Ex ufficiale intelligence britannica, non solo l’America possiede navi aliene
Pubblicato il 17 Aprile 2024
Pubblicato il 17 Aprile 2024

Franc Milburn, un ex ufficiale che ha prestato servizio nel prestigioso reggimento dei paracadutisti dell’esercito britannico, ha condiviso recentemente, con la nota testata giornalistica Daily Mail, alcuni incredibili dettagli riguardante una conversazione con un ex membro di un’unità sotto l’egida dell’MI6 (l’agenzia di spionaggio per l’estero del Regno Unito), responsabile dell’operazione in questione.

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Il paracadutista veterano britannico Franc Milburn (nella foto a destra in Iraq nel 1997)

Le recenti informazioni riportate risultano certamente sconcertanti e suscitano inevitabilmente collegamenti con le dichiarazioni di David Grusch fatte dinanzi al Congresso americano nel luglio 2023. Grush aveva infatti dichiarato che il governo americano possiede, almeno dagli anni ’50, materiali e informazioni su navi aliene, rivelando così una realtà che potrebbe essere ancora più complessa di quanto precedentemente ipotizzato.

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David Grush

Franc Milburn, un ex ufficiale dell’intelligence militare britannica, ha in pratica rivelato che alla fine degli anni ’80, nel nord dell’Inghilterra, venne recuperato un velivolo descritto come “non umano” da parte delle forze speciali britanniche.

Milburn ha anche raccontato di una conversazione avvenuta con un membro della Royal Air Force (RAF) che ha partecipato all’inseguimento e al tentativo di attacco contro due UFO a forma di disco, i quali superavano in velocità gli aerei da caccia, grazie alla loro capacità di raggiungere velocità ipersoniche. Pur mantenendo l’anonimato delle sue fonti, Milburn ha fornito dettagli notevoli su questa incredibile vicenda, raccontata da una sua conoscenza che all’epoca faceva parte della “E Squadron”, nota anche come “The Increment”. Questa unità si è sempre occupata di compiere operazioni speciali, segrete e paramilitari, reclutando i migliori operatori dalle élite delle forze speciali britanniche, tra cui il Special Air Service (SAS), il Special Boat Service (SBS) e il Special Reconnaissance Regiment (SRR).

Il racconto di Milburn ha descritto in sostanza come la RAF, in tale occasione, abbia mobilitato circa trenta soldati d’élite per il recupero del misterioso velivolo precipitato. Arrivati sul posto in elicottero, i soldati avrebbero istituito un perimetro di sicurezza attorno al velivolo, che presentava caratteristiche di design sconosciute rispetto ai veicoli terrestri e sembrava essere stato abbandonato dagli occupanti.

«La RAF (Royal Air Force) aveva detto loro che un velivolo, che non era russo, britannico o americano, era stato abbattuto”, ha riferito Milburn. “A questi fu detto che avevano il compito di mettere in sicurezza e recuperare l’imbarcazione rinvenuta nel nord dell’Inghilterra”.

“La RAF non ha descritto il velivolo, ha solo detto che era ovvio che non fosse umano, ed era ovvio che c’erano degli occupanti che erano fuggiti dalla scena.”

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“Una parte dell’unità rimase a proteggere l’imbarcazione lasciando da sei a otto uomini a cordonare l’imbarcazione, e gli altri si mossero a piedi, in quad o in veicoli 4×4 cercando di rintracciare queste entità che erano fuggite.”

“La fonte”, ha continuato Milburn, “mi ha riferito inoltre che: Scienziati e tecnici conclusero che il tutto era completamente fuori dalle nostre possibilità. Siamo stati portati via in elicottero e da allora non abbiamo saputo più nulla.”

Nonostante gli sforzi, ha riferito ancora Milburn, i soldati non sono riusciti a rintracciare gli occupanti fuggiti, e a quel punto scienziati e tecnici sono intervenuti, rilevando che l’oggetto era al di là delle capacità umane di comprensione o maneggiamento. I militari sono stati quindi allontanati dalla scena, e da allora non hanno avuto ulteriori informazioni sull’accaduto.

