
Recensione del libro:
“Corpo arcobaleno e resurrezione: Realizzazione Spirituale, La Dissoluzione del Corpo Materiale e il Caso di Khenpo A Chö“, di Francis V. Tiso, North Atlantic Books, 2016
Articolo originale in inglese di David Steindl-Rast.
Francis V. Tiso (nato nel 1950) è un sacerdote cattolico interessato al dialogo interreligioso e in particolare al buddismo tibetano. Nato a New York, ha studiato alla Cornell, ad Harvard e alla Columbia University. Insegna buddismo tibetano alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il maestro spirituale di Tiso, Padre David Steindl-Rast (nato nel 1926), gli chiese di indagare sul possibile collegamento tra l’insegnamento tibetano del corpo arcobaleno e la resurrezione di Gesù. Questa ricerca portò Tiso a viaggiare in Tibet e a scrivere un libro, Corpo arcobaleno e resurrezione. Passerò in rassegna alcuni aspetti chiave del libro di Tiso e presenterò le prospettive del cristianesimo esoterico che potrebbero aiutare a comprendere il mistero del corpo arcobaleno.
Tiso confronta il buddismo classico con gli insegnamenti Dzogchen, che iniziarono a formarsi in Tibet nel IX secolo. Dzogchen è una parola tibetana che significa grande perfezione. È una reinterpretazione del buddismo e afferma che lo scopo della vita umana è far emergere la consapevolezza primordiale o la natura di Buddha, che è la natura più intima di tutti gli esseri. I praticanti dello Dzogchen non prestano attenzione ai pensieri negativi o ai modi di reagire, né hanno bisogno di trasformarli; l’essenziale è non prestarvi attenzione o energia. Invece, riposare nella natura della mente dissolve il karma negativo.
Lo Dzogchen ha delle pratiche preliminari (ngöndro), quali lo sviluppo della compassione verso gli esseri senzienti. Le pratiche principali dello Dzogchen vero e proprio sono due: il passaggio (threg chod) e l’andare oltre (thodgal). Il passaggio ha a che vedere col coltivare la consapevolezza primordiale (che può essersi già risvegliata durante le pratiche preliminari), mentre l’andare oltre si occupa di coltivare le varie apparenze o visioni che sorgono dalla mente primordiale. L’andare oltre è considerata una via più rapida all’illuminazione rispetto al passaggio.
Il Corpo Arcobaleno
L’obiettivo del Buddismo Mahayana (di cui il Buddismo tibetano fa parte) è l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti. È anche chiamato il sentiero dei Bodhisattva. Un essere altamente illuminato può manifestarsi in tre modi o corpi diversi: il nirmāṇakāya o corpo di trasformazione, il sambhogakāya o corpo di beatitudine e il dharmakāya o corpo di verità. Il corpo arcobaleno, o corpo di luce, si distingue da tutti questi secondo le seguenti caratteristiche che lo contraddistinguono:
- È unicamente il risultato della pratica dell’andare oltre.
- È il modo più efficiente per fare del bene agli esseri senzienti laddove le altre modalità non abbiano successo.
- Le trasformazioni psicologiche e fisiche avvengono simultaneamente.
- È una manifestazione spontanea della consapevolezza primordiale.
- Il corpo fisico non viene abbandonato, ma trasformato in un corpo di luce.
- Può essere visto solo dalla mente del Buddha.
Tutto questo sembra affascinante, ma si tratta solo di speculazioni? Esistono davvero persone che sono riuscite a realizzare il corpo d’arcobaleno?
Tiso ha deciso di scoprirlo. La sua ricerca lo ha portato a indagare sulla vita e sulla morte di Khenpo A Chö (1918-1998), che era un monaco Gelugpa. Tiso intervistò persone che avevano conosciuto Khenpo, così come persone che avevano osservato ciò che accadde al suo corpo fisico nei sette giorni successivi alla sua morte.

