda negli ultimi anni, sono state invitate a partecipare a questa conferenza stampa: un’importante occasione per mettere a fuoco questi eventi, tanto rivoluzionari da essere considerati i più importanti dal dopoguerra ai giorni nostri!
Quindi è arrivata fino al Senato la cosiddetta “macchina di Majorana”
Questa “macchina” consiste in un dispositivo in grado di annichilire la materia, produrre energia infinita, trasformare la gommapiuma in oro e persino ringiovanire le persone!
La giornalista e relatrice dell’incontro, Sabrina Pieragostini, ha definito la vicenda molto complessa, molto lunga e per molti versi, incredibile, pazzesca, assurda, secondo la quale, gli aggettivi si possono sprecare, ma non di meno un racconto, una vicenda che è suffragata da una mole impressionante di documenti che vanno appunto a sostenere la narrazione.
Tutti questi documenti sono contenuti in questo copioso libro, una vera e propria opera in questione.

Il professore Erasmo Recami che è stato riconosciuto a livello mondiale come il principale biografo di Ettore Majorana, cita: ”Si è trattato di un fisico teorico grandissimo, che non si è basato su fatti sperimentali per le sue deduzioni, ma vi è pervenuto solo attraverso mezzi speculativi. Non aveva bisogno e non ha fatto esperimenti perché la sua mente era meglio dei più grandi e più precisi strumenti. Quindi Majorana“, diceva Recami, “è un grande acrobata mentale che ha fatto compiere giganteschi passi in avanti alla fisica.”
Continua Sabrina Pieragostini, limitandosi a ricordare che i “neutrini” di Majorana sono al centro degli studi, che adesso vengono effettuati al Gran Sasso in Italia, in Giappone, negli Stati Uniti; quindi lo scienziato italiano, ha sicuramente anticipato di parecchi decenni, possiamo dire di un secolo, gli studi attuali.
Si aggiunge un altro concetto da lui introdotto, il “fermione”. Anche su questo ci sono ora studi teorici e sperimentali, i quali dicono che sono fondamentali per la costruzione dei computer quantici. Quindi veramente un genio probabilmente incompreso ai suoi tempi e un genio acclamato oggi che appunto i suoi studi stanno diventando di estrema attualità.
Per aiutare a capire qualcosa di più della fisica di Ettore Majorana, interviene monsignor Basti in veste anche di ricercatore per lo sviluppo di modelli di reti neurali; lo è stato prima presso l’Istituto dei circuiti elettronici del CNR di Genova, per l’Istituto di Fisica Nucleare di Torvergata a Roma e per l’Agenzia Spaziale Italiana. Adesso sta lavorando allo sviluppo di un rivoluzionario computer ottico iperveloce presso uno spin-off dell’area di ricerca del CNR di Bologna.
Nel suo intervento, monsignor Basti, esprime le sue considerazioni in merito ai contributi di Majorana.
Accennando al concetto di “particella di Majorana” in campo quantico, al concetto dei “neutrini” e quindi di “fermioni”, si può arrivare a trovare la spiegazione della materia oscura.
Ma questa resta un’ipotesi da confermare.
Dove invece l’ipotesi è già confermata, dice Basti, è per l’applicazione quantistica. Perché il campo di Majorana ha la caratteristica di mantenere l’ordinamento, attraverso il quale si possono realizzare computer quantistici. Quindi il computer quantistico basato sull’effetto Majorana, funziona ed è sperimentalmente provato: altrimenti i computer non funzionerebbero. A livello di fisica fondamentale sostiene che invece è ancora un’ipotesi, non avendo il controllo sperimentale.
La giornalista Pieragostini, continua ad evidenziare le fasi cruciali dell’esistenza di Ettore Majorana, il quale nel 1938 scompare nel nulla dopo un viaggio in Sicilia: non è stato più visto scendere dal piroscafo che avrebbe dovuto riportarlo a Napoli durante il ritorno.