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Ricostruzione artistica della scena – DALL·E

Franc Milburn, ha affermato che tali vicende gli sono state riportate dal suo ex collega d’élite, rinominato come John, un nome di fantasia che gli è stato dato allo scopo di non rivelare, almeno per ora, la sua vera identità. Nonostante John non abbia fornito prove concrete o dettagli aggiuntivi, Milburn ha affermato di affidarsi completamente alla credibilità di John, rafforzata dalla conferma di altri veterani della SAS (Special Air Service) e dalla storia di servizio di John, inclusa la sua partecipazione alla guerra delle Falkland, un importante conflitto militare combattuto tra aprile e giugno 1982 tra Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso delle isole Falkland, della Georgia del Sud e delle Isole Sandwich Australi.

“Gli credo al 100%. Ho lavorato con lui anche dopo la carriera militare”, ha riferito. “Stiamo parlando di un ragazzo che ha combattuto coraggiosamente nelle Falkland in alcuni degli scontri più brutali”, ha aggiunto. “Questo non è il tipo di persona che cazzeggia o dice stronzate.”

Milburn, che come già detto, ha una carriera consolidata sia nell’intelligence militare britannica sia come appaltatore in zone di conflitto, attualmente lavora come analista presso il Centro Begin-Sadat per gli studi strategici, un think tank israeliano. È importante ricordare infatti che Franc Milburn ha redatto diversi studi significativi sugli UAP (Unidentified Aerial Phenomena – Fenomeni Aerei Non Identificati) che esplorano vari aspetti di questa fenomenologia. Uno dei suoi lavori, pubblicato nel novembre 2020, indagava il Task Force sugli UAP del Pentagono, una unità istituita dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti con l’obiettivo di valutare e migliorare la comprensione della natura e delle origini degli UAP osservati dalle forze armate statunitensi.

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Lo studio, in pratica, si addentra nelle conoscenze degli insider del Dipartimento della Difesa, scienziati, e materiali desecretati per cercare risposte riguardo la tecnologia dietro questi fenomeni, la potenziale minaccia che rappresentano, le implicazioni geo-strategiche, e su cosa non ci viene detto “ufficialmente”.

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DI seguito la traduzione dell’estratto, in cui è possibile comprendere la strabiliante potenza tecnologia di tali velivoli: “Dati multisensoriali supportavano osservazioni di veicoli fisici che eseguivano manovre intelligenti ben oltre qualsiasi capacità umana conosciuta. Gli esempi includevano: accelerazioni estremamente rapide (da 0 a 6437,36 km/h quasi istantaneamente). Ad oggi, velocità non raggiungibili da nessun veicolo con equipaggio. Virate molto rapide e nette (di 90 gradi o più, producendo forze G che supererebbero la sopravvivenza umana). Sparizione improvvisa dai radar (ben prima dello sviluppo della tecnologia stealth). Interruzione dei sistemi elettrici senza danni fisici. Lo studio dei dati sugli UFO potrebbe fornire il potenziale per un salto tecnologico. Questo non richiederebbe l’accesso a un veicolo, ma potrebbe derivare dall’esame scientifico dei rapporti per determinare la fisica teorica necessaria per raggiungere tali risultati”.

In un altro studio invece, datato marzo 2021, Milburn discuteva il potenziale rivoluzionario delle tecnologie osservate negli UAP, i vantaggi decisivi che potrebbero fornire e la probabilità del loro sviluppo e dispiegamento, basandosi sui commenti di Luis Elizondo, ex direttore del Programma di Identificazione delle Minacce Aerospaziali Avanzate (AATIP) del Pentagono, e su analisi di scienziati ed ex insider del Dipartimento della Difesa.

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Di seguito la traduzione dell’estratto qui sopra riportato, in cui è ancora meglio comprensibile le straordinarie capacità tecnologiche di questi oggetti e il grande interesse speculativo che giustifica la terribile segretezza costruita attorno a questa realtà: “Il primo fenomeno osservabile è l’accelerazione improvvisa o istantanea… L’essere umano può resistere a circa 9 G per un breve periodo di tempo mentre indossa una tuta G. Dal punto di vista della scienza dei materiali, alcuni dei nostri aerei più maneggevoli [come l’F-16] possono sopportare G fino a 20 prima che le ali inizino a cedere. Gli oggetti a cui stiamo assistendo esprimono forze G ben superiori a 200. Quindi, come si può immaginare, l’accelerazione istantanea sarebbe molto importante per qualsiasi Paese che voglia aumentare la propria manovrabilità.“