Tiso presenta una breve biografia di Khenpo, informativa anche se un po’ romanzata. Khenpo iniziò a studiare e a praticare il buddismo in giovane età e ricevette insegnamenti da diversi lama. Il maestro più importante fu Dudjom Rinpoche, che gli insegnò le pratiche segrete dello Dzogchen, il passaggio e l’andare oltre. Ultimata la sua formazione, Khenpo padroneggiava gli insegnamenti di due scuole del buddismo tibetano: Nyingmapa e Gelugpa (l’affiliazione del Dalai Lama). Come si evince dal seguente dialogo nella sua biografia, Khenpo si descrive come un praticante umile:
Khenpo: Cosa ne pensi? Sono la reincarnazione di un buddha o di un bodhisattva, o una persona comune?
Assistente: La tua meravigliosa attività dimostra che sei la reincarnazione di un buddha o di un bodhisatttva.
Khenpo: Come può essere? Tutto questo è il risultato delle pratiche di un principiante che è appena entrato nel sentiero. Non è forse una grande meraviglia?
Il giorno della sua morte, Khenpo non aveva segni di malattia. È stato trovato in una “posizione da leone addormentato”, la posizione in cui si dice sia morto il Buddha. Erano presenti sei monaci, i quali hanno tutti testimoniato che le rughe del suo viso erano attenuate e che il suo volto appariva giovane e roseo dopo la morte. Inoltre, nella stanza si sentiva un buon profumo. Nelle vicinanze pioveva e vicino alla capanna di Khenpo apparve un arcobaleno di cinque colori che fu osservato dai monaci e dagli abitanti del villaggio vicino. Poco prima del tramonto, i monaci videro dei raggi simili a quelli del sole che brillavano da est (l’opposto della posizione reale del sole in quel momento).

Come è consuetudine nel buddismo tibetano, gli studenti di Khenpo si occuparono delle cerimonie e delle preghiere dopo la sua morte. Ricoprirono il suo corpo con un panno giallo e osservarono come il corpo continuasse a diventare sempre più piccolo: nel giro di una settimana era completamente scomparso. Dopo la sua morte, Khenpo apparve in sogno a diversi studenti e a un certo Lama Norta, che in quel momento era sveglio. Khenpo disse a Lama Norta: “Pratica bene, medita bene. Sii attento”.
Tiso si recò in Tibet per indagare su questo fatto e intervistò i testimoni oculari nel 2000, due anni dopo la morte di Khenpo. Le sue interviste hanno confermato in buona parte la breve biografia di Khenpo. Tiso intervistò i testimoni oculari separatamente e constatò che non si contraddicevano a vicenda. Però notò anche che i loro racconti erano forse troppo simili. Un osservatore critico potrebbe pensare che i monaci abbiano avuto due anni di tempo per armonizzare i loro racconti (anche senza l’intenzione di ingannare nessuno), il che potrebbe spiegare questa precisa somiglianza.
La capanna di Khenpo è diventata un luogo di pellegrinaggio per i monaci, ispirandoli nella loro pratica spirituale e forse favorendo la loro ricerca della manifestazione del corpo arcobaleno. Lama Norta disse a Tiso che il precedente caso del corpo arcobaleno si era verificato 150 anni prima di Khenpo. A quanto pare è possibile manifestare un processo parziale del corpo arcobaleno: per esempio, il corpo del maestro di Khenpo, Dudjom Rinpoche, si è notevolmente rimpicciolito dopo la sua morte. I resti si trovano in un monastero Nyingma in Nepal. Un simile rimpicciolimento del corpo è avvenuto nel caso di un monaco della tradizione tibetana Bon nel 2001.
Tiso afferma che il buddismo tibetano è stato influenzato dalle tradizioni yoga, dal sufismo, dal manicheismo, dal taoismo e dal misticismo della luce cristica. Ciò suggerisce che il corpo arcobaleno (ammesso che sia un fenomeno reale) è la risultante di differenti tradizioni esoteriche, nonostante sia inquadrato nella pratica dello Dzogchen e ne sia innegabilmente un risultato diretto. In ogni caso, Tiso considera possibile la manifestazione del corpo arcobaleno, il che, a mio parere, è un punto di vista incredibilmente aperto da parte di un sacerdote cattolico.
