Nature: oltre 100.000 foto di oggetti transitori puntiformi
Pubblicato il 27 Ottobre 2025
Pubblicato il 27 Ottobre 2025

Nature: oltre 100.000 foto di oggetti transitori puntiformi - integrale
Immagini delle lastre originali di quattro esposizioni (fotografie) della regione di cielo centrata sul triplo transitorio identificato nel luglio 1952. In alto a sinistra: l’immagine POSS I del 19 luglio 1952 alle 8:52 (UT) contenente il triplo transitorio appena sopra il centro. In alto a destra: un’immagine POSS I con esposizione di 10 minuti della stessa regione scattata immediatamente dopo, senza traccia del transitorio triplo. In basso a sinistra e a destra: immagini POSS I (a sinistra) e (a destra) scattate due mesi dopo (14 settembre 1952) che mostrano che il transitorio era ancora scomparso. (Crediti: Stephen Bruehl e Beatriz Villarroel)

Negli ultimi anni il paradigma sugli UFO/UAP è cambiato radicalmente, soprattutto dopo lo “sdoganamento” di alcuni filmati (1) da parte del Pentagono e dopo una serie di sorprendenti udienze senatoriali negli USA (2) che hanno dato voce ad insider d’alto rango come David Grusch. La maggior parte della comunità accademica e scientifica però, si cela ancora dietro un laconico “Mostrateci i dati!”, alludendo al fatto che non esistano evidenze scientifiche accettate sulla presenza di veicoli e manufatti alieni. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo e sempre più studiosi trovano il coraggio di esporsi, scavalcando lo stigma (costruito ad arte) (3) e producendo sempre più letteratura di qualità sul tema.

Il 20 ottobre 2025 è stata una data storica, perché il blasonato gruppo editoriale Nature (Scientific Reports) ha pubblicato lo studio peer reviewed Transients in the Palomar Observatory Sky Survey (POSS-I) may be associated with nuclear testing and reports of unidentified anomalous phenomena (4) di Beatriz Villarroel (astrofisica) e Stephen Bruehl (medicina e metodologia statistica).

Si tratta di uno studio che prende in rassegna centinaia di migliaia di lastre fotografiche prodotte dall’osservatorio di Palomar (California) tra gli anni 1949 e 1957 con il suo telescopio Schmidt da 48 pollici di apertura. L’intervallo di date è particolarmente significativo poiché è antecedente al primo satellite lanciato dall’uomo, lo Sputnik I (ottobre 1957). Ispezionandole mediante software specifici, gli autori hanno cercato puntini luminosi presenti solo in una fotografia ma assenti nelle successive, escludendo ovviamente difetti delle lastre, polvere o effetti dei raggi cosmici.

Il risultato è a dir poco sbalorditivo: oltre 100.000 oggetti transitori puntiformi del tutto simili a stelle, ma che tali non potevano essere, sono stati immortalati nelle fotografie, ciascuna delle quali aveva un tempo di esposizione di 50 minuti. Dato il modo in cui il telescopio “insegue” le stelle per compensare la rotazione terrestre, il fatto che gli oggetti appaiano come puntiformi e non come una scia, esclude tutta una serie di fenomeni naturali come meteore, aeroplani o effetti atmosferici.

Il progetto nasce dall’evoluzione di un altro studio chiamato VASCO (Vanishing and Appearing Sources during a Century of Observations) di cui la Villarroel era già responsabile. Ma c’è di più. Gli autori hanno indagato su possibili correlazioni statistiche tra la comparsa di questi UAP e:

– Test nucleari atmosferici condotti da USA, URSS e Gran Bretagna (124 test, 1951-1957)
– Segnalazioni di fenomeni aerei anomali (UFO / UAP) registrate nel database UFOCAT

Questo da un lato perché i test nucleari potevano effettivamente generare fenomeni luminosi insoliti, dall’altro perché storicamente si registrava già una particolare incidenza di avvistamenti di UAP nei pressi di test o di siti nucleari.

Le statistiche sono molto interessanti:

UAP 45% più probabili nei giorni entro +/- 1 giorno da un test nucleare.
L’associazione più forte è il giorno successivo al test con un +68% di probabilità di transitori.
Numero medio di oggetti più alto durante i test (23 rispetto a 8,5 lontano dai test).

Queste correlazioni, seppur tecnicamente “deboli” vanno ben oltre il caso e non sembrano spiegabili con difetti delle lastre, contaminazioni radioattive o bias osservativi. Anche il picco del giorno successivo al test indebolisce l’ipotesi che si tratti di qualche rottame causato dall’esplosione.