Da quel momento scattarono ovviamente le ricerche, venne coinvolta la polizia fascista perché si trattava di un personaggio di grande rilievo a livello nazionale, ma di lui non si trova più nessuna traccia, né vivo né morto.
Da qui si inizieranno a fare mille ipotesi, illazioni, supposizioni in cui ad esempio, può essersi suicidato, oppure forse è stato rapito da una potenza straniera, oppure è scappato in Argentina: tante ricostruzioni che però mancano di elementi documentali fino poi ad arrivare al 2011, quando compare la biografia parziale, perché si ferma fino al 1992, di Rolando Pelizza a cura proprio di Alfredo Ravelli. E in questa biografia Pelizza, che all’epoca era un imprenditore ancora in attività, dice di aver conosciuto Ettore Majorana in un convento del sud Italia nel 1958 e di aver continuato a lavorare con lui per molti anni, per la costruzione di una macchina particolare.

La macchina che domina la materia
Una macchina che Majorana, vivendo da eremita o comunque in clausura in questo convento, aveva immaginato nella sua mente come una pura opera speculativa; ovviamente senza avere gli strumenti e i mezzi per poterla costruire, cercava una persona adatta per aiutarlo a questo scopo e trova in Pelizza, questo giovane all’epoca ventenne, la persona giusta per lui. Quindi chiede a Pelizza di costruire la macchina e verificare se davvero funzionasse.
Già nel 2001 Majorana autorizza per lettera Pelizza a rendere pubblica la loro collaborazione, anche se poi questo in realtà avverrà più tardi; sempre nella stessa lettera gli chiede di comunicare al mondo per quale motivo si è ritirato a vita privata e dice: “Desidero che tu sia il mio portavoce. Da ora, se lo riterrai opportuno, sei libero di usare il mio nome, di divulgare i nostri rapporti, gli scritti e le fotografie. Se lo farai, ti prego di rivelare i veri motivi che mi hanno spinto ad allontanarmi da tutti per dedicarmi allo studio, nella speranza di arrivare in tempo e poter dimostrare al mondo scientifico che esistevano alternative importanti e senza pericoli. Purtroppo tu ben sai che non sono arrivato in tempo, pur avendo alternative migliori che a tutt’ora non sono servite a nulla”.
La giornalista osserva e sottolinea l’espressione “alternative migliori” usata da Majorana, che sta ad indicare evidentemente, alternative all’energia atomica, che ha dimostrato purtroppo di avere anche effetti nefasti; dove la sua alternativa è appunto questa macchina, senza pericoli che stava costruendo con Pelizza.
E tale costruzione, avanzata da Pelizza e raccontata da Alfredo Ravelli, dice la Pieragostini, si basa su un numero molto importante di elementi, di documenti, di prove.
Ci sono 13 lettere manoscritte di Ettore Majorana a Pelizza, ci sono fotografie scattate in vari anni a distanza di tempo.

Sul retro, una dedica datata “Italia 5 agosto 1996” riporta “Al mio antico allievo, in attesa della quarta fase, affettuosamente Ettore”.
C’è anche un filmato in cui si vede Pelizza in compagnia di Ettore Majorana e ovviamente documenti, prove, che Alfredo ha voluto verificare prima di tutti; era lui il primo ad essere così incredulo di fronte a queste affermazioni e tutte sono state quindi sottoposte a perizie da parte di esperti riconosciuti a livello nazionale.

Le lettere cartacee manoscritte
Per quanto riguarda le lettere manoscritte, la perizia è stata effettuata dalla dottoressa grafologa Chantal Sala, mentre per la parte fotografica e video è intervenuto l’ingegnere Vitiello, importante esperto che lavora per circa centotrenta procure un Italia.
Nel suo intervento, il biografo Alfredo Ravelli ci tiene in modo particolare a sottolineare che lui ed altri, possiedono decine e decine di prove, in parte reperite personalmente, in parte fornite appunto dallo stesso Pelizza.