La Sindone di Torino
Tiso utilizza la ricerca sulla Sindone di Torino, unitamente ai Vangeli, come unità di misura per confrontare il concetto cristiano di resurrezione del corpo con quello di corpo arcobaleno. La Sindone di Torino è un telo di lino (le sue dimensioni sono 4,37 × 1,11 metri) che reca una pallida immagine di un uomo, spesso identificata come l’immagine di Gesù nell’intervallo che va dalla sua crocifissione e alla sua resurrezione. È conservata nella Cattedrale di San Giovanni a Torino dal 1578. Tiso è convinto che la Sindone di Torino sia il vero telo funerario di Gesù Cristo.
L’analisi al carbonio-14 della Sindone, condotta nel 1988, ha rivelato che il telo sul bordo risaliva con molta probabilità al 1260-1390 d.C.. Tuttavia, metodi di datazione più aggiornati rilevano un’età molto più antica per il telo interno, indicando che potrebbe davvero avere duemila anni.
La Sindone di Torino è stata studiata dal punto di vista scientifico con il maggior numero di metodologie che siano state mai utilizzate per qualsiasi altro manufatto della storia. I dettagli della Sindone diventano visibili solo quando si produce un negativo della fotografia, scattata per la prima volta da Secondo Pia nel 1898. L’immagine della Sindone diventa molto più chiara in un negativo in bianco e nero che nel suo colore naturale seppia. Poiché la prima fotografia è stata scattata solo nel XIX secolo, gli ipotetici falsari avrebbero dovuto lavorare per circa quattrocento anni prima di poter individuare i dettagli della Sindone. O la Sindone è stata prodotta da un falsario incredibilmente abile o è davvero il telo funerario di Gesù. Se si aderisce a quest’ultima interpretazione, come fa Tiso, si può concludere che l’immagine sulla Aindone si è formata quando il corpo fisico di Gesù si è trasformato nel corpo della resurrezione. Tiso sostiene che si tratta di un processo simile alla formazione del corpo arcobaleno. D’altra parte, non c’è alcuna immagine di Khenpo sul telo giallo che lo copriva dopo la morte.

L’insegnamento di Pekka Ervast sul corpo immortale
Pekka Ervast (1875-1934; teosofo finlandese ed esperto di cristianesimo esoterico) tenne una conferenza intitolata Il corpo di verità nel 1924. In essa descrisse come i discepoli di Gesù videro la sua aura, una magnifica sfera con tutti i colori e la brillantezza di un arcobaleno, durante la Trasfigurazione. Secondo l’interpretazione di Ervast, si trattava del suo Corpo di Verità o dharmakāya. Il seguace di un sentiero esoterico costruisce gradualmente il Corpo di Verità con ogni azione e pensiero corretti durante molte incarnazioni: un’azione corretta è quella che è congruente con il Discorso della Montagna e il Grande Comandamento di Cristo. (Per una spiegazione dettagliata, si vedano i libri di Ervast The Esoteric School of Jesus, 1977, e The Divine Seed, 2010). Secondo Ervast, sebbene Gesù Cristo possedesse il Corpo di Verità, vi rinunciò quando permise al Cristo Cosmico di entrare e dissolverlo. Dopo di che è diventato il sé superiore, o il Corpo di Verità, per tutta l’umanità.
Alcuni anni dopo, Ervast ha affrontato il mistero del corpo di risurrezione che, a suo dire, non è un corpo fisico ma un’idea o un archetipo del corpo fisico. Secondo lui, Gesù Cristo è stato il primo essere umano a raggiungere questo corpo, che si è formato nell’iniziazione cosmica che a volte viene chiamata Mistero del Golgotha. Ervast lo descrive anche come un corpo eterico trasfigurato che non ha più chakra. Dalla venuta del Cristo, è diventato possibile anche per gli altri esseri umani creare un corpo di risurrezione, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. Ervast descrive così il processo:
“Quando noi esseri umani ci siamo formati come il Santo Graal che può accogliere il sangue [spirituale] di Gesù, il suo amore, la sua coscienza e la sua forza, un elemento o un atomo [del corpo di risurrezione di Gesù] entrerà nel nostro corpo fisico o nel corpo eterico. Questo diventerà il seme del nostro corpo immortale.”