Dal punto di vista formale, gli autori considerano due ipotesi:

1. Si tratta di fenomeni atmosferici sconosciuti indotti dai test.
2. Si tratta effettivamente di oggetti artificiali riflettenti che erano in orbita già prima dello Sputnik ed immortalati su lastra.

Ci sono poi delle correlazioni temporali con alcuni dei casi di avvistamenti di UAP più famosi della storia. Nel luglio del 1952, durante due weekend consecutivi, la città di Washington fu teatro di una ondata di avvistamenti di oggetti luminosi registrati sia visivamente sia dai radar dell’aeronautica statunitense. Proprio in quelle stesse date, il 19 e il 27 luglio, le lastre fotografiche del POSS-I mostrarono più sorgenti transitorie: punti luminosi comparsi in una sola esposizione e svaniti subito dopo. In particolare, una lastra del 19 luglio evidenzia un triplo transitorio, assente nelle immagini successive prese pochi minuti più tardi. Gli autori sottolineano questa coincidenza come un possibile legame fra gli UFO osservati nei cieli di Washington ed i transitori catturati dal telescopio. Suggeriscono, pur con cautela, che alcuni di quegli oggetti segnalati a Washington potrebbero corrispondere agli oggetti luminosi in orbita.

Ma perché questi dati di primaria importanza si scoprono soltanto oggi dopo 70 anni? È la domanda che si stanno ponendo in molti e su cui ci sarà tempo di discutere. Ma per capire questo punto bisogna considerare anche un importante episodio storico che ha coinvolto un altro osservatorio, quello di Harvard (HCO).

Tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, l’HCO accumulò infatti una delle più vaste collezioni di lastre fotografiche astronomiche al mondo, circa 500.000 immagini utilizzate per studi di variabilità stellare e fenomeni transitori. Ebbene, dal 1953 al 1969 c’è letteralmente un clamoroso vuoto di dati, che nell’ambiente viene chiamato “Menzel gap” (vuoto di Menzel) dove si registrano pochissime lastre rispetto al sito di Palomar.

Tra il 1954 e il 1966 il telescopio di Harvard era gestito dal Dr. Donald H. Menzel, che oltre a essere un brillante astrofisico e docente universitario, fu uno dei più noti “debunker” scientifici dell’ufologia del XX secolo e critico radicale di qualsiasi interpretazione non convenzionale dei fenomeni aerei. Sono noti i suoi testi in cui definiva gli UFO una “Moderna mitologia collettiva” e nei suoi libri (Flying Saucers, The World of Flying Saucers) dipingeva gli ufologi come “irrazionali e religiosi travestiti da scienziati”.

Inutile dire che era anche un uomo di potere all’interno di un ambiente accademico allora fortemente gerarchizzato. Nel clima del dopoguerra, si voleva poi legittimare l’astrofisica come “scienza dura”, allontanandola da tutto ciò che odorasse di speculazione, mistero o “pseudoscienza”.

Secondo la testimonianza dell’allora assistente Dorrit Hoffleit, Menzel era personalmente impegnato nell’eliminazione di almeno un terzo del materiale fotografico raccolto (5), adducendo motivazioni di budget e modernizzazione. Ma resta difficile credere che né gli studenti della facoltà né gli astronomi senior, né tantomeno la massima autorità scientifica nel campo, si fossero accorti di tali “anomalie” sulle lastre, di inestimabile valore, e che abbiano poi distrutto il materiale raccolto negli anni.

Insomma, formalmente queste osservazioni non sono ancora la prova diretta dell’esistenza di alieni e sarà molto interessante vedere un riscontro coi database europei. Ma è evidente che questo articolo darà dei bei grattacapi a molti ambienti dove finora vigevano ironia, sarcasmo e stigma sul tema. E quando chiederanno “Mostrateci i dati”, potremo dire “Eccoli qua!”

luogocomune.net, DanieleSpace

27 ottobre 2025

Bibliografia e fonti:

1. Statement by the Department of Defense on the Release of Historical Navy Videos

 2. Trascrizione del verbale dell’udienza del Congresso

3. Robertson Panel   vedi anche : Dodd, A.P. (1999). Making It Unpopular: Government Response to UFOs in the Early Cold War. University of Queensland.

4. Il paper vero e proprio

5. SAO/NASA Astrophysics Data System: intervista a Dorrit Hoffleit, p.59 

Qui trovi l’articolo originale

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