Documenti altamente rilevanti, come le lettere inviate da Majorana a Pelizza, dove si legge testualmente una delle perizie depositata in tribunale dal professor Recami, dove viene appunto riconosciuto che tale lettera “è stata vergata dalla mano del Sig.re Ettore Majorana”.
Rolando Pelizza aveva consegnato di persona fotografie di Ettore Majorana risalenti a trenta, quaranta e cinquanta anni successivi alla sua scomparsa, tutte sempre convalidate da perizie.
Lo stesso Recami ha consegnato fotografie di Majorana antecedenti la sua scomparsa, e con una perizia di 67 pagine, l’ingegnere Vitiello ha messo la sua firma dicendo: “Io sono un professionista, lavoro con le procure, questa perizia non può essere contrastata da nessuno, se qualcuno volesse contrastarla, si rivolga direttamente a me!“
All’interno di questa perizia sono contenuti ben 672 punti, relativi alle varie fotografie riportate in questa relazione tecnica.
Nella conclusione finale dichiara: “È emerso quindi che i risultati delle analisi effettuate evidenziano una significativa, apprezzabile e omogenea uguaglianza, coincidenza, corrispondenza, somiglianza e familiarità tra i caratteri dei volti in esame inclusi tutti i singoli punti di analisi, che infatti coincidevano“.
Prove su prove…
La dottoressa Pieragostini, sottolinea il fatto che non esistono soltanto numerosissimi documenti fotografici, video e lettere di corrispondenza tra i due personaggi in questione, ma anche documenti ufficiali firmati dalle più alte cariche di alcuni Stati come Italia, Stati Uniti, Belgio e anche appartenenti alla NATO. Ci sono poi dei cablogrammi segreti intercorsi tra l’ambasciata americana a Roma e il governo americano diffusi da Wikileaks, che chiunque può consultare e verificare.
Ci sono atti giudiziari, tantissime conferme da parte appunto di testimoni ascoltati, intervistati e registrati che negli anni non hanno mai cambiato versione. Da aggiungere alle “prove” anche i reperti fisici: quando questi esperimenti venivano effettuati da Pelizza, spesso poi lasciava nelle mani dei testimoni i ricordi. Infatti ci sono dei testimoni tuttora viventi, che conservano in modo molto geloso questi reperti.
L’unico momento in cui il pubblico ha potuto conoscere direttamente da Rolando Pelizza l’intera vicenda, è stato nel 2018 durante un importante convegno che si è tenuto a Pavia, nella sala della Biblioteca Universitaria; insieme a Rolando Pelizza, c’erano alcuni di questi reperti che sono stati toccati con mano, con la presenza anche del professore svizzero Carlo Tralamazza, un docente di informatica, che in origine risultava totalmente scettico a riguardo. Successivamente condividendo fasi di realizzazione della suddetta macchina, con Pelizza, di fronte alle evidenze, ha dovuto ammettere che l’impossibile era possibile, dichiarandolo anche nei suoi libri.

In virtù dell’esistenza di questa mole di innumerevoli prove, Alfredo Ravelli invita gli organi competenti ad effettuare ulteriori verifiche proprio perché sostiene che non serve credere o meno sulla base di pregiudizi e/o concezioni, occorre necessariamente studiare il caso, analizzandolo in maniera del tutto scevra da pregiudizi.
La dottoressa Pieragostini dichiara palesemente che non è corretto dire che la scienza rifiuta la macchina di Majorana, ma è giusto dire che un certo numero di scienziati, tra cui quelli presenti alla conferenza come la dottoressa Rio e il dottor Alessandrini, il professor Tralamazza e non sono gli unici, ritengono che sia una cosa reale!
Questo è un elemento importantissimo da tenere in considerazione.