Ervast osserva che quando il corpo di risurrezione fu completato, non rimase nulla del corpo fisico di Gesù. Ciò è in linea con quanto si può dedurre dalla Sindone di Torino e con quanto viene insegnato sul corpo arcobaleno nel buddismo tibetano.
Rudolf Steiner sul corpo di risurrezione
Rudolf Steiner, fondatore del movimento antroposofico (1861-1925), tenne nel 1911 un ciclo di conferenze intitolato “Da Gesù a Cristo”. Egli descrisse una forma primordiale o spirito che permea il corpo fisico e ne tiene uniti gli elementi. Quelle che Steiner descriveva come forze luciferiche hanno fatto sì che questo spirito degenerasse nel corso della storia umana.
Il Cristo risorto aveva uno spirito purificato e perfetto. Da allora è possibile relazionarsi con il Cristo e ricevere l’energia della resurrezione, che rigenera lo spirito degli individui. Steiner osserva che quando il corpo di Cristo fu tolto dalla croce, gli elementi fisici del corpo si distaccarono naturalmente dallo spirito e quindi, non essendo più in contatto con la parte sottile, si disfecero in modo rapido, motivo per cui il corpo fisico di Cristo scomparve così velocemente. Inoltre sembra che alcune sostanze utilizzate per la sepoltura avrebbero potuto accelerare il processo. Questo spiegherebbe perché i discepoli trovarono nella tomba solo il telo funebre.
Sebbene lo spirito descritto da Steiner non sia la stessa cosa del corpo eterico, essi hanno una stretta relazione tra loro. Secondo l’antroposofia, quando San Paolo incontrò il Cristo sulla via di Damasco, non vide il puro spirito ma un corpo eterico condensato, che fungeva da velo dello spirito (Prokofieff, 2010).
Sia l’insegnamento di Ervast che quello di Steiner sul corpo di risurrezione sono abbastanza coerenti, anche se usano una terminologia un po’ diversa nel descrivere il corpo di risurrezione.
Conclusioni
Tiso non fornisce una risposta chiara alla connessione tra il corpo arcobaleno e il corpo di risurrezione. Cosa potrebbe essere, dunque? Propongo una possibile risposta: la manifestazione del corpo arcobaleno è una trasformazione nuova del corpo di verità, il dharmakāya. Con questo intendo dire che la trasformazione non riguarda solo il corpo di luce ma anche il corpo fisico, che passa attraverso la trasfigurazione e la dissoluzione in modo simile a quello del corpo di resurrezione.
Sebbene sembri che il corpo d’arcobaleno non sia lo stesso del corpo di resurrezione o dello spirito perfezionato secondo la terminologia di Steiner, essi hanno caratteristiche comuni. Forse si potrebbe proporre che il corpo arcobaleno, nella forma insegnata dallo Dzogchen, sia diventato possibile grazie alla manifestazione del corpo di resurrezione da parte del Cristo. Se così fosse, ciò suggerirebbe un’unità di fondo nelle correnti esoteriche dell’umanità, che sarebbe in completo accordo con gli insegnamenti fondamentali della Teosofia. Lo stesso Tiso ha suggerito questa possibilità quando ha individuato interazioni tra lo Dzogchen e vari altri insegnamenti e pratiche religiose ed esoteriche. Comunque sia, la domanda posta da Tiso è profonda e l’insegnamento Dzogchen sul corpo arcobaleno è intrigante.
Ringraziamenti
Desidero ringraziare l’amico Tommi Tolmunen per i preziosi commenti sugli insegnamenti Dzogchen e sul corpo arcobaleno.
Riferimenti
Ervast, Pekka. La scuola esoterica di Gesù. Hämeenlinna, Finlandia: Arvi A. Karisto, 1977.
Ervast, Pekka. Il seme divino. Gli insegnamenti esoterici di Gesù. Wheaton, Ill: Quest, 2010.
Prokofieff, Sergei O. Il mistero della risurrezione alla luce dell’antroposofia. Forest Row, Regno Unito: Temple Lodge, 2010.
Steiner, Rudolf. Da Gesù a Cristo. Forest Row, Regno Unito: Rudolf Steiner Press, 2005.
Traduzione e adattamento di
Francesca fofi
3 luglio 2025