Studi che riflettono l’impegno di Milburn nel valutare le implicazioni strategiche e di sicurezza degli UAP, utilizzando la sua esperienza in intelligence e analisi del rischio per informare il pubblico e i decisori politici. Ciò, in effetti, inserisce le affermazioni di Milburn in un contesto particolarmente credibile e accreditato, data anche la sua esperienza nel trattare con dati sensibili e nel valutare minacce potenziali o emergenti e dato il suo uso attento di fonti affidabili e dati verificabili nel suo lavoro. Un approccio che sembra quindi garantire che le sue conclusioni siano basate su evidenze solide e metodologie valide.

La sua decisione di parlare pubblicamente, come lui ha affermato, mira a sostenere altri che hanno testimoniato su presunti recuperi di UFO, sottolineando la necessità di ridurre la segretezza che circonda questo tema per favorire il progresso scientifico. Milburn, ha inoltre enfatizzato l’importanza di centralizzare le informazioni sui Fenomeni Aerei Non Identificati (UAP) per prevenire che tali conoscenze cadano in mani avversarie, come quelle di russi e cinesi. Una riflessione che ci porta a considerare attentamente il motivo per cui ci sia stata storicamente una grande copertura e disinformazione su questo argomento. È infatti evidente che il desiderio di mantenere un vantaggio tecnologico sulle potenze avversarie e di trarre un grande profitto economico supera di gran lunga motivazioni etiche e il beneficio dell’evoluzione globale.

Una realtà purtroppo, che solleva questioni fondamentali riguardo all’etica e alla responsabilità nel trattare con informazioni che potrebbero avere un impatto significativo sulla evoluzione e conoscenza umana, e che ci fanno comprendere quanto sia sempre più importante che le decisioni riguardanti gli UAP siano guidate da principi di trasparenza, responsabilità e cooperazione internazionale, anziché da interessi egoistici e competitivi.

Tuttavia, le numerose dichiarazioni e i documenti ufficiali sembrano spesso contrapporsi alle rivelazioni di Milburn, e al contempo si contraddicono a vicenda, oscillando tra momenti che sembrano confermare le sue affermazioni e momenti in cui si smentiscono. Ovviamente, questo infinito ciclo di conferme e smentite genera incertezza nell’opinione pubblica e complica la comprensione della vera natura degli UFO. Una situazione strategicamente vantaggiosa e appositamente studiata, come ben sappiamo, che alimenta un’atmosfera di mistero e confusione. Un contesto che risulta particolarmente favorevole per quei gruppi di potere che, indisturbati, intendono perseguire i propri interessi, spesso celati e controversi.

In effetti, gli ex comandanti di Milburn hanno fermamente negato qualsiasi dettaglio circa questi fatti appena rivelati, mentre il Ministero della Difesa (MoD) del Regno Unito ha dichiarato a DailyMail.com di “non essere a conoscenza di alcuna operazione di recupero di materiali con origine inspiegabile”.

Inoltre, nel 2021, l’allora ministro della Difesa, la baronessa Annabel Goldie, ha dichiarato al Parlamento che il Ministero della Difesa “non tiene rapporti su fenomeni aerei non identificati” ma “monitora costantemente lo spazio aereo del Regno Unito per identificare e rispondere a qualsiasi minaccia credibile alla sua integrità”.

“In oltre 50 anni nessun rapporto di questo tipo aveva indicato l’esistenza di una minaccia militare per il Regno Unito”, ha affermato la Baronessa durante una sessione del 30 giugno 2021 alla Camera dei Lord del Regno Unito.

Eppure, esiste un rapporto del 2000 in cui si determina la potenziale minaccia di “collisione” rappresentata dagli eventi UAP per gli aeromobili che volano nel Regno Unito.

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Ed inoltre, un altro rapporto redatto dal personale dell’intelligence della difesa del Regno Unito, sempre del 2000, ha riconosciuto l’esistenza indiscutibile dei fenomeni aerei inspiegabili (UAP), attribuendo loro capacità di volo e manovra ben superiori a quelle di qualsiasi velivolo o missile conosciuto, con o senza equipaggio.