Nel 1964, Majorana scrisse al suo allievo Pelizza, una lettera che denota il loro tipo di rapporto, dal seguente contenuto:
“Tieni sempre presente il giuramento che abbiamo fatto. Giuramento che per nessun motivo, anche a costo della vita, sarà ceduta come strumento bellico, ma dovrà essere usata esclusivamente al fine di migliorare la nostra esistenza. Come ben sai, la macchina ti permetterà di realizzare le prime quattro fasi. Prima fase, annichilimento controllato della materia. Seconda fase, rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi, quindi produzione di energia. Terza fase, trasmutazione della materia. Quarta fase traslazione della materia.”
Ravelli sottolinea tantissimo, l’importanza delle lettere tra i due protagonisti, perché da queste, si comprende quello che loro avevano in mente di fare per il bene dell’umanità!
Gli esperimenti
Si arriva a parlare del primo esperimento riuscito e questo accadde il 16 giugno del 1976: la prima fase di annichilimento controllato. Ciò significa che si distrugge proprio la materia che si vuole distruggere senza arrivare ad una distruzione generale, una disgregazione localizzata attorno alla quale la restante materia resta integra.
La “distruzione” della materia avviene senza un’esplosione, produce soltanto poco fumo, un po’ di residuo, ma senza alcun danno al resto dell’ambiente circostante.
Questo esperimento viene fatto con una lastra di acciaio spessa 2 cm, fornita dal geometra Taini, uno dei testimoni oculari di questa vicenda.
Esistono anche altri testimoni oculari, come il dottor Mario Calvi, il dottor Bruno Boni all’epoca sindaco di Brescia, Piero Panetta che era un collaboratore di Pelizza e c’erano due colonnelli appartenenti ai servizi segreti, ovvero Massimo Pugliese del SID e il colonnello dei Carabinieri Guido Giuliani (che poi diventerà generale).
Soprattutto per quanto riguarda Pugliese, Pelizza ha fatto in modo di portarlo all’ambasciata USA a Roma, facendo l’esperimento scientifico su reperti forniti dall’addetto dell’ambasciata. Uno di questi riguardava un pezzo di polistirolo posto ad una certa distanza prefissata dalla macchina, dietro una lastra di ferro, a una data distanza dal polistirolo: venne perforata la lastra di ferro, mentre il polistirolo rimase integro.
Pelizza ha sempre fatto questi esperimenti selettivi che poi saranno gli stessi che successivamente farà Ezio Clementel, presidente del CNEN per l’Italia (Comitato Nazionale Energia Nucleare), il quale rimase sbalordito tanto da relazionare il tutto con la sua incredulità.
Tutti gli esperimenti, venivano documentati prima per gli USA poi per l’Italia; l’allora Presidente degli Stati Uniti, Gerald Ford, inviò il suo emissario da Pelizza, offrendogli di partecipare a trattative economiche alle quali Pelizza non accettò mai di partecipare. Nel 1976 arrivò una proposta dal governo USA di un miliardo di dollari, che al tempo corrispondevano a 732 miliardi di lire, in cambio della macchina.
Lui rifiutò, per mantenere fede al giuramento fatto con Majorana.
In una lettera Majorana scrisse a Pelizza: “Sai bene il principio della stessa, generiamo antiparticelle. Nella quantità e qualità da noi desiderata, noi conosciamo bene. Per la quantità di calore che ne deriva, non preoccuparti, ti ho mostrato tutti i calcoli del frenaggio della materia colpita, così si otterrà un annichilimento controllato senza nessun pericolo.”
Durante la conferenza Ravelli invita a considerare un fatto molto significativo: circa tre mesi fa, in un importantissimo laboratorio, è stata scoperta una nano antiparticella, grande un miliardesimo di atomo. Pensando a quanto scritto da Majorana, “generiamo antiparticelle nella quantità e qualità da noi desiderata”, è facile immaginare, come diceva lo stesso Pelizza, che questa fisica era avanti millenni!
