
Chi era Natuzza Evolo
Fortunata Evolo, conosciuta come Natuzza, è stata una mistica calabrese scomparsa nel 2009 e avviata nel 2010 all’iter di beatificazione. La sua figura è legata a diversi fenomeni ritenuti straordinari: dalle stimmate sanguinanti su mani, piedi e costato, alla capacità di comunicare con i defunti, fino alla comparsa di scritte e immagini “inspiegabili” sui panni posti a contatto con il suo corpo durante le sanguinazioni che avvenivano durante il periodo di Quaresima.
In particolare, molte testimonianze riportano che dalle ferite di Natuzza emergessero frasi in italiano e in altre lingue, nonché immagini e volti sulle ginocchia. Ma quanto c’è di verificabile in questi racconti?
Il problema della documentazione
Uno dei principali limiti nell’affrontare il caso è la mancanza di prove filmate o di documentazione diretta della formazione delle stimmate e delle scritte. Ciò rende difficile stabilire con certezza l’origine del fenomeno e lascia spazio a interpretazioni di tipo sia mistico che scientifico.
Per questo motivo, alcuni studiosi hanno cercato di riprodurre sperimentalmente le condizioni in cui i segni sarebbero comparsi, allo scopo di verificare se possano essere attribuiti a processi naturali.

Il test del trasudo
Un primo tentativo è stato quello di simulare la formazione delle scritte tramite trasudazione. Applicando un liquido (in questo caso sangue) su un normografo e ponendovi sopra un panno assorbente, ci si aspetterebbe di ottenere una scritta simile a quella osservata nei reperti legati a Natuzza.
Tuttavia, i risultati non sono stati convincenti, in quanto:
- il tessuto tendeva ad assorbire e diffondere il liquido in modo disomogeneo;
- i contorni risultavano sfocati;
- la formazione grafica non replicava le caratteristiche delle scritte originali.
In sintesi, il trasudo da solo non sembra in grado di produrre forme leggibili e definite.

Anche provando a rimpicciolire le scritte con un contagocce su di una superficie e ponendovi sopra un panno affinché possa assorbire il liquido, si noterà che i punti di maggior aderenza di questo sono fortemente assorbiti a tal punto da deformare il tratto e determinando delle caratteristiche difficilmente osservabili sui panni originali.

Il confronto con la scrittura a pennino
Un secondo esperimento ha previsto l’uso di un pennino intinto nel liquido (sempre sangue) e applicato su un panno. In questo caso, i risultati sono stati molto più vicini a quanto documentato nei reperti di Natuzza.
Infatti:
- le prime lettere risultavano più marcate, grazie alla maggiore quantità di liquido sul pennino;
- le lettere successive apparivano progressivamente più sbiadite, a causa, stavolta, della minore quantità di liquido;
- dopo un certo tratto, era necessario intingere di nuovo lo strumento, ricreando lo stesso andamento osservato nelle scritte originali.
La somiglianza tra i due tipi di traccia suggerisce che l’ipotesi della scrittura manuale non possa essere esclusa.

Considerazioni finali
Queste prove empiriche non hanno la pretesa di spiegare in modo definitivo l’origine delle scritte attribuite a Natuzza Evolo. Tuttavia, esse mostrano che il solo fenomeno del trasudo non appare sufficiente a giustificare la nitidezza e la regolarità dei segni.
Al contrario, la scrittura con un pennino o con uno strumento simile sembra riprodurre fedelmente le caratteristiche dei panni legati alla mistica calabrese.
Naturalmente, servirebbero indagini più approfondite e controlli diretti per arrivare a conclusioni certe. Ma un dato emerge chiaramente: il fenomeno, al di là delle interpretazioni religiose, presenta aspetti fisici che possono essere analizzati e compresi con strumenti scientifici.
Alice Bei
7 ottobre 2025