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“L’esistenza degli UAP è indiscutibile” , dice il documento. “Si attribuisce loro la capacità di librarsi, atterrare, decollare, accelerare a velocità eccezionali e scomparire, si dice che possano alterare improvvisamente la loro direzione di volo, esibendo caratteristiche aerodinamiche ben al di là di quelle di qualsiasi velivolo o missile conosciuto, sia con equipaggio che senza”.

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Nonostante ciò, il rapporto, ammettendo innanzitutto che gli UAP non rappresentano una minaccia e che non appartengono ad altre nazioni, e tali affermazioni dovrebbero intanto farci riflettere profondamente, nega qualsiasi violazione dello spazio aereo del Regno Unito da parte di tali oggetti e afferma che non esistono prove di incursioni di piattaforme aeree non autorizzate nell’UK Air Defense Region (UKADR), né di intercettazioni di UAP da parte della Royal Air Force.

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Tuttavia, i dettagli condivisi da Franc Milburn mettono tutto in discussione, soprattutto il contenuto di tale rapporto. Milburn ha infatti raccontato di essere stato informato da piloti militari britannici anche di altri incontri diretti con alcuni UFO. In particolare, ha menzionato il racconto di due piloti e due navigatori di jet Tornado, i quali gli hanno riferito di aver ricevuto ordini di intercettare oggetti volanti non identificati a forma di disco. Questi tentativi di intercettazione, tuttavia, si sono conclusi con i piloti sopraffatti dalle capacità superiori degli oggetti misteriosi.

Milburn ha menzionato, anche due ex piloti dell’aeronautica americana, il maggiore Milton Torres e il maggiore George Filer III, che hanno riportato altri tentativi di intercettare UFO nello spazio aereo britannico nei rispettivi anni di servizio, 1957 e 1962. Torres gli ha infatti descritto un’esperienza in cui un oggetto di grandi dimensioni, agganciato al radar, è sfuggito a una velocità eccezionale prima che potesse sparargli. Filer ha riportato invece un evento in cui ha tentato di intercettare un UFO che, quando era a breve distanza, è sparito improvvisamente “proiettandosi verso lo spazio”.

Una serie di narrazioni insomma, che descrivono velivoli a forma di “dischi” che sfuggono agli attacchi con armi convenzionali come i cannoni da 27 mm, e la difficoltà dei radar dei jet nell’ottenere un rilevamento affidabile, e che sollevano obbligatoriamente interrogativi significativi sulla loro tecnologia e effettiva origine.

Eppure, che questi oggetti dimostrino capacità ben al di fuori di quelle permesse dalle conoscenze terrestri in campo fisico non è di certo una novità. Basti infatti citare il documento stilato dalle forze armate americane, e reso pubblico attraverso il noto giornalista George Knapp. Qui infatti, si descrive in dettaglio il famoso UFO “Tic Tac”, filmato nel 2004 da due piloti di caccia F18.

Si legge che l’AAV (Anomalous Aerial Vehicle) riusciva a scendere di quota molto rapidamente da un’altezza di circa 60.000 piedi (18.288 kilometri) fino a circa 50 piedi (15 metri) nel giro di pochi secondi. Inoltre, era capace di rimanere immobile in aria, per poi allontanarsi ad altissima velocità e contemporaneamente ruotare su se stesso vertiginosamente, per di più eseguendo accelerazioni davvero estreme.

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“Tutto questo senza nessuno strumento visibile che potesse fornire sia portanza che propulsione. Riusciva addirittura a nascondersi senza problemi sia ai radar che all’occhio umano, e dimostrava una capacità molto avanzata di operare anche sott’acqua.”

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Comunque, contraddizioni del Governo britannico a parte, la vicenda narrata da Franc Milburn trova un interessante parallelo nelle dichiarazioni di David Grusch, un ex ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica statunitense che recentemente, durante un’audizione pubblica davanti al Congresso americano, ha reso pubbliche affermazioni significative riguardo al possesso da parte del governo degli Stati Uniti di velivoli alieni. Grusch sostiene che il governo abbia un programma segreto per il recupero e l’ingegneria inversa degli UAP e afferma che questo sia in possesso di astronavi di origine non umana insieme ai piloti deceduti di queste navi. Ha anche suggerito che persone siano state danneggiate o uccise per mantenere segreti questi programmi. Dichiarazioni che hanno sconcertato il mondo intero e che hanno sollevato importanti interrogativi sulla conoscenza e sulla gestione di tali fenomeni da parte delle autorità, evidenziando la necessità di una maggiore trasparenza e indagine in questi ambiti per una comprensione ben più approfondita.

