Le prime edizioni del Forum e il Club di Roma: il controllo della popolazione
Pubblicato il 22 Ottobre 2022
Pubblicato il 22 Ottobre 2022

Galbraith fu il primo oratore del Forum e la presenza di Kahn attirò un notevole interesse, ma il secondo Forum Economico Mondiale si sarebbe impantanato senza la presenza di grandi nomi e Klaus Schwab sapeva che aveva bisogno di qualcosa per attirare le folle per la terza puntata dell’incontro annuale del suo Forum. Fu così che gli venne in soccorso il Club di Roma, influente think-tank dell’élite scientifica e monetaria, che ricorda il World Economic Forum per molti aspetti, soprattutto per la promozione di un modello di governance globale guidata da un’élite tecnocratica. Quando il Club di Roma pubblicò il rapporto “I limiti della crescita” Klaus Schwab ne fece il fulcro delle sue macchinazioni e del loro fondatore il relatore principale del suo Forum a Davos.

Il Club era stato fondato nel 1968 dall’industriale italiano Aurelio Peccei e dal chimico scozzese Alexander King durante un incontro privato in una residenza di proprietà della famiglia Rockefeller a Bellagio, in Italia. Tra le prime pubblicazioni del Club di Roma troviamo il libro del 1972 intitolato appunto ‘The Limits to Growth’, che si concentra in gran parte sul tema della sovrappopolazione globale, avvertendo che se i modelli di consumo e la crescita della popolazione mondiale avessero continuato agli stessi alti tassi nel tempo, la terra avrebbe raggiunto il limite entro un secolo. ll Club di Roma è stato a lungo controverso per la sua ossessione di ridurre la popolazione mondiale e le sue politiche che i critici descrivevano come influenzate dall’eugenetica e dal neo-malthusianesimo. Nel famigerato libro del 1991 ‘La Prima Rivoluzione Globale’ si afferma che tali politiche avrebbero potuto ottenere il sostegno popolare se le masse fossero state in grado di collegarle a una lotta esistenziale contro un nemico comune. Proprio in questo libro possiamo leggere un passaggio assai rivelatorio che afferma: «Nella ricerca di un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro interazioni, questi fenomeni costituiscono una minaccia comune che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma designando questi pericoli come nemici, cadiamo nella trappola, di cui abbiamo già avvertito i lettori, vale a dire scambiare i sintomi per le cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento dell’uomo nei processi naturali ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico quindi è l’umanità stessa». 

Negli anni successivi le élite del Club di Roma e del World Economic Forum hanno ripetutamente sostenuto che i metodi di controllo della popolazione sono essenziali per la tutela dell’ambiente. Non sorprende quindi che il World Economic Forum utilizzi le questioni climatiche e ambientali come un modo per far accettare, se necessario, politiche altrimenti impopolari, come quella del Grande Reset.

Il ruolo del WEF e di Schwab

Nel 2021 Klaus Schwab ha annunciato che il WEF e i suoi alleati dovranno «ricostruire la fiducia» delle masse, obiettivo che sarà assai difficilmente realizzabile se Schwab continuerà a nascondere la sua storia e i legami di suo padre con l’impresa modello nazional socialista, che era la Escher-Wyss negli anni Trenta e Quaranta. Le persone avranno buone ragioni per diffidare delle motivazioni alla base del suo Grande Reset. 

Si rivela invece come il ruolo di Schwab sia stato, e resti, quello di plasmare le agende globali, regionali e industriali del presente al fine di garantire la continuità di agende più grandi e molto più vecchie, cadute in discredito dopo la seconda guerra mondiale: non solo la tecnologia nucleare, ma anche le politiche di controllo della popolazione influenzate dall’eugenetica.

Nel caso della famiglia Schwab le prove non indicano semplicemente pratiche commerciali scorrette, ma l’abitudine di lavorare con dittatori genocidi motivati da profitto e potere. I nazisti e il regime dell’apartheid sudafricano sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna. Se una delle maggiori sfide nella lista delle priorità per il World Economic Forum è effettivamente la non proliferazione delle armi nucleari, né Klaus Schwab, né suo padre hanno rispettato quegli stessi principi quando erano in affari. È vero il contrario.

Restrizioni alle libertà fondamentali dei cittadini

Non è un caso che il Great Reset preveda un cambiamento della società che si traduce in restrizioni permanenti alle libertà fondamentali dei cittadini e alla loro sorveglianza di massa. Interi settori delle nostre vite devono venire sacrificati per aumentare il monopolio e l’egemonia delle società farmaceutiche, dei giganti high-tech e big data, di Amazon e Google, delle principali catene globali, del settore dei pagamenti digitali, delle biotecnologie e così via. Negli ultimi anni, utilizzando i blocchi e le restrizioni COVID-19, il Great Reset è stato lanciato sotto le spoglie di una “Quarta rivoluzione industriale” in cui le imprese più vecchie devono essere portate al fallimento o assorbite in monopoli, chiudendo così efficacemente enormi sezioni dell’economia pre-COVID.  Le economie vengono “ristrutturate” e molti lavori, in un futuro ormai vicinissimo, verranno svolti da macchine guidate dall’intelligenza artificiale.

La pandemia di Covid-19 è stata utilizzata come conferma che nessuna istituzione o individuo da solo può affrontare le sfide economiche, ambientali, sociali e tecnologiche in un mondo complesso e sempre più interdipendente.

La classe miliardaria che sta spingendo questo programma pensa di poter possedere la natura e tutti gli esseri umani e di poter controllare entrambi attraverso la geoingegneria dell’atmosfera, modificando geneticamente i microbi del suolo e producendo cibo falso bio-sintetizzato in un laboratorio. La massiccia trasformazione tecnocratica guarda agli esseri umani come merci da controllare e monitorare, proprio come i droni tecnologici senza vita e l’intelligenza artificiale promossa come essenziale.

Intrecciati e mascherati all’interno del piano del WEF ci sono molti fattori che hanno un impatto drammatico sulle persone e includono la totale mancanza di privacy, la perdita del controllo per muoversi liberamente e la possibilità di acquistare quel che vogliamo con i nostri soldi. 

Naturalmente tutto questo è tutto per ‘un bene più grande’, ma siamo proprio sicuri che lo sia?

Loredana

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