
Quando pensiamo a Voltaire, l’immagine che subito affiora è quella del “padre dei Lumi”: l’irriverente demolitore di miti, il polemista che ride in faccia ai preti e agli assolutisti, il dell’Illuminismo francese per eccellenza.
Eppure, dietro questa maschera (costruita tanto dai suoi ammiratori quanto dai suoi detrattori) si cela un Voltaire diverso: curioso di spiritualità, affascinato dai misteri, aperto a suggestioni esoteriche. Un uomo che non fu mai il “santo laico” delle congreghe atee, né il “libertino senza Dio” dipinto dalla vulgata clericale.
Oltre gli stereotipi: un pensatore eclettico
Progressisti e conservatori, pur da prospettive opposte, hanno spesso ridotto Voltaire a una caricatura.
Certo, il philosophe criticava aspramente la società del suo tempo e metteva alla berlina superstizioni e fanatismi, ma il suo pensiero non si colorò mai di quello scientismo rigido che molti gli attribuiscono e che è tipico di altri illuministi della sua epoca.
Dietro al motto “La superstizione mette il mondo intero in fiamme; la filosofia le spegne” c’era un uomo attratto tanto dalla ragione quanto dal mistero.
Zadig: il giusto e l’eremita-angelo
Nel 1747 Voltaire pubblica Zadig ou la Destinée, un racconto che va ben oltre la satira sociale. Il protagonista, il “giusto” (zadig in ebraico significa proprio questo), affronta sventure apparentemente inspiegabili fino all’incontro con un eremita che si rivela essere l’angelo Jesrad e che gli rivela il segreto della felicità.
Questa figura ricorda da vicino Al-Khiḍr, il misterioso iniziatore che compare nel Corano, guida segreta di Mosè e simbolo della conoscenza nascosta e a cui Voltaire si è, probabilmente, ispirato.
Voltaire, dunque, non era estraneo a simboli e topoi della mistica islamica: questo suo conte philosophique si rivela una parabola iniziatica, più che un semplice divertissement letterario.

Micromega: un viaggio cosmico e iniziatico
In Micromega, Voltaire racconta di un viaggiatore proveniente dalla stella Sirio, che esplora Saturno, Giove e infine la Terra. Lungi dall’essere solo un racconto fantascientifico ante-litteram, il testo è un’allegoria del cammino iniziatico. Infatti, ogni pianeta è simbolo di qualcosa:
- Sirio: stella sacra per gli Egizi (associata a Iside) e “signora” citata nel Corano.
- Saturno: pianeta della melanconia secondo i Greci e simbolo alchemico del piombo, punto di partenza della trasmutazione alchemica. Qui il protagonista incontra un abitante di un questo pianeta, che prosegue il viaggio insieme a lui.
- Giove: pianeta della regalità divina, connesso a potere e conoscenza.
- Terra: in questo pianeta il protagonista scopre degli esseri chiamati Uomini, ai quali dona un libro sul “senso della vita”. Tale dono è simbolo della ricerca di verità, non della semplice vittoria della ragione materialista.

Tra misteri, massoneria e predizioni
Voltaire non fu solo scrittore e polemista, ma uomo affascinato da misteri e leggende:
- Scrisse al Conte di Saint Germain, alchimista leggendario, parlando di “macchine volanti” e di rivelazioni sul futuro:
“6 giugno 1761. Vi rispondo alla lettera del mese di aprile. […] La vostra lunga strada nel tempo sarà rischiarata dalla mia amicizia per voi anche nel momento in cui mi confidate i più terribili dei vostri segreti, rivelazioni sulla metà del XX secolo. Le immagini parlanti non avranno potuto conservarsi nel ricordo a causa del tempo. Possano le vostre meravigliose macchine volanti ricondurvi a me. Addio, amico mio. Voltaire, gentiluomo del re”
- Consultò astrologi per conoscere la data della propria morte, come scrisse lui stesso nel Dizionario filosofico.
- Venne iniziato alla massoneria nella loggia delle Nove Sorelle, che richiedeva fede in un Dio creatore. A tale proposito, Voltaire scrisse: “Nella natura non vi è che un principio universale eterno e agente. Quindi, il principio universale è il dio di tutte le religioni”, e, sempre secondo la sua opinione, persino la reincarnazione non era né assurda né inutile.
- Ammirava la Cina confuciana, apprezzava i dervisci e i bramini, ed era incuriosito dal pensiero orientale. Non amava le religioni istituzionali, ma ricercava un principio spirituale universale.
In conclusione, Voltaire non fu né il martello giacobino né il libertino ateo che spesso ci è stato raccontato. Fu piuttosto un pensatore eclettico, un uomo che cercava la verità tra ragione e mistero.
Rileggerlo senza pregiudizi significa liberarlo tanto dai clericali quanto dai laicisti che lo hanno trasformato in un simbolo di comodo.
E forse, proprio nel suo invito a pensare con libertà, senza dogmi né ideologie, sta la sua vera eredità.
Alice Bei
18 settembre 2025