In effetti, Milburn stesso ha riferito di aver deciso di divulgare questi dettagli strabilianti proprio nel tentativo di sostenere tali recenti affermazioni, le quali si affiancano alle dichiarazioni di Marco Rubio, membro classificato del Senate Intelligence Committee, il quale ha recentemente riferito alla stazione di notizie televisive “News Nation” di aver parlato con alcune persone che hanno lavorato per raccogliere nuova tecnologia da velivoli potenzialmente alieni catturati.

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Marco Rubio

Insomma, tutta una serie di informazioni riguardo agli UAP e alla possibile raccolta di tecnologie da velivoli di origine non identificata che si inseriscono in un contesto più ampio e di crescente interesse da parte di esponenti governativi e dell’intelligence degli Stati Uniti. Negli ultimi anni in effetti, vari membri del Congresso, funzionari del Pentagono, e addetti ai lavori dell’intelligence hanno espresso opinioni e fornito testimonianze che sottolineano l’importanza di prendere seriamente in considerazione il fenomeno degli UAP.

Ad esempio, l’ex direttore dell’Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP), Luis Elizondo, il quale, seppur personaggio particolarmente controverso, ha giocato un ruolo chiave nel portare alla luce video e testimonianze riguardanti incontri militari con UAP, criticando la mancanza di un sistema coordinato per la raccolta e l’analisi di dati sugli UAP. Anche Elizondo in varie occasioni ha affermato che il Governo americano possiede navi e corpi di origini aliene.

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Luis Elizondo

Analogamente, il senatore Harry Reid, ex leader della maggioranza al Senato degli Stati Uniti, è stato un forte sostenitore della ricerca sugli UAP, sottolineando spesso l’importanza di prendere seriamente in considerazione gli avvistamenti di UAP.

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Harry Reid

Oppure Christopher Mellon, ex vicesegretario alla Difesa per l’Intelligence e consulente della To The Stars Academy of Arts & Science, il quale ha sostenuto attivamente la necessità di maggiore trasparenza governativa sugli UAP, sottolineando l’importanza di indagare su potenziali materiali di recupero da UAP e la possibilità che il governo stia lavorando per retro-ingegnerizzare la tecnologia di tali oggetti. Mellon ha più volte espresso preoccupazioni riguardo al segreto mantenuto su tali questioni e ha invitato a una maggiore apertura, considerando l’importanza di tali scoperte per la scienza, la tecnologia e la comprensione dell’Universo.

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Christopher Mellon

Una serie di esempi, insomma, che illustrano come le dichiarazioni avanzate da Milburn e Grush non siano isolate, ma fanno parte di un crescente riconoscimento all’interno dei circoli governativi e dell’intelligence dell’importanza degli UAP. Insomma, un’interessante convergenza di dichiarazioni da parte di diversi esponenti di spicco che sottolinea la necessità di un approccio più aperto e sistematico nello studio e divulgazione degli UAP.

Tali fonti con esperienze significative nel campo militare e dell’intelligence, offrono infatti un raro sguardo su episodi celati, avvalorando l’esistenza di una realtà complessa e poco divulgata riguardo agli UFO e alla loro presenza sulla Terra.

Testimonianze molto rilevanti, che avvallano maggiormente la potenziale esistenza di tecnologie e forme di vita sconosciute, sollevando urgenti questioni sulle politiche di segretezza e sulla gestione delle informazioni in ambito governativo.

Sta di fatto che tutte queste affermazioni, affiancate a quelle di Milburn e Grusch si inseriscono in un contesto più ampio di recenti dichiarazioni simili, le quali includono riferimenti a programmi come l’organizzazione “OGA Global Access”, la quale avrebbe finalizzato iniziative segrete volte a indagare e possibilmente sfruttare tecnologie di origine non umana.

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Un organizzazione di cui l’esistenza è supportata da diverse testimonianze altamente credibili e da documenti ufficiali, come quello pubblicato dalla National Archives and Records Administration (NARA) nel dicembre 2016. Questi documenti elencano l’OGA come uno dei 56 uffici della CIA, confermando così la sua esistenza e il suo ruolo all’interno dell’apparato governativo degli Stati Uniti.

