Global Sumud Flotilla: l’Italia in piazza – Gubbio 3/10/2025

Global Sumud Flotilla: l’Italia in piazza

A seguito dell’attacco alla Global Sumud Flotilla da parte dello Stato di Israele e della condizione in cui versa la popolazione civile di Gaza, oggi 3 ottobre è stato indetto uno sciopero generale per l’intera giornata e in molte piazze di tutta Italia si sono svolte manifestazioni.


Sciopero generale in difesa di Flotilla e Gaza

La Sumud Flotilla è stata abbordata in mare aperto in acque internazionali. Navi cariche di aiuti umanitari, medici, volontari sequestrati da Israele come fossero criminali.
Un atto di violenza e di assoluta gravità contro chi portava solo cibo e medicine a Gaza in aiuto della popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano, con la complicità tacita dei governi di tutto il mondo, ad una vera e propria operazione di genocidio.

L’abbordaggio è avvenuto il 1 ottobre in acque internazionali a circa 70 miglia nautiche (130 chilometri) da Gaza, con sedici navi israeliane che hanno circondato le imbarcazioni degli attivisti interrompendo le comunicazioni.
Un’azione totalmente illegale in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos).

Le norme internazionali non escludono la possibilità di “blocchi navali” in una situazione di guerra, ma specificano che fermare chi supera il blocco (cosa che le barche intercettate non hanno fatto) è in ogni caso contrario alle leggi internazionali e in particolare il Manuale di Sanremo che regola i conflitti armati in mare, perché queste imbarcazioni trasportavano materiale umanitario. Le norme infatti vietano un blocco navale che causi fame e sofferenze alla popolazione civile e proibiscono di prendere di mira missioni umanitarie neutrali.


Il diritto allo sciopero

Quello che sta accadendo attorno allo sciopero di oggi è l’emblema di come il governo Meloni gestisca il dissenso: non come espressione di un diritto costituzionale, ma come un fenomeno fastidioso da reprimere o ridicolizzare.

La Costituzione tutela lo sciopero come diritto fondamentale ma l’uso sempre più stretto di vincoli, regolamenti e “garanti”, lo sta trasformando in un privilegio concesso solo se non disturba troppo. Eppure scioperare significa proprio disturbare, interrompere la normalità per denunciare che quella normalità è ingiusta. Ridurre lo sciopero a un atto di cortesia, regolato in modo da non creare disagi, è svuotarlo del suo senso.

La narrazione governativa è chiara: chi protesta è irresponsabile, chi sciopera è un fannullone, chi alza la voce contro la guerra è un estremista. In questo schema non c’è spazio per un dissenso legittimo: c’è solo un ordine da mantenere.

Un governo che arriva a ridicolizzare le ragioni di chi sciopera, minacciandolo con la punizione, non sta difendendo la legalità, sta solo dimostrando di avere paura. Timore che, dietro lo sciopero e le manifestazioni in piazza, ci sia un Paese che non accetta più di tacere.

Gubbio risponde

Anche Gubbio ha risposto alla chiamata. L’appuntamento nella piccola città di pietra era alle 10:30 in piazza San Giovanni, dove alcune decine di cittadini si sono ritrovati con bandiera e kefiah manifestando il loro sostegno alla causa.
Dopo aver ascoltato le parole di alcuni studenti il corteo si è diretto verso piazza Quaranta Martiri per poi proseguire fino a Piazza Grande dove ci sono stati altri interventi da parte dei manifestanti. Il corteo ha ripreso la camminata per via dei Consoli, San Martino e piazza Bosone.

La piccola e umile manifestazione a Gubbio non è che una goccia in un mare infinito di quello che da giorni si sta verificando nelle città di tutta Italia e nel mondo, a dispetto di stampa e media mainstream che tentano di minimizzare e nascondere.

E’ sempre la stessa storia: chi porta aiuti e cerca di rompere l’assedio viene raccontato come una minaccia, mentre chi bombarda e affama resta sullo sfondo.

Conclusioni

La Global Sumud Flotilla  ha navigato in acque internazionali con un carico di aiuti e un messaggio di pace  ma è stata fermata come fosse un pericolo.
Il suo blocco ha scatenato a terra la rabbia e la voglia di farsi sentire di tanti cittadini stanchi di stare solo a guardare.

Se le stesse energie politiche che oggi si mobilitano per bloccare una flottiglia disarmata fossero state spese per fermare le scelte di Netanyahu, avremmo probabilmente risparmiato la vita di molti palestinesi a Gaza.

E qui la responsabilità delle nazioni diventa evidente: non basta proclamare principi di pace e diritti umani, bisogna avere il coraggio di difenderli anche quando questo significa esporsi, rischiare e rompere alleanze scomode.

La storia ci insegna che il silenzio delle nazioni di fronte all’ingiustizia non è mai neutrale: è complicità e davanti a quanto sta succedendo a Gaza, questo silenzio pesa come un macigno.

Maria Assunta Bettelli

3 ottobre 2025

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