La dottoressa Pieragostini, descrive l’importanza del primo esperimento riuscito per quanto riguarda la produzione di energia, fatto per l’Italia, dove era presente l’allora ex sottosegretario alla ricerca scientifica, poi all’istruzione Antonio Mancini, successivamente anche console a Nizza e ambasciatore in Libano, il quale aveva pieni poteri da parte del governo italiano. Pelizza in questa circostanza, riuscì a produrre calore, energia con la suddetta macchina e Mancini esterrefatto, scrisse sulla macchina la frase: “21 marzo 1981, qui inizia una nuova era per l’umanità.“
Nel gennaio 1988 riesce a trasformare – ci sono poi delle immagini, anche se di qualità molto bassa perché provenienti da una VHS vecchissima – un pezzo di polistirolo in un lingotto d’oro.
Seguiranno tantissime altre trasmutazioni e ovviamente, quello che gli chiedono è sempre, l’oro.
Chissà come mai, ogni volta che qualche governo vuole una dimostrazione, chiede sempre di trasformare del materiale vile in qualcosa di prezioso, che sia oro principalmente, platino o terre rare?
Poteva trasformare qualsiasi cosa, come riuscì a trasformare della sabbia in grano, quindi farina con la quale produsse pane.

Nel 2007, il priore del convento dove Majorana si era rifugiato, propose di trasformare in oro 148.000 medagliette di metallo di pochissimo valore da vendere ai pellegrini.
Ravelli pone l’accento sul fatto che Pelizza tutto il tempo della sua missione per la macchina, fu osteggiato dagli Stati Uniti, dall’ambasciata americana a Roma e dai due colonnelli sopracitati. Infatti tutte le trasmutazioni dei vari materiali, le ha eseguite costantemente sotto l’egida degli U.S.A.
Il Vaticano è intervenuto per una sorta di difesa nei suoi confronti. Rilevante fu a tal proposito, quando subentrò il Presidente Bush nel 2007, venne a Roma con una visita a sorpresa, si fermò ore in Vaticano, pare proprio per siglare questo accordo a tre, tra il cardinale Bertone, all’epoca segretario di Stato, Pelizza e appunto il Presidente americano.
Questo accordo prevedeva di creare una quantità abnorme di oro per un valore di 420 milioni di euro. La cui metà sarebbe dovuta andare a Pelizza, ma ovviamente, non vide mai un centesimo di quello che gli venne pattuito.
Venne anche sottoposto a minacce e costrizioni, visse periodi molto duri con conseguenti problemi di salute, perdendo la sua libertà. Fu costretto dalla CIA a produrre materiali pregiati per gli americani fino a quando riuscì in qualche modo a tornare a casa.
Anche il Presidente Obama, chiaramente, si interessa a questa macchina, inviando un suo emissario presso Pelizza. Esistono ovviamente nomi e cognomi a riguardo.
Inoltre con la macchina di Majorana riuscirono a realizzare un’operazione antiterrorismo che lasciò sbigottiti gli americani, i quali si spaventarono un po’: riflettendo sul fatto che se tale strumento fosse finito in mani sbagliate avrebbe potuto essere un’arma abbastanza pericolosa, vollero quindi che la coppia Majorana – Pelizza venisse trasferita negli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato nella conferenza, a questo punto Pelizza non ne vuole più sapere nulla della macchina, perché ha fatto finora una vita complicatissima, costretto anche ad essere lontano dai suoi cari. Soltanto Majorana accetta di trasferirsi negli Stati Uniti, dal 2014 al 2022. La coppia si separa, pur rimanendo in contatto. Da qui Pelizza si ritrova solo ad affrontare tutte le sue vicissitudini in terra italica.
La vita di Rolando Pelizza non è stata affatto di rose e fiori, non ha fatto la vita da ricco imprenditore che avrebbe potuto fare perché era molto benestante – aveva dei brevetti – quindi era veramente un uomo dalla potenziale vita agiata.