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Oppure un organigramma non classificato pubblicato dalla CIA nell’ottobre 2015, il quale elenca l’OGA tra nove uffici nell’ala “Scienza e tecnologia” dell’agenzia.

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Anche il defunto esperto della CIA Jeffrey Richelson inoltre, ha scritto un libro nel 2016 sull’agenzia dove ha riportato che l’OGA è stata fondata nel 2003 e ha citato una descrizione della CIA secondo cui tale ufficio “integra analisi, tecnologia e tecniche commerciali per attaccare gli obiettivi più difficili e fornire servizi a livello mondiale, attuando le proprie capacità di raccolta.”


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Di tale organizzazione se ne parla anche in una biografia di 255 parole dell’ex vicedirettore dell’OGA Doug Wolfe, pubblicata da una conferenza aerospaziale nel 2017, in cui si afferma che Wolfe: “ha contribuito ad avviare l’Ufficio per l’accesso globale” e che “era responsabile della guida e della gestione di programmi strategici di accesso non notificato per fornire informazioni dalle aree più difficili e negate”.

Comunque, anche se queste affermazioni “scioccanti” sembrerebbero provenire da un romanzo di fantascienza, fanno parte di un crescente numero di prove che suggeriscono che il governo degli Stati Uniti, quello britannico, ed altri, potrebbero effettivamente nascondere veicoli avanzati che non sono stati realizzati dall’uomo.

E non a caso, David Grusch, parlando recentemente alla BBC Radio 4, ha indicato che l’occultamento di informazioni sugli UFO coinvolge le nazioni del gruppo Five Eyes, inclusa la Gran Bretagna, suggerendo che questo insabbiamento abbia un ambito internazionale.

Eppure, tutto questo, per gli appassionati e gli esperti del campo, non rappresenta motivo di meraviglia, dato che esistono persino prove documentali ufficiali che ne parlano già dagli anni ‘50. Come questo documento redatto nel 1972 e ottenuto nel 2015 grazie alla declassificazione di 7.700 pagine da parte del governo australiano del quale ho ampiamente discusso in questo articolo.

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GLI UFO SONO ALIENI: AMERICA SBUGIARDATA DA UNO STRAORDINARIO DOCUMENTO DECLASSIFICATO
Mentre l’America mente spudoratamente, continuando a rilasciare mezze verità, e informazioni fasulle e approssimative, allo scopo di creare confusione e suscitare il disinteresse del pubblico, alcuni documenti declassificati dal governo australiano mettono in luce una verità sugli UFO fortemente in contrasto con le dichiarazioni ufficiali trasmesse attraverso il mainstream.

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In tale documento, in effetti, si parla del noto avvenimento del 2 luglio del 1947 presso White Sands, conosciuto come incidente di Roswell, dove appunto si conclude che l’oggetto recuperato aveva provenienze extra planetarie.

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Sta di fatto che le rivelazioni di David Grusch e le successive dichiarazioni di figure come Milburn formano un puzzle che sta assumendo una forma sempre più definita, rivelando l’esistenza di una realtà complessa e multistrato sulla presenza e l’attività ufologica ed extraterrestre. Una trama intricata di informazioni e testimonianze che sottolinea un crescente desiderio di trasparenza e indagini approfondite da parte delle autorità e degli enti di ricerca che sta seguendo un percorso ormai ineluttabile, in cui, nonostante l’esistenza di ovvie resistenze, la richiesta di chiarimenti è diventata ormai una corrente troppo forte per essere ignorata o fermata.

Basti ricordare infatti che, su proposta del senatore Chuck Schumer e firma del presidente americano Joe Biden, è stata approvata lo scorso dicembre una legge in cui si dichiara espressamente la volontà di indagare su “tecnologie di origine ignota e prove biologiche di intelligenze non umane“.

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D’altra parte, l’ufficio del Pentagono incaricato delle indagini sugli UFO, l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), ha recentemente rilasciato un nuovo rapporto in cui è stata negata nuovamente l’esistenza di programmi segreti di recupero di UFO e quindi di retro-ingegneria.

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Il rapporto afferma infatti che non ci sono prove di tecnologie extraterrestri legate agli avvistamenti UAP (Unidentified Aerial Phenomena) e suggerisce che molti dei rapporti non risolti potrebbero essere spiegati come fenomeni naturali o oggetti convenzionali.