Ma la sua scelta di collaborare in questo progetto umanitario con Majorana, lo ha portato a combattere da solo contro gli Stati: un uomo solo contro le angherie, i soprusi e le prevaricazioni di “macchine” molto più grandi di quelle di Majorana.
In sintesi si può asserire e confermare che inizialmente Pelizza abbia subito una fase potremmo dire della “carota”, nella quale si facevano promesse. Veniva un po’ blandito, tramite contratti e garanzie di arricchimento, che però sostanzialmente non venivano mai rispettati. Poi c’è stata una lunga fase del “bastone”, durante la quale ha subito di tutto, anche appunto limitazioni della sua libertà personale, ha subito accuse anche piuttosto infamanti, un mandato di arresto internazionale “per avere costruito una macchina da guerra senza autorizzazione, un raggio della morte.”
Così veniva chiamata questa macchina particolare. Tutte accuse sono successivamente cadute in tutti i processi ed è stato infatti poi completamente assolto. Però per evitare la galera da innocente è stato lontano da casa, all’estero, vivendo per undici anni lontano dalla moglie e dai figli.
Sicuramente non è stata per lui una vita molto piacevole e in seguito quando la sua storia è diventata pubblica, c’è stato un periodo anche di denigrazione, composto da attacchi personali e di prese in giro. Questo lo sappiamo bene perché succedeanche tutt’ora, quindi non ci stupiamo più di tanto.
Una scelta di vita alquanto coraggiosa e complessa quella di Pelizza, che ha portato avanti fino all’anno della sua scomparsa , nel 2022.
La quarta fase, quella della traslazione, viene prima provata su cose inerti, quindi prima su un pezzo di pane secco, perchè questa provoca un passaggio in un’altra dimensione. Secondo quello che appunto racconta Pelizza, il pane secco, torna ad essere fresco.
Poi viene provato sugli animali: una cavia da laboratorio e un cane molto malandato. Entrambi ritornano ringiovaniti.
Majorana vuole eseguire l’esperimento su lui stesso, però sbaglia tempi e modi: fa un tentativo senza la presenza di Pelizza e in questo modo la macchina non funziona.
Da quel momento in poi infatti la macchina funzionerà soltanto alla presenza di Rolando Pelizza.
L’incredibile esperimento su un essere umano riuscirà solo qualche mese dopo. Un fenomeno che ha apparentemente dell’incredibile, fuori da ogni logica nota attualmente all’umanità, ma l’esperimento riesce e Majorana torna ringiovanito da questo breve viaggio in un’altra dimensione, torna cioè ragazzo.
La fase finale della conferenza al Senato
Alfredo Ravelli nella fase conclusiva della conferenza, con profondo sentimento e determinazione si pronuncia dicendo:
“Dopo quindi aver prodotto in questa prestigiosa sede istituzionale direttamente da me e dagli altri autori di tutti i libri scritti su questa vicenda, ricchissimi di documenti comprovanti quanto accaduto dal 1958 ai giorni nostri, supportati da perizie giurate e asseverate in tribunale da notissimi e quotatissimi periti forensi, oltre che da testimoni oculari, ci sono oggetti, reperti, che mostrano gli effetti dell’azione della macchina e anche relazioni di scienziati incaricati dal governo italiano, abbiamo anche impegni di governi a riguardo su questa storia e molto altro.
Pertanto, cosa possiamo fare?
Prima di tutto, in riferimento all’importantissima lettera di Majorana del 1964, in cui chiede a Pelizza di istituire una fondazione utile a gestire questa macchina o perlomeno a farne conoscere la storia, seguendo la sua volontà – non essendo riuscito a realizzarla Pelizza in quanto perseguitato – vogliamo farla noi, come comitato che si va costituendo. L’obiettivo principale di questa fondazione sarà quello di mettere la macchina possibilmente a disposizione del benessere dell’umanità e non permettere mai, mai e poi mai, che venga utilizzata per scopi bellici. Questo era il giuramento che loro avevano fatto e mantenuto anche di fronte a offerte, pressioni, intimidazioni, rapimenti e tutto quello che hanno dovuto subire.
Inoltre auspichiamo di far arrivare in tutte le biblioteche pubbliche italiane, in tutti gli istituti italiani di cultura all’estero, questi libri in modo che chiunque possa documentarsi gratuitamente su questa vicenda e capire quali e quanti misurati benefici la macchina può portare all’intera umanità.
Lanciamo perciò un accorato appello a tutti, partendo ovviamente dalle istituzioni preposte alle quali fa capo il sistema bibliotecario italiano, i ministeri della cultura, istruzione, università, la presidenza del Consiglio dei Ministri.
Che cosa ci aspettiamo che venga fatto?
Di pari passo segue un altro obiettivo importantissimo, quello di studiare e costruire la macchina di Majorana in collaborazione con le università, per dar modo ai ricercatori e scienziati di comprenderne i principi di funzionamento, effettuare test, pubblicare le ricerche e i monitoraggi con i risultati ottenuti.
Noi siamo non solo in grado di costruirla, perché dietro indicazioni di Pelizza con altre due persone abbiamo dato una mano a realizzarla, ma conosciamo anche alcuni particolari tecnici forniti da Rolando Pelizza e alcune indicazioni su come farla funzionare pur senza darci la formula. Sì, è fondamentale sapere questo, cioè che né io né nessun altro possiede la formula per costruirla.
Senza dubbio, conosciamo anche alcuni congegni attualmente funzionanti con altre peculiarità, rispetto alla macchina, costruiti solamente con poche informazioni fornite dallo stesso Pelizza. Nel mio ultimo libro ho raccolto quasi 1800 pagine, dove circa 900 di queste sono trascrizioni frutto di interviste che ho fatto a Pelizza e ad altri soggetti di riguardo. Da qui, saltano fuori anche delle cose abbastanza interessanti che dimostrano quanto si possa realizzare a 360°, studiando i principi del professor Majorana e applicati da Rolando Pelizza.
I ricercatori italiani, a nostro parere, non sono secondi a nessuno e se messi nella condizione di lavorare su questo progetto, potranno ottenere risultati inimmaginabili.
Da aggiungere che, poiché è noto, che da oltre 50 anni i servizi segreti italiani si stanno occupando di questa vicenda, sia direttamente con proprio personale, sia in collegamento con i servizi segreti di altri stati, soprattutto quelli americani, chiediamo che vengano rese pubbliche tutte le informazioni in loro possesso e che venga tolto il segreto di stato sulle informazioni secretate.
Inoltre chiediamo che anche la Santa Sede liberi dal vincolo di segretezza tutti i fratelli certosini e tutti gli altri personaggi legati, che hanno seguito questa storia e che attualmente ci dicono che loro non possono dire di sapere.
Chiediamo quindi che si renda noto ogni particolare da loro conosciuto e tutto il materiale a loro disposizione venga reso disponibile e costruito.
Io, unitamente al gruppo di cui faccio parte, abbiamo necessità di questa macchina, la macchina della pace, del benessere, della vita.
Purtroppo debbo lamentare che, malgrado la mia disponibilità, le istituzioni sono state impersonate da uomini senza coraggio e amor proprio, oltre che senza amor patrio.
Cito le testuali parole trascritte da un’intervista che feci a Pelizza nel 2018: <<Oggi non conta tanto un futuro migliore per mezzo della macchina, quanto che ci possa garantire un futuro, visto che siamo seriamente messi a grave rischio di estinzione>>.
Il nostro comitato, si sta formando proprio per poter rendere pubblica questa macchina e certamente c’è l’invito a tutti coloro che vogliono approfondire le indagini, controllare, verificare, analizzare, studiare, intervistare; non c’è nulla di segreto, tutto è stato pubblicato con link di riferimento con i quali si possono anche aprire documenti.“
Simonetta Ercoli
1 novembre 2025