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Eppure, bisognerebbe sollevare una seria riflessione sulle modalità con cui sono state tratte determinate conclusioni e sulla natura delle indagini effettuate. Ad esempio, appare curioso che, per verificare l’assenza di tecnologia extraterrestre presso alcune organizzazioni private, sia stato ritenuto sufficiente organizzare un colloquio tra i dirigenti, gli scienziati e i responsabili tecnologici delle aziende interessate insieme al direttore dell’AARO.

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Un processo basato su discussioni e scambi informativi, non può essere adeguato per escludere definitivamente l’esistenza di tecnologie avanzate o di origine non terrestre. Manca, infatti, di un esame fisico diretto, analisi tecniche dettagliate, o un accesso trasparente alle informazioni e ai dati rilevanti che potrebbero confermare o smentire tali affermazioni. L’efficacia di tale metodo di indagine dipende fortemente dalla sincerità e dalla completa divulgazione da parte dei partecipanti, oltre che dalla capacità dell’AARO di porre domande incisive e di seguire eventuali piste che potrebbero emergere dalle conversazioni.

In conclusione, per offrire risposte affidabili e fondate su prove concrete in merito all’eventuale detenzione di tecnologia extraterrestre da parte di enti privati, così come su tutti gli altri aspetti trattati nel rapporto, si dovrebbe rendere indispensabile un approccio investigativo più rigoroso e variegato. Questo dovrebbe estendersi oltre le semplici interviste e discussioni, includendo analisi tecniche dettagliate, esami documentali approfonditi e ispezioni dirette dei luoghi e delle attrezzature in questione. Ma è ovvio che non convenga a nessuno un approccio maggiormente serio e scrupoloso. Ci sono in ballo interessi ben più rilevanti, come abbiamo già visto.

Tuttavia, la conclusione di tale rapporto si trova in netto contrasto con numerose testimonianze e documentazioni che suggeriscono il contrario, evidenziando una strana dissonanza tra le indagini ufficiali e le esperienze riportate da testimoni e ricercatori nel campo.

Sta di fatto che, la nozione che la segretezza su tecnologie avanzate possa conferire vantaggi strategici o supremazia a una nazione non è nuova e si radica profondamente nella storia delle competizioni militari e tecnologiche globali. Il mantenimento del segreto su sviluppi tecnologici critici è una tattica usata spesso per preservare un vantaggio militare, economico o geopolitico. Questa strategia si è vista in numerosi contesti, dalla corsa agli armamenti durante la Guerra Fredda fino agli sviluppi contemporanei nell’intelligenza artificiale e nella cybersecurity.

Nel contesto degli UAP o di altre tecnologie potenzialmente rivoluzionarie, la teoria suggerisce che se un governo o un’entità avesse accesso a tecnologie significativamente avanzate di origine sconosciuta, potrebbe essere incentivato a nascondere tali scoperte per esplorarne le applicazioni senza il rischio di perdere il vantaggio tecnologico verso rivali internazionali. Questo potrebbe includere miglioramenti nella propulsione, materiali avanzati, sistemi di energia, o altre aree che potrebbero trasformare radicalmente il bilanciamento del potere militare o economico a livello globale.

In ogni caso, il dibattito su come bilanciare questi interessi continua, sia all’interno dei governi che tra il pubblico e la comunità scientifica e la questione centrale rimane ancora irrisolta. Ossia, fino a che punto il desiderio di sicurezza e supremazia giustifica la segretezza, e come può essere garantito che tali decisioni siano nel miglior interesse della società nel suo insieme? Tuttavia, è il tempo stesso che presto ci rivelerà quanto è stato nascosto dai governi di tutto il mondo e che ci mostrerà che la realtà extraterrestre è in verità più una questione salvifica che un motivo di potere e denaro. Nel frattempo però, è fondamentale che la società continui ad interrogarsi, ad esigere trasparenza e ad impegnarsi per il bene comune, sia qui sulla Terra che oltre.

Articolo di

Sante Pagano

17 Aprile 2024

Articolo: EX UFFICIALE INTELLIGENCE BRITANNICA, NON SOLO L’AMERICA POSSIEDE NAVI ALIENE